In Calabria un vecchio mulino in pietra naturale, l’unico rimasto ancora in piedi nella regione, nel giro di un anno è tornato a girare senza sosta. E a dare nuova vita ai grani antichi della terra calabrese.

Il merito sta nell’intuizione geniale di Stefano Caccavari, 28enne calabrese con in tasca una laurea in economia aziendale. Stefano ha impastato saperi e sapori del passato con le nuove tecnologie. Siamo a San Floro, paese con forte vocazione agricola e con poco meno di settecento anime nel cuore della Calabria, nella zona orientale della provincia di Catanzaro, a pochi chilometri dal golfo di Squillace. L’appello di Stefano alla riapertura dell’antico mulino che stava per chiudere per sempre è stato abbracciato da centinaia di sottoscrittori. Il 31 gennaio di quest’anno il mulino ha ripreso a girare. «Un mulino con la ruota idraulica che aziona le macine, proprio come cento anni fa, con energia rinnovabile per far funzionare il tutto», precisa Stefano.

Stefano Caccavari
Stefano Caccavari

L’impresa è partita da un semplice post su Facebook. Poi il passaparola, che ha permesso di raccogliere attraverso il crowdfunding oltre mezzo milione di euro in 90 giorni da centinaia di persone. È nata così una delle più grandi startup agroalimentari. Con Mulinum.it il grano diventa farina e la farina viene trasformata in prodotti da forno: pane, pizza, dolci. Tutto nel segno della biodiversità. Un’operazione che sta coinvolgendo oggi ben venti aziende agricole che hanno dato vita alla più grande e specializzata filiera di grano antico Senatore Cappelli del sud-Italia. «E il crowdfunding continua, stiamo cercando altri soci anche all’estero. Non ci fermiamo», precisa Stefano.

Una storia d’eccellenza la sua, comune a tante altre espressioni delle piccole e medie imprese e dell’artigianato. Progetti imprenditoriali che nascono nel segno della tradizione e che sanno contaminarsi con la nuove tecnologie. Una ibridazione che è stata raccontata giovedì 8 giugno alla Camera dei Deputati, durante il Wwworkers Camp. Al centro 12 worktrends, ovvero le tendenze del lavoro, declinati attraverso venticinque eccellenze (qui tutte le 12 tendenze e le storie associate). Il Camp è stato promosso dalla job-community wwworkers.it, insieme all’Intergruppo Parlamentare all’Innovazione, Facebook, eBay e con la media partnership di Rainews24.

 

L’Italia che eccelle e innova

Storie d’eccellenza che si annidano in  ogni angolo d’Italia e che escono prepotentemente allo scoperto, scalando interesse e fatturato grazie alla rete e approdando in ogni angolo del mondo. Come quella di Giorgia Pontetti. ingegnere elettronico ed aerospaziale che ha messo in piedi sul lago del Salto, in provincia di Rieti, un’azienda agricola con annesso agriturismo: ricerca, produce e vende online prodotti agricoli biologici ottenuti da tre serre ad alta tecnologia per coltivazioni idroponiche tutte computerizzate. Sono serre uniche nel loro genere, sigillate rispetto all’ambiente esterno e quindi permettono di coltivare ovunque.

 Giorgia Pontetti
Giorgia Pontetti

 

«Sono più pulite di una sala operatoria, completamente computerizzate e autonome», afferma Giorgia. Siamo a Colle Cerqueto, tredici ettari tutti biologici. Oggi Giorgia si dedica alla coltivazione di un pomodoro intelligente, perché connesso nella serra in un microclima ideale. Nasce così il pomodoro senza nichel. «Ci rivolgiamo ad una nicchia di mercato del 20% di persone intolleranti al nichel. Vendiamo in Italia, in Inghilterra e in Germania». L’impresa di Giorgia, che ha ottenuto il riconoscimento di “Best Wwworkers 2017”, sta arrivando al terzo anno di vita, dà lavoro a quattro persone e registra mezzo milione di fatturato. «La strada è ancora in salita per farsi conoscere e raggiungere un pubblico sensibile a prodotti di alta qualità e di nicchia non destinati alla grande distribuzione, orientati a consumatori attenti e responsabili». E dal campo hi-tech con la germinazione delle piante al Robot Farm, un elettrodomestico di nuova generazione ideato da Giorgia e dalla sua squadra di cervelloni. Si installa come un normale elettrodomestico in versione anche da incasso: basta seminare e al resto pensa la macchina».

Dal reatino al ferrarese. Qui La ricerca artigiana declinata con le nuove tecnologie si applica anche ai beni culturali. Con Tryeco l’arte si modella e rivive in 3D. Si tratta di un team trasversale di architetti, grafici, designer, veri e propri sarti restauratori in salsa digitale, primi in Italia ad adottare una stampante 3D a colore in quadricomia nel lontano 2010. Con un lavoro di sette mesi e grazie a ricostruzioni multimediali hanno riportato in vita il soffitto del tempio di Bel a Palmira distrutto dall’Isis.

Il team Tryeco
Il team Tryeco

 

Ma l’innovazione si respira anche nella contaminazione delle competenze tra silver e millennials. E in questo caso la rete diventa un abilitatore di esperienze per traghettare le seconde e terze generazioni nell’impresa di famiglia o per far nascere nuove alleanze intergenerazionali. È quanto accaduto a Bibbiano, nella culla del parmigiano reggiano. Qui due generazioni decidono di fare business insieme nel segno della tradizione. In questo modo la ricetta pensata dal sessantenne fornaio del paese Remo Bronzoni viene contaminata con le intuizioni imprenditoriali del ventenne Gabriele Menozzi. E nascono le Parmonie: si tratta di sfoglie di parmigiano reggiano unite a olio di oliva e farina del territorio, cotte al forno senza conservanti o lattosio.

Impresa attiva da due anni e a chilometro zero, quella di Remo e Gabriele: lo stabilimento si trova nella loro Bibbiano, dà lavoro a otto persone in uno spazio di 1400 metri quadrati, producendo 500 chili al giorno per un mercato anche internazionale. «I macchinari sono stati fatti su misura da un ingegnere del paese. La ricetta di questo business è approdata persino a New York riscuotendo successo tra i palati più sopraffini e oggi è servita persino nel ristorante di Robert De Niro», racconta Gabriele.

La via italiana al lavoro del domani

Stefano, Giorgia, Matteo, Gabriele e i tanti wwworkers come loro. Visionari, appassionati, competenti, coraggiosi, digitalizzati. Così il lavoro scommette sull’eccellenza della ricerca e su quei saperi che affondano le radici in secoli di storia. Ma diventa anche qualcos’altro, quando si contamina con le tecnologie digitali. Per dirla alla Seth Godin il lavoro “wow” vive oggi di genialità umana e di innovazione tecnologica e di fatto arriva ad ibridare i mestieri di un tempo rendendoli più competitivi, contemporanei, internazionali.

Così queste eccellenze macinano intuizioni geniali integrandole con le nuove tecnologie. Con il lavoro che cambia paradigmi, accelera trasformazioni, offre nuovi scenari, consente ai “global microbrand” di combattere nello stesso agone digitale delle grandi multinazionali e di scalare in modo esponenziale. E se da un lato il Guardian lo scorso anno nel corto “The Last Job” ha delineato il profilo dell’ultima lavoratrice sulla terra in un mondo dominato dai robot, c’è chi oggi profetizza scenari meno apocalittici, pur sempre nel segno della trasformazione: per il report Tomorrow Jobs il 65% degli studenti di oggi farà un domani lavori che ancora non esistono, accelerati da tecnologie 3D, visori immersivi, strumentazioni legate all’industria 4.0, piattaforme in crowd, big data, oggetti connessi e molto altro ancora.

Al centro di questa rivoluzione svolge un ruolo da protagonista anche il tessuto produttivo rappresentato dalle micro-imprese, dalle piccole e medie realtà imprenditoriali, dagli artigiani e professionisti sempre più tecnologicamente avanzati. «Le nuove tecnologie e la robotica in particolare stanno rivoluzionando la vita quotidiana, impattando anche nel mondo del lavoro. Di fatto migliorano le prestazioni, sostituendosi soprattutto ad attività a basso valore aggiunto. La robotica diventa così di fatto abilitatore del futuro, ma l’uomo col suo estro, la sua competenza, le sue intuizioni avrà sempre un ruolo da protagonista»: cosi Giorgio Metta dell’Istituto italiano di tecnologia, sempre al Wwwworkers Camp. Tecnologie sì, ma l’uomo resta ancora al centro.