Una delle esperienze più sconvolgenti è posizionarsi proprio sopra il lago Aral, nella zona caucasica e far scorrere il cursore: in trent’anni lo specchio d’acqua si è ridotto almeno di un terzo, forse anche di un quarto. Se poi ci si mette sulla propria città, si può vedere come si è evoluta dal 1984, quante zone verdi sono state coperte da costruzioni in questo periodo. Poi se si zooma su qualche zona alpina oppure si va in zone coperte da ghiacciai si ha in pochi secondi una sensazione di oppressione nel vedere le aree bianche restringersi a volte in maniera drammatica.

Oggi rendersi conto di come il riscaldamento globale e l’attività umana stanno cambiando la geografia fisica della Terra è molto semplice. Seduti comodamente nel salotto di casa ci si può rendere conto che difficilmente si può essere d’accordo con Trump quando  snobba il climate change come una cospirazione della Cina. Lo strumento è semplice: Google Earth con il suo servizio Timelapse. Basta connettersi e, esattamente con la stessa facilità di Google Earth, ci si posiziona dove si vuole in tutto il globo: appena arrivati parte lo scorrimento veloce della trasformazione del luogo. Timelapse non è nuovo: è stato rilasciato da Google tre anni fa, ma i dati e le informazioni sono state appena aggiornate. La nuova versione copre sempre il periodo a partire dal 1984, ma fornisce molti più dettagli sulla trasformazione grazie all’aumento dei satelliti che ci forniscono immagini e dati in abbondanza.

Ci si può così render conto con pochi clic di come l’Etiopia abbia vissuto una massiccia deforestazione di fronte all’agricoltura che ha conquistato nuovi territori o come le coste del Maryland abbiano visto un netto arretramento a causa dell’innalzamento del livello delle acque. Per quanto riguarda lo scioglimento dei ghiacciai c’è solo l’imbarazzo della scelta. Google fornisce una serie di esempi già pronti.

Più complesso invece osservare lo scioglimento dei ghiacci perenni, che si può comprendere nelle aree più di confine, dove il verde sta conquistando spazio al bianco dei ghiacci. Ma qui è la cronaca che può drammaticamente venire in soccorso. Un grosso ghiacciaio dell’Antartide, il Pine Island, si sta spaccando dall’interno, testimoniando che il riscaldamento delle acque oceaniche sta indebolendo il ghiaccio ai bordi del continente, modificando gli equilibri fisici dell’intero pack. La notizia è riportata dalla rivista Geographysical Research Letters, ma anche la Nasa denuncia la novità mostrando l’ampiezza dello squarcio nella superficie ghiacciata. “E’ ormai accettato a livello accademico che lo scioglimento dello strato ghiacciato dell’Antartico occidentale non è più questione di se, ma di quando”, ha affermato Ian Howat dell’Ohio State University che ha guidato lo studio. Alcuni studi ritengono che lo strato occidentale possa collassare nell’arco dei prossimi cento anni.

Questo è il dato di fatto del climate change, che testimonia che il cambiamento climatico è un fenomeno innegabile. E poi ci sono le conseguenze, ancora tutte da scoprire. Una ricerca della Yale University ha aggiunto un altro tassello di un processo perverso che si autoalimenta. Il riscaldamento globale ha l’effetto di aumentare i volumi di anidride carbonica immessi nell’atmosfera, il che provoca ulteriore riscaldamento della Terra. Lo studio, pubblicato su Nature, stima che un aumento di un grado centigrado possa provocare il rilascio di 55 miliardi di tonnellate aggiuntivi di CO2 entro il 2050: il riscaldamento provocherebbe infatti un aumento degli organismi viventi nel suolo, che produrrebbero più anidride carbonica. Sempre che il processo non venga invertito.