La moda delle “flash sales” via internet, le vendite lampo, sta investendo tutti i campi del made in Italy, mentre un tempo riguardava solo l’abbigliamento. «Sempre più marchi, anche piccoli, ricorrono a questo strumento di vendita, su web e- in crescente misura- su cellulare», dice Riccardo Mangiaracina, esperto di e-commerce per gli Osservatori Ict del Politecnico di Milano. «Il mercato delle flash sales ha fatturato infatti 350 milioni di euro nel 2013, secondo nostre stime, con una crescita del 20 per cento sul 2012. Vale a dire circa il 30 per cento dell’e-commerce dell’abbigliamento», continua.

Flash sales significa che un prodotto viene messo in vendita per due-tre giorni, con sconti del 40-70 per cento, per i clienti iscritti a un particolare sito. «Visto che è una vendita da “cogli l’attimo”, è molto adatta all’accesso via smartphone. Il valore degli acquisti mobile equivale quindi ad alcune decine di punti percentuale, sul totale delle flash sales. In estate, quando la gente è in vacanza e lontana dai computer, si arriva addirittura a punte del 50 per cento», aggiunge Mangiaracina.

Ci sono due tipologie di flash sales. I grandi marchi le utilizzano per svuotare i magazzini dall’invenduto, tipicamente i vestiti di fine stagione. I piccoli e meno noti, invece, se ne servono sia per vendere i propri prodotti sia per aumentare la visibilità del marchio. Quindi come strumento pubblicitario.

I luoghi principali delle flash sales sono Privalia, Vente Privee, Saldi Privati, Buy Vip (comprato da Amazon): portali che ospitano prodotti di diversi marchi, di varie categorie merceologiche; ma «un fenomeno recente sono i portali focalizzati su categorie specifiche. C’è stato un boom di quelli per il vino», dice Mangiaracina. Per esempio, i portali Tannico, Svinando, Wineowine, Avinado (nato quest’anno), dietro cui ci sono altrettante startup.

Un’altra categoria che si è avvicinata alle flash sales è il design italiano (arredamento, bigiotteria…), di marchi noti o emergenti. Mettono i propri prodotti su portali come Dalani o Lovethesign. Si possono trovare anche le creazioni di piccoli artigiani locali o di designer che sperano in questo modo di farsi un nome. Lovethesign è anche una startup italiana che ha ricevuto 1 milione di euro da United Ventures, l’anno scorso: conta 6 mila prodotti a catalogo, da 250 brand, e ha cominciato a vendere non solo in Italia ma anche in molti Paesi europei.

I portali delle flash sales sono insomma gestiti da aziende internet che sempre più spesso si fanno da ponte tra il pubblico e i prodotti del made in Italy, per la loro valorizzazione online; sul web e in mobilità. Per questo motivo non sono mere vetrine, ma sono un canale che filtra che cosa presentare agli utenti. Tutti i portali affermano di selezionare marchi e prodotti, a volte respingendo le candidature delle aziende che vorrebbero essere ospitate. Sono così un’opportunità soprattutto per marchi e artigiani (o artisti) meno noti, che a fatica riuscirebbero ad attirare abbastanza utenti sui propri siti o che magari non hanno le competenze né le economie di scala sufficienti per gestire l’e-commerce web e mobile (vari aspetti tecnici, sicurezza delle transazioni, logistica delle spedizioni).

Sono gli stessi motivi che spingono alcuni commercianti a entrare in Amazon. Le caratteristiche dei portali flash sales- selezione mirata dei prodotti e un sistema di vendite a tempo- potrebbero però essere più congeniali per valorizzare l’offerta del made in Italy.