All’ “Alighieri-Tanzi” di Mola di Bari, piccolo centro del barese, “Programma il futuro” è parso subito un’opportunità da cogliere in un’ottica di riflessione/sperimentazione didattica e pedagogica continua, aspetto irrinunciabile della professione docente. La sua vocazione all’expertise e il suo approccio computazionale costituiscono un tentativo di rispondere allo Zeitgeist contemporaneo, in un interessante bilanciamento di aspetti formali dell’apprendimento con quelli informali del coinvolgimento attraverso il gioco.

Accettando volentieri questa nuova sfida –    docente di lettere con una prima laurea in Filologia classica, forse un po’ atipica per lo stereotipo tradizionale- ho deciso di attuare il progetto in via sperimentale con i ragazzi di seconda media, una classe eterogenea per livelli di apprendimento e contesti d’appartenenza.

Sin dal primo accesso in piattaforma, i ragazzi della II AT hanno colto la piccola rivoluzione copernicana insita nello spirito del progetto ministeriale: rovesciare la prospettiva della fruizione passiva di un device, mettendo in campo le loro conoscenze dichiarative procedurali, in un contesto di apprendimento situato, per risolvere problemi concreti a difficoltà crescente. Non un mero corso di programmazione, ma un’attività per imparare a pensare, organizzare, strutturare il pensiero critico. Si tratta del rovesciamento del paradigma dell’autoistruzione di Skinner: non macchine per insegnare con il metodo per tentativi ed errori, ma un ambiente user friendly per imparare ad operare scelte e attribuire priorità.

Alla piacevole sorpresa di poter (finalmente !) disporre del computer e del tablet per svolgere attività ludiche apparentemente simili a quelle svolte nel tempo libero, è subentrato il pieno coinvolgimento nel portare a termine i singoli task, con l’incentivo di poter continuamente verificare i propri progressi, ricevere un punteggio, comprendere i propri errori con feedback documentati e, soprattutto, con la consapevolezza di poter optare tra più percorsi e soluzioni, senza l’ansia di sbagliare.

L’aspetto edonico di questo tipo di attività è andato oltre il gradimento e la ripetizione dell’esperienza: proprio nei momenti di criticità del gioco – dove la soluzione del compito non era immediatamente comprensibile – gli studenti hanno dimostrato un interessante grado di apertura relazionale e responsività verso gli altri, offrendosi, ad esempio, come tutor ai compagni in difficoltà, suggerendo strategie, presentando alternative, condividendo dubbi e perplessità, in quel clima di complicità e divertimento caratteristico del gioco di gruppo.

I ragazzi della 2a AT della scuola media di Mola di Bari
I ragazzi della 2a AT della scuola media di Mola di Bari

In secondo momento, in accordo con la Dirigente, Cinzia Brunelli – sempre molto aperta e sensibile ai temi dell’innovazione e dell’inclusione – abbiamo deciso di sperimentare il laboratorio di coding anche nella tradizionale giornata di accoglienza rivolta agli alunni delle V classi della primaria del II circolo didattico della città, che l’anno venturo frequenteranno il nostro istituto. Sorrisi divertiti, confronto, motivazione, comportamenti prosociali: ancora una volta, per gli alunni– coadiuvati da quattro compagni tutor della II AT – un’esperienza altamente coinvolgente e gratificante. L’espressione di incredula soddisfazione di bambini tradizionalmente definiti con difficoltà di apprendimento (Bes, Dsa…), che percepivano di stare al passo con gli altri, di superare e gli ostacoli nella soluzione dei problemi e che si proponevano per presentare la loro strategia di risoluzione del compito, ha dato sostanza a quel costrutto fondamentale in psicologia dell’apprendimento che Bandura chiama autoefficacia.

L’aspetto ludico e la componente emotiva, è noto, costituiscono una importantissima risorsa per il coinvolgimento di una fascia di età critica, quale quella dei preadolescenti, tanto più in una realtà socio-economica complessa come quella in cui opera la nostra scuola – unica scuola media di una cittadina di circa 27000 abitanti, impegnata da anni nella lotta alla dispersione scolastica e nella promozione dell’inclusione – dove non sempre gli studenti possono disporre a casa di un dispositivo connesso alla rete.
Simili proposte didattico-educative, potrebbero a giusto titolo inserirsi nel novero di quelle <<attività inclusive che spingano gli studenti a diventare una comunità» di cui ha parlato Angela D’Onghia, il Sottosegretario con delega alla dispersione scolastica – che peraltro conosce bene il nostro territorio, essendo pugliese – a contrasto del fenomeno del dropout, offendo ai ragazzi in difficoltà opportunità di approfondimento e relazione inedite, valorizzando, nel contempo, le eccellenze.

Testo di Anna Consiglio, insegnante della Scuola secondaria di I grado “Alighieri-Tanzi” di Mola di Bari

 

 

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La settimana dall’8 al 14 dicembre è la settimana mondiale dell’Ora del Codice. Tutte le classi possono partecipare, iscrivendosi al sito.

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In Italia la settimana coincide con il lancio ufficiale del piano triennale Programma il futuro, nato per iniziativa del Ministero dell’Istruzione e del Cini, per l’introduzione del coding, la programmazione informatica, nella scuola sotto forma di gioco. Le esperienze sono raccontate su  Facebook.

Nòva24 vuole offrire agli insegnanti uno spazio di condivisione delle esperienze di coding sia per l’Ora del Codice che per il piano Programma il futuro.

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