Samsung che rallenta nella sua corsa da numero uno fra i vendor di telefonini. Google che vuole rilanciare Android nei prodotti di fascia alta per riaffermare il controllo dell’ecosistema legato al suo sistema operativo. Tizen e Ubuntu, le due principali piattaforme open source mobili, che non riescono a decollare. Windows Phone in cerca della sua vera dimensione dopo che la divisione mobile di Nokia è diventata ufficialmente una costola di Microsoft. Il mondo degli smartphone è solo apparentemente un settore consolidato e il susseguirsi continuo di nuovi annunci di prodotto è solo una faccia di questo mondo.

Partiamo da Samsung. É notizia di qualche giorno fa che il capo del design dei device mobili, Chang Dong-hoon, ha rassegnato le dimissioni (sarà sostituito ma continuerà a supervisionare il lavoro del suo successore) per la non entusiasmante accoglienza riservata al Galaxy S5. Sotto accusa c’è la carrozzeria in plastica del nuovo supercellulare, che molti addetti ai lavori si aspettavano impreziosito di una scocca in metallo, così come lo sono quelle dell’iPhone, dell’Htc One M8 e dell’ultimo nato di Huawei, l’Ascend P7. Nella comunità androidiana, e cioè chi vive da vicino (sviluppatore, utente, analista, blogger…) le dinamiche di tutto ciò che ruota intorno al sistema operativo di Google, aleggia una diffusa insoddisfazione per la dotazione estetica dei Galaxy. Samsung comincia quindi a perdere colpi? No, e il previsto lancio a giugno della versione Prime del Galaxy S5, con corpo in alluminio, ci dice che il chaebol coreano è pronto a correre subito ai ripari. Certo l’ultimo trimestre, il primo del 2014, si è chiuso con risultati a luci e ombre: Samsung ha sì venduto molti più smartphone rispetto a dodici mesi fa e molto più di Apple (89 milioni contro poco meno di 44 milioni) ma ha anche visto ridursi di un punto percentuale la propria quota di mercato, scesa secondo Strategy Analytics dal 32 al 31% (è il primo segno meno dal 2009 a questa parte). É però soprattutto alla voce profitti che i conti non tornano del tutto: la divisione mobile, che vale circa due terzi dei ricavi aziendali, ha registrato un profitto operativo pari a 6,43 trilioni di won (circa quattro miliardi e mezzo di euro), cifra in calo dell’1,2% rispetto ai 6,51 trilioni di un anno fa. Che il Galaxy S4 abbia da tempo rallentato la propria corsa (in fatto di vendite) in modo significativo è noto; senza mai dare stime precise, per contro, Samsung ha più volte ribadito di attende risultati “nettamente migliori” con il Galaxy S5, di cui in aprile è stato subito ridotto il prezzo di listino in Corea del Sud (ed anche questa è una primizia per un telefono di punta).

Il punto focale della questione è quindi il seguente: Samsung sta cercando in tutti i modi la via maestra per riportare in alto le marginalità garantite dal business dei telefoni e deve concretamente rispondere a un mercato che le chiede prodotti in linea (anzi più avanzati e innovativi) con quelli della concorrenza. Ci riuscirà? Vedremo. Al varco sono intanto attese novità complementari al portafoglio Android della casa coreana, a cominciare dal primo smartphone con a bordo Tizen, la piattaforma basata su Linux e Html5 nata dalle ceneri dei progetti LiMo e MeeGo. Samsung dovrebbe togliere i veli ai suoi primi telefonini veramente open source (Tizen è per il momento utilizzato solo sugli smartwatch Gear 2) prima dell’estate, puntando sia alla fascia alta che alla fascia media del mercato. É il primo passo verso l’allontanamento dal software di Google? No. La società ha già confermato che i prodotti Tizen saranno lanciati in pochi selezionati mercati e che una quota del 15% sul totale del venduto smartphone di Samsung sarebbe più che un successo. Android, in altre parole, è la prima scelta di piattaforma del primo produttre di cellulari al mondo e l’accordo decennale di cross-licensing  firmato con Google a gennaio suggella e certifica questa linea di strategia. Tizen, come del resto Windows Phone (in rampa di lancio c’è un nuovo esemplare di telefonino, l’Ativ Core, che sfrutterà la versione 8.1 del sistema mobile di Microsoft), sono per il gigante asiatico alternative di contorno.

Google e il progetto “Silver”

Uno sforzo maggiore per stimolare lo sviluppo di apparecchi Android di fascia alta e riprendere in mano il controllo dell’ecosistema Android. Questo il senso delle voci che vedono il gigante di Mountain View pronto ad abbandonare la famiglia Nexus (smartphone e tablet) per dedicare risorse a un programma, denominato “Silver”, nell’ambito del quale incentivare finanziariamente (con un piano di marketing da un miliardo di dollari a sostegno) produttori e carrier mobili, per produrre e vendere dispositivi top di gamma strettamente aderenti alle specifiche di Google. Di fatto un’estensione di un programma già in essere, “Play Edition”, che chiama Samsung, Lg, Htc, Sony e via dicendo a portare sul mercato telefonini privi di personalizzazione a livello di interfaccia e funzionalità ma pur sempre varianti di modelli di punta già esistenti. Ed è qui il (possibile) punto di rottura. Come, questa la domanda, i vendor accetteranno e adotteranno le linee guida di Silver, che imporrebbe loro di sviluppare un device ad hoc per la piattaforma Android?

Google, è noto, vuole ridurre ai minimi termini la frammentazione tra i dispositivi di fascia alta e, limitando le possibilità di differenziazione a livello software dei modelli premium, farebbe un grande passo in avanti sul fronte della standardizzazione. Il problema è che i produttori, Samsung in testa, hanno molto investito per personalizzare a proprio uso e consumo Android per dotare di caratteristifche uniche i rispettivi smarpthone. Certo il supporto finanziario che può mettere in campo BigG non è trascurabile, soprattutto per chi (come Htc) non vive un momento facile sotto il profilo dei risultati di bilancio. Ci sarà una selezione dei produttori, rispetto alla mossa che avrebbe in serbo Google? Può anche darsi. Samsung, Lg (pronta a lanciare il G3 a fine maggio), Hauwei e Lenovo (di cui si attende in autunno il primo smartphone frutto dell’acquisizione di Motorola Mobility) sembrano destinate, anche nell’immediato futuro, a giocare da fedeli partner della compagnia americana e del suo robottino verde. Queste quattro aziende, con Apple, siedono del resto ai primi cinque posti del ranking mondiale in campo smartphone e spiegano perché Android veleggia con una quota di mercato nell’ordine dell’80% (e del 67% nei tablet).

La scommessa di Tizen e Ubuntu

A febbraio, in occasione del Mobile World Congressi di Barcellona, Tizen brindava all’ingresso nell’Associazione che sostiene la piattaforma di 15 nuovi sostenitori, tra cui Sprint, SoftBank Mobile e Zte. Nomi importanti che andavano a far compagnia ad altri di peso come Ntt Docomo, Orange e Samsung. E a rafforzare l’idea che di sistemi operativi alternativi ad Android e iOs ce ne fosse realmente bisogno, soprattutto nell’ottica degli sviluppatori, in cerca di canali alternativi per distribuire le loro applicazioni. Tizen e Ubuntu sono in fase di roll out da tempo, ma di smartphone con questi software open source a bordo, sebbene più volte preannunciati, se ne sono finora visti pochini. Anzi nessuno. L’hardware latita ma a quanto sembra molti sviluppatori stanno lavorando per entrambe le piattaforme. Mark Shuttleworth, il Ceo di Canonical, la società che sta dietro a Ubuntu, ha più volte espresso fiducia circa la crescita dell’ecosistema di app legate al sistema operativo, citando testimonial eccellenti come Evernote. Se torniamo a Samsung, ci sono applicazioni che non trovano posto sui terminali di punta (i Galaxy) e sarebbero perfette per un dispositivo basato su un’altra piattaforma, Tizen per l’appunto. La storia però insegna, e l’esempio chiama in causa Windows Phone, che senza un carnet qualitativamente e quantitativamente rilevante di app non si va lontano. Siamo quindi alle prese con una sorta di paradosso: gli sviluppatori stanno costruendo applicazioni per piattaforme che non sono ancora disponibili in commercio sottoforma di terminali mentre il successo delle stesse piattaforme dipenderà (almeno in parte) dal numero e dal nome di applicazioni disponibili. A vantaggio dei sistemi open source c’è perlomeno un aspetto, quello che vede le applicazioni ad essi dedicate essere riutilizzabili su altri software mobili. Una singola app per Ubuntu, per esempio, può girare indifferentemente su telefono, tablet o pc.

 

Ma gli sviluppatori nutrono davvero grandi speranze per Tizen e Ubuntu, soprattutto in chiave business? La risposta abbraccia molteplici variabili. C’è la componente puramente tecnologica, alimentata dal fatto che i developer amano fare sempre un passo avanti e dalla versatilità delle piattaforme open source, che da desktop e cloud possono migrare facilmente anche su mobile. Quanto però può durare l’apprezzamento per un sistema operativo alternativo che non garantisce visibilità a livello di distribuzione? C’è, in tal senso, la realtà di un mercato che vive di “sante alleanze” (con Google a fare da gran cerimoniere) e che sembra riservare ai prodotti outsider solo minimi spazi vitali. L’epilogo dei BlackBerry, scesi ormai a una quota di mercato risibile negli smartphone nonostante una piattaforma e un ecosistema di una certa rilevanza, dice che scalfire il duopolio Android/iOs è impresa impossibile o quasi. E ne sa qualcosa Microsoft, che le sta tentando tutte per far decollare Windows Phone e la galassia delle sue soluzioni cloud. Acquisita la divisione mobile di Nokia e i marchi Lumia e Asha, il colosso di Redmond ha deciso di offrire a costo zero la licenza del suo software ai produttori partner che svilupperanno smartphone con Windows e con a bordo (gratuitamente per unanno) i servizi della suite Office 365

Credit della foto http://the-unpopular-opinions.tumblr.com/post/83102347819/i-think-android-is-a-way-better-phone-operating