2727Siamo sicuri che i big data siano così importanti? Oppure è il caso di cambiare approccio e pensare agli small data? Il dubbio – pesante – sta rimbalzando pesantemente nelle menti di molti manager. Partiamo da un fatto: il data driven management è entrato nella fase topica. L’utilizzo dei dati nella gestione aziendale sta diventando prassi consolidata, con investimenti sempre più interessanti. Il problema principale, però, rimane sempre la strutturazione di questi dati. Tanto che sembra utile chiedersi: siamo veramente nell’epoca dei big data? Oppure faremmo meglio a parlare di small data? Perché se da una parte è verissimo che la raccolta di grandissime quantità di dati sta diventando via via più un’abitudine, è altrettanto vero che la parte di questi dati utile e utilizzabile è minima.

Tutto ciò, chiaramente, varia dai contesti. Non tutte le aziende si chiamano Google, Facebook o Amazon. Quest’ultimo, volendo fare un esempio, nel “prime day” ha venduto la cifra record di 427 oggetti al secondo. Quanti dati avrà raccolto? Inutile anche pensarci, onde evitare emicranie da disorientamento. Ma quanti di questi dati saranno realmente utili? Il vero limite dei big data, oggi, è proprio questo.

Il contesto italiano è decisamente diverso. Piccole e medie imprese nostrane hanno pesi specifici molto distanti dai colossi prima citati. E qui entrano in gioco i piccoli dati. Gli small data. Pochi dati ma ben strutturati riescono a essere decisamente più utili, ed è forse questo il vero punto sul quale bisogna concentrarsi. Anche perché la raccolta, grazie a strumenti legati ai social network (come un semplice social login) non è il vero problema. Il vero problema è l’algoritmo che riesca a rendere i dati qualcosa di interessante. L’approccio small è decisamente più snello, e parte dal presupposto di estrarre i dati più interessanti e concentrarsi sui dettagli. Saranno proprio i dettagli a fare la differenza. In chiave marketing, ad esempio, con gli small data è molto più semplice identificare i clienti e capire quali prodotti saranno più propensi ad acquistare.

BIG DATA IN CRESCITA

Intanto, le imprese che decidono di investire in data driven sono in crescita. Lo conferma un sondaggio globale di Gartner di qualche giorno fa condotto su un campione di 437 realtà tra le varie tipologie di industrie. A giugno 2015, più del 75 percento delle aziende sta investendo nei Big Data, o pensa di farlo da qui ai prossimi due anni. Dal punto di vista degli investimenti, invece, la crescita è stata meno repentina, facendo segnare un +3% rispetto al 2014. Secondo Gartner, inoltre, l’anno scorso il 37% dei progetti Big Data era in mano ai CIO, mentre solo il 25 era riferibile ai capi divisione. Nel 2015 invece la percentuale è scesa al 32% per i primi, mentre è salita al 31% per i secondi. Segno evidente che qualcosa sta cambiando anche dal punto di vista lavorativo.

 

 

 

 

B.