A casa o nella camera di albergo, il braccialetto che vibra e si illumina promette di aiutare ovunque persone sorde o ipoudenti. Si prepara in questi giorni ai test con gli utenti IntendiMe, startup nata poco più di un anno e mezzo fa al Contamination Lab Sardegna. Il cuore dell’innovazione è un rilevatore universale di suoni, una placchetta che si applica su campanelli, citofoni, allarmi antincendio, sveglia, timer di elettrodomestici, la porta di casa. Il rilevatore manda il segnala al braccialetto che a quel punto vibra e il display si illumina.

Ogni placchetta può essere nominata dal proprio smartphone o tablet tramite una mobile App, per poter così identificare la fonte sonora riconosciuta. “Dopo i test inizieremo un round di finanziamento per lo sviluppo e la commercializzazione con l’intenzione di lanciare il prodotto entro la fine dell’anno. Il target non sono solo le persone sorde ma potenzialmente anche una parte della popolazione anziana” spiega Alessandra Farris, ceo e co-founder della startup assieme ad altre quattro persone (Giorgia Ambu, Antonio Pinese,  Riccardo Arciulo,  Leonardo Buffetti).

Sul mercato ci sono già rilevatori sonori ma hanno numerosi limiti: sono diversi per ogni fonte sonora, sono costosi (una dotazione minima si stima sui 2mila euro) e devono essere smontati se li si vuole portare in un’altra abitazione. Oppure ci sono app mobile, con il limite della dipendenza dalla batteria del cellulare, oltre che la copertura limitata in termini di distanza. IntendiMe intende superare questi vincoli: le placchette possono rilevare qualsiasi suono, il sistema può essere trasportato facilmente e il sistema di notifica rende il prodotto attivo sempre.

Il sistema messo a punto è tutelato dal brevetto e la startup ha fatto richiesta di iscrizione al Registro delle startup innovative.