La legge di Moore è uno dei modi in cui il Techium di parla. Secondo l’autore di questa affermazione (Kevin Kelly) lo sviluppo della tecnologia ha una sua logica e, come avviene in natura, genera varietà, diversità e trasformazione La concezione per cui la legge di Moore sarebbe simile a una legge naturale ha a lungo eccitato l’industria dell’elettronica ed è certamente uno dei miti originari della singolarità di Ray Kurzweil che, proiettando la Legge di Moore a metà secolo, sostiene che la capacità di calcolo supererà quella di tutti i cervelli umani di tutto il mondo. Oggi sappiamo che la legge secondo cui “la capacità di elaborazione dei chip raddoppia ogni 18 mesi a parità di costo” non è una legge di natura, come quelle della termodinamica. Anzi, come ha confessato uno dei padri del chip Federico Faggin al Sole 24 Ore più che una legge fisica è un’osservazione empirica.  Il finlandese  Ilkka Tuomi che l’ha studiata per bene l’ha definita un esempio di come vengono fabbricati i miti nella società moderna. Un corollario degli studi di Tuomi è che l’industria dei semiconduttori ha beneficiato moltissimo dalla retorica intorno alla legge di Moore, e, in qualche modo oltre che descrivere ha dettato il ritmo dei crescita dei chip. Ritmo che inevitabilmente per le leggi fisiche ha rallentato. L’andamento esponenziale è reale, ma il suo ritmo non è regolare. Quello che cont è che  la capacità di elaborazione dei computer oggi è tornata a essere una componente delle tecnologie digitali che ci circondano. Le architetture hanno prevalso sulla densità dei materiali. Le magnifiche sorti e progressive dei chip si sono scontrate con le leggi di mercato. Vale a dire la crisi e l’esplosione di computing nei device.  E la crescita esponenziale? Resta un elemento fondamentale perché ha contribuito alla nascita dell’economia digitale  ma,  almeno in questa fase, non è più protagonista.