Alla Statale di Milano tutti conoscono la professoressa Francesca Orestano. L’ordinario di Letteratura inglese è nell’imaginario comune la decana buona del dipartimento, quella che nel suo campo non ha rivali. Per quei coraggiosi 130 studenti della Statale accorsi venerdì per assisterla mentre parlava di videogiochi deve essere stato un evento imperdibile. Anche perché la Orestano non è mai stata una fan né di Assassin’s Creed e neppure dei videogiochi in generale. Anzi, all’inizio quando le hanno proposto di parlare della Londra Vittoriana raccontata da Dickens nell’ambito della presentazione del videogioco Assassin’s Creed Syndacate pare non fosse molto entusiasta. Anzi, dopo averne visto qualche frame ci avrebbe anche trovato qualche errore storico, come ha poi rimarcato durante l’incontro quando ha sottolineato con la matita rossa che lo scrittore Charles Dickens, dopo essere stato negli Stati Uniti per riallacciare i rapporti con la stampa quando è ritornato in Inghilterra non ha vissuto a Londra ma a Rochester nel Kent dove visse da bambino e dove morì. Un errore storico, piccolo piccolo  perché, come ha riconosciuto la professoressa, Assassin’s è frutto di una ricerca “così precisa e così legato alla storia della nostra civiltà da essere un argomento più che degno per una classe universitaria”.

Va anche riconosciuto che Ubisoft non è una software come le altre. In primo luogo perché è europea e ci tiene a sottolinearlo come a rimarcare una superiorità culturale rispetto ai competitor statunitensi. Poi va aggiunto che quella di Assassin’s è una serie particolare. Quello che uscirà venerdì 23 ottobre è il nono capitolo di una serie (escludiamo per comodità spin-off e giochi online) che ha stimolato romanzi, fumetti e cortometraggi . Il cuore del gioco, un open world in terza persona, è l’eterna e fantasioso lotta fra assassini e templari. Ma per Ubisoft, Assassin’s sembra davvero il pretesto per dimostrare come i videogiochi possono portarti indietro nel tempo. Assassin’s ha scelto di scaraventare il videogiocatore nel mezzo dei grandi snodi della storia, accanto a personaggi realmente esistiti, dando vita a una docufiction interattiva a sfondo storico unica nel suo genere. Si parte dalle Crociate per passare al Rinascimento, America coloniale, rivoluzione francese ed età vittoriana. In quest’ultimo capitolo  siamo a Londra, nel 1868.

 

C’è la rivoluzione industriale, nasce il capitalismo, Karl Marx e Charles Darwin. In molti raggiungono Londra nella speranza di cogliere le opportunità di questo nuovo mondo. Un mondo non più controllato da sovrani, imperatori, politici o religioni, ma da un nuovo comune denominatore, il denaro. «Nel corso del lavoro di ricerca  – ha spiegato Jean-Vincent Roy, storico di Ubisoft Quebec –  abbiamo scoperto un incredibile numero di dettagli che ci hanno consentito di perfezionare il nostro lavoro in maniera certosina. Le basi storiche sono state trasposte fedelmente e crediamo di essere riusciti a tradurre al meglio l’affascinante periodo della Rivoluzione Industriale». Del gioco Ubisoft, non sempre perfetto sotto il profilo videoludico, stupisce però sempre la cura enciclopedica per il dettaglio. L’attenzione al contesto, il gusto per la ricostruzione. Ecco qualche numero e un po’ di aneddottica. I programmatori hanno impiegato 350 ore per disegnare gli abiti, 5000 ore per la creazione modelli e texture e 1300 ore per applicare i vari costumi. Come raccontato da Jonathan Dumont, world director di Ubisoft la mappa di  Londra ricreata nel gioco ha 450 incroci, 12 baraccopoli, sette stazioni dei treni, nove ponti e 9 km di ferrovia. La mappa sarà come al solito splendida e vasta. Poi nel gioco si incontrano un po’ di star dell’epoca come Karl Marx, Charles Dickens, la regina Vittoria, Charles Darwin.  Cosa diranno al nostro “assassino” non è lecito sapere. I dialoghi non sono soggetti a verità storica. Con buona pace della professoressa Orestano.