L’Italia chiude il 2014 al 25esimo posto dell’indice Global Open data, relativo alla disponibilità e all’accessibilità di informazioni di interesse pubblico in dieci aree strategiche, tra cui spesa pubblica, livello di emissioni inquinanti, orari dei trasporti pubblici e risultati elettorali. L’indice pubblicato da Open Knowledge – network internazionale non- profit che raccoglie appassionati e studiosi della trasparenza delle informazioni – vede al primo posto il Regno Unito con il 97% di dati accessibili e aperti, seguito da Danimarca (83%) e Francia (80%). In un mondo in cui l’insieme di informazioni pubbliche disponibili crescono rapidamente, il livello di apertura non cresce di pari passo. Se i dataset complessivi tracciati su scala globale crescono di due terzi a quota 970, quelli aperti si fermano a 106, per una percentuale che scende dal 15% del 2013 all’11% di quest’anno.

Il calo di cinque posizioni dell’Italia nella classifica globale, con il 55% di apertura, è in parte dovuto a una maggiore severità applicata dai revisori italiani. Maurizio Napolitano, ambasciatore del network Open Knowledge in Italia, racconta come la valutazione parzialmente negativa sia attribuibile a diversi insiemi di dati sì disponibili, ma non aggiornati nell’ultimo anno. In questo senso va interpretato il calo da 90% a 15% del settore mappe geografiche, dove le buone pratiche di condivisione su scala locale e regionale si scontrano con la poca apertura degli enti centrali. Il progresso registrato quest’anno, nota Napolitano, si è rivelato poca cosa rispetto agli entusiasmi degli ultimi anni.

L’impegno sottoscritto al G8 con la carta degli Open data, non si è ancora tradotto in nuovi dataset aperti, come per i codici di avviamento postale, con soltanto un 25% di apertura. Il settore più arretrato appare essere l’orario dei trasporti pubblici, penalizzato da una valutazione pari allo 0 per cento. Seppur una apertura si sia registrata, con l’interessamento di varie agenzie pubbliche, paradossalmente tali dati sono stati condivisi con il progetto di Google relativo ai trasporti (Google Transit), senza il rilascio degli stessi alla fonte, per l’uso da parte di altri soggetti.

Promozione con una valutazione totalmente positiva e il 100% di dati aperti e accessibili solo per tre settori: bilancio governativo, statistiche nazionali (Istat) e risultati elettorali. Buono l’avanzamento della sezione legislativa, passata dal 50% al 90% di apertura, grazie all’avanzamento del progetto Normattiva. In lieve progresso il registro delle imprese e invariato al 60% il dato relativo al monitoraggio del livello di inquinamento del progetto Brace, fermo al 2012.

Su scala globale Open Knowledge sottolinea come anche tra i primi della classe, Germania e Usa tra questi, ci sia grande margine di miglioramento. Il livello di dettaglio della spesa pubblica statale, per il controllo dei cittadini, è garantito solo da Regno Unito e Grecia, su 97 paesi monitorati dalla ricerca. La disponibilità di queste informazioni, soprattutto in un momento caratterizzato da crescita stagnante e riduzione di risorse pubbliche, potrebbe generare risparmi e un efficientamento della spesa. RufusPollock, fondatore e presidente di Open Knowledge, ricorda come l’era dell’apertura attraverso la pubblicazione di semplici fogli di calcolo sia ormai il passato: ciò di cui i cittadini hanno bisogno sono dati riutilizzabili e condivisibili da ognuno, qualsiasi sia lo scopo della ricerca.