Potrebbe essere definita una vera e propria “rivolta” quella che si sta consumando all’interno del quartier generale del CENTCOM, meglio conosciuto come United States Central Command. La notizia, dei primi di settembre, è di quelle che non ci si sarebbe mai aspettato di leggere: ben 50 intelligence analyst della DIA (Defense Intelligence Agency), incaricati di condurre delle valutazioni sull’efficacia delle attività militari condotte dagli USA contro l’ISIS (in particolare su quelle condotte contro le fazioni di al Qaeda operanti in Siria), hanno innescato una protesta che ha quasi il sapore di una ribellione: gli analisti sostengono che i loro rapporti sarebbero stati alterati da alti funzionari del CENTCOM per esaltare i risultati conseguiti dai militari nella guerra contro lo Stato Islamico, cercando altresì di minimizzare le vittorie conseguite dalle milizie dell’ISIS.

La denuncia degli analisti, che è stata definita come una vera e propria mass uprising, ha prodotto l’immediata reazione dell’ispettorato generale del Pentagono, che ha aperto un’inchiesta interna sulle presunte manipolazione dei rapporti. Un alto funzionario del Dipartimento della Difesa avrebbe affermato che “Il cancro è all’interno del livello più alto dell’intelligence”. Va evidenziato che già nel luglio scorso, due analisti senior del CENTCOM avevano firmato una denuncia scritta indirizzata all’ispettorato generale del Dipartimento della Difesa in cui sostenenvano che i rapporti di intelligence, alcuni dei quali indirizzati direttamente al Presidente Obama, descrivevano i gruppi terroristici dell’ISIS molto più deboli di quanto in realtà essi fossero.

Questi rapporti sarebbero stati poi modificati da alti gradi del CENTCOM per fornire un’immagine della situazione della lotta allo Stato Islamico adeguata alla linea pubblica dell’amministrazione Obama. In altri termini il messaggio era di rassicurare l’opinione pubblica sui successi conseguiti e sull’adeguatezza delle misure messe adottate per constrastare in particolare le milizie di al-Nusra, fazione di al-Qaeda operante in Siria.  Questo è quanto hanno riferito, in forma anonima, 11 dei 50 analisti di intelligence al quotidiano The Daily Beast in un articolo pubblicato il 9 settembre scorso, in cui sostengono di poter fornire prove documentali inconfutabili. Gli analisti sostengono di essere pagati per dare valutazioni oneste basate su fatti reali, senza che essi possano essere influenzati dalla politica nazionale. In funzione di ciò, confermano che le relazioni redatte da un alto numero di persone incaricate di seguire gli sviluppi dei gruppi terroristici, siano state abilmente manipolate per adattarsi ad una “narrazione pubblica”. D’altronde episodi analoghi non sono certo inusuali negli ambienti dell’intelligence statunitense. Basti citare la famosa questione, nel lontano 2003, delle presunte e mai trovate armi di distruzione di massa in possesso di Saddam Hussein.

Le accuse maggiori, per quanto concerne le pressioni esercitate sugli analisti, sono state rivolte al direttore della divisione intelligence del CENTCOM (CENTCOM-J2) il Maggior Generale Steve Grove, in carica dal 2013, descritto come il “…principale responsabile dei problemi dell’intelligence del CENTCOM”. Ma accuse non meno pesanti sono state rivolte anche al suo diretto superiore, il comandante in capo dal 2013 del CENTCOM, il Generale a quattro stelle Lloyd Austin, descritto dai media come “…un animale politico desideroso di ingraziarsi la Casa Bianca”. Secondo gli undici anonimi informatori, l’ambiente di lavoro al CENTCOM sarebbe di stampo stalinista, e sembra che i pochi tentativi di protesta di alcuni sparuti coraggiosi che avevano sollevato la questione della manipolazione dei rapporti, siano stati liquidati con un invito al prepensionamento o addirittura con minacce di licenziamento.

Critiche sulla gestione del CENTCOM sono giunte anche da James Clapper, direttore della National Intelligence (Director of National Intelligence- DNI), consigliere della Casa Bianca sulle questioni di intelligence e sicurezza nazionale. Tuttavia, secondo il colonnello Patrick Ryder, un portavoce del CENTCOM, per le diverse le agenzie di intelligence che producono rapporti periodici dettagliati sullo stato di avanzamento della lotta all’ISIS (DIA e CIA in primis), “…era consuetudine scambiarsi suggerimenti sulla compilazione delle bozze dei rapporti” confermando però “…che ogni agenzia aveva l’ultima parola sull’opportunità o meno di includere i suggerimenti”.

A fronte di questa dichiarazione, la CIA è intervenuta immediatamente, affidandosi a un suo ex Direttore, Michael Morell, a capo dell’agenzia fino al 2103, sicuramente per togliere da un possibile imbarazzo l’attuale John Brennan, fidatissimo e potentissimo consigliere del Presidente Obama. Definito come “l’uomo dei droni”, Brennan è il più grande sostenitore della “chirurgia dell’antiterrorismo” secondo la quale è possibile distruggere le forze jihadiste con l’ausilio della tecnologia avanzata. I suoi droni hanno distrutto tra i 1.500 e i 2.500 obiettivi, ma le forze dell’ISIS sembrano godere ancora di buona salute. Michael Morell, durante un’intervista rilasciata a CBS This Morning, ha affermato: “Uno dei principi centrali, uno degli aspetti chiave del processo decisionale negli Stati Uniti è che gli analisti di intelligence devono arrivare a dire quello che pensano, senza alcuna interferenza, senza che nessuno possa cambiarla, quindi questa è una faccenda molto seria. Se corrisponde a verità il fatto che qualcuno abbia modificato le loro analisi, penso che qualcuno abbia bisogno di perdere il posto di lavoro”.

Va ricordato che nell’ultimo decennio il Pentagono ha trasferito un numero enorme di analisti dal quartier generale della DIA di Washington ai comandi militari di mezzo mondo per consentire un migliore coordinamento tra le unità di intelligence e quelle militari. Di conseguenza è aumentato il controllo dei militari sugli analisti e questo deve certamente aver creato non pochi problemi di gestione del potere e influenza sulla Casa Bianca da parte delle altre agenzie di intelligence nazionali. Prima tra tutte la CIA, da sempre in competizione con le strutture informative delle forze armate, e attualmente molto ostacolata dalle stesse per le sue velleità di struttura “paramilitare”, essendo particolarmente impegnata nelle operazioni che prevedono l’impiego massiccio di droni. L’attuale scenario dell’intelligence americana sembra quindi presentarsi particolarmente intriso di dissapori, divergenze insanabili, malumori trasversali e non rare forme di protagonismo individuale e strutturale, elementi che non possono che produrre inefficienze, risultati scadenti e nella peggiore delle ipotesi, perfino vittime sul campo.

A maggio scorso, durante un’intervista sugli sviluppi della lotta all’ISIS, il Presidente Obama ha affermato:”No, non credo che stiamo perdendo”. Di sicuro non sta vincendo.