Siamo già entrati nella fase in cui il futuro standard mobile 5G deve sgomitare per attirare l’attenzione del pubblico e della politica. Probabilmente il 5G vedrà la luce dopo il 2020, ma è cominciata la fase di lavoro istituzionale per prepararne l’arrivo: Huawei infatti dedicherà molto spazio, durante il prossimo Mobile World Congress, a quella che chiama “la roadmap verso il 5G”. «È già cominciato il lavoro di ricerca sulle nuove tecnologie mobili definibili “5G”, ma non basta: adesso i protagonisti del mercato devono anche farsi sentire dalla politica perché alla futura banda larga mobile vadano tutte le frequenze necessarie per questo sviluppo», racconta a Nova24 Renato Lombardi, a capo del centro di ricerca e sviluppo di Huawei a Segrate (Milano). È proprio questo il centro che a livello internazionale si occupa, per Huawei, di studiare lo spettro radio da utilizzare per il 5G.

«E serviranno tantissime frequenze- ben 4-5 GHz- per supportare il 5G. Mentre finora, tutto sommato, i Governi hanno dato spettro con il contagocce alle reti mobili», aggiunge. Solo in questo modo, il 5G potrà raggiungere le velocità che promette: 10 Gigabit al secondo. Ne basterà uno solo per scaricare un film ad alta definizione.

Uno dei motivi alla base di questo grande salto di qualità è il tipo di frequenze utilizzate.

Il 5G sfrutterà anche quelle tra i 20 e gli 80 GHz, molto più alte delle bande finora destinate al mobile. L’idea è che bisogna salire in alto nello spettro radio per trovare il nuovo petrolio con cui alimentare la banda larga mobile.

«Stiamo lavorando su questo nuovo spettro: su antenne in grado di concentrare l’energia irradiata verso il cellulare e azzerare le interferenze», dice Lombardi. A patto di avercele, a disposizione, queste nuove frequenze. «Quelle per il 5G verranno definite non prima della World Radiocommunication Conference (Wrc) Itu del 2019», dice Lombardi. Ma bisogna già lavorare a questo obiettivo, tanto che «già la Wrc di novembre 2015 dovrebbe indicare una prima lista di frequenze candidate».

Che il mobile avrà presto fame di frequenze lo dicono tanti indizi. Tra le ultime notizie: questa settimana Huawei ha lanciato la prima antenna in grado di sfruttare anche la banda L (intorno ai 1500 Mhz) insieme alle altre frequenze del 2G/3G/4G. L’Italia ha avviato solo da quest’anno le procedure per assegnare- con un’asta- la banda L alla banda larga mobile.

Nokia Networks invece ha annunciato che presenterà al Mobile World Congress la prima small cell con tecnologia Licensed assisted access (Laa), la quale consente all’Lte (4G) di sfruttare le frequenze 5 GHz, finora adoperate solo dal Wi-Fi. Lo standard Laa arriverà verso metà 2016. Come sempre, i vendor di tecnologia lavorano a i prodotti prima che gli standard siano compiuti e questi ultimi, a loro volta, arrivano prima che la politica riesca a liberare loro spazio nello spettro radio (togliendolo ad applicazioni più vecchie e meno innovative).

Il boom dell’internet mobile tra gli utenti e la loro voglia di contenuti video “pesanti” non sono sufficienti a spiegare tutta questa fame di frequenze. «A mettere il carico da novanta sullo spettro radio saranno i robot», dice Lombardi. Ossia, «proprio il 5G dovrebbe segnare il definitivo passaggio dall’era dominata da connessioni tra persone a quella delle connessioni tra macchine».

Il 5G supererà alcuni limiti dell’attuale generazione (Lte), a questo riguardo, e quindi abiliterà nuove applicazioni industriali “machine to machine”. Per esempio, Huawei prevede che il 5G ridurrà la latenza a meno di un secondo, rispetto ai 50 millisecondi del 4G (la fibra ottica nelle case ora arriva a meno di 5 millisecondi). Un’auto che viaggia a 120 chilometri all’ora potrà quindi ricevere una connessione ogni tre centimetri percorsi, grazie alla latenza del 5G. Con il 4G,  solo dopo ogni metro. Connessioni così frequenti potranno rivelarsi necessarie per applicazioni evolute, come la guida autonoma (senza autista). È difficile prevedere adesso quali utilizzi- umani e non- avranno bisogno del 5G. Ma la ricerca e lo sviluppo tecnologico è già partito. E ora vuole essere ascoltato dai decisori politici, anche sfruttando il palco del Mobile World Congress.