Chi sono gli alchimisti del nostro tempo? A questa domanda cerca di rispondere il Festival Ars Electronica di Linz (fino al 12 settembre) con un percorso espositivo intitolato “The Alchemists of Our Time” che raccoglie le opere di oltre 50 artisti. Nella cultura visiva contemporanea si affacciano nuove soggettività che si allontanano dalle rispettive origini e che operano in un campo allargato di sperimentazioni. Le loro opere ignorano i confini tra arte e scienza, proponendo una vera e propria fusione di linee di ricerca differenti, un mescolamento di diversi stili che convergono in un’unica struttura. La creatività, infatti, sembra ormai una caratteristica non solo propria dell’arte, ma una forma espressiva tipica di più discipline. L’arte non soltanto sperimenta nuovi linguaggi, ma allargando il proprio campo di ricerca perde di fatto le caratteristiche che l’avevano contraddistinta, confondendosi con gli aspetti più rilevanti dell’esistenza. Ricercatori ad ampio raggio sviluppano abilità e predisposizioni del tutto nuove, lavorando sul futuro dell’ingegneria genetica, della robotica, delle neuroscienze. In questo percorso, dove si aprono nuove prospettive, si sollecita continuamente il ribaltamento del significato dell’arte e del ruolo dell’artista. Metafora di tale cambiamento culturale potrebbe essere il lavoro “Sculpture Factory” di Davide Quayola, un’azione performativa in cui il braccio di un robot industriale, guidato da una sequenza di algoritmi, riprende le sembianze di antichi capolavori sull’idea del “nonfinito” michelangiolesco per creare opere in polistirene espanso ad alta densità (EPS). Il peso di ogni scultura varia dagli 80 ai 150 kg mentre i tempi di lavorazione possono essere di due o tre giorni. Il rapporto tra reale e artificiale emerge anche nell’opera “Common Flowers /Flower Commons” di Georg Tremmel e Shiho Fukuhara (BCL – Artist lab). Il lavoro si basa sul primo fiore geneticamente modificato disponibile in commercio, il garofano blu Moondust, sviluppato e commercializzato da Florigene Ltd. La società giapponese ha creato un nuovo garofano blu, aggiungendo il gene di una petunia in un tipo di garofano selvatico bianco. Si tratta di un prodotto commerciale destinato solo per il “consumo estetico”. Questi fiori vengono coltivati in Columbia e una volta recisi, vengono spediti ai mercati di tutto il mondo. In “Common Flowers – Flower Commons” viene invertito il processo di crescita delle piante: i fiori recisi vengono clonati, utilizzando metodi di coltura di tessuti vegetali.

Rimanendo nel campo dell’ingegneria genetica Joe Davis presenta “Bombyx chrysopoeia”, seta di falena geneticamente modificata contenente silicateina, una proteina che si trova nella spugna marina Tethya aurantia. In “Bombyx chrysopoeia” il gene per la silicateina è fuso con un gene per fibroina, la proteina principale della seta. Successivamente, le fibre vengono trattate per essere esposte a soluzioni contenenti metalli pesanti disciolti. Nel risultato finale le fibre di seta integrano metalli selezionati come oro o platino. La sperimentazione di relazioni e di mondi relazionali è, invece, il tema che emerge dall’opera “Trāṭaka” di Alessio Chierico, un’installazione interattiva basata sulle Brain Computer Interface. L’utente, invitato a concentrare l’attenzione su una piccola fiamma, deve indossare un dispositivo che rileva le onde cerebrali. Il livello di attenzione registrato da questo sistema controlla un flusso d’aria e il processo di interazione ha lo scopo di spegnere la fiamma. A questo punto, come suggerito dal percorso espositivo, resta da chiedersi quale sia l’oro della nostra epoca. L’acqua, il denaro, l’amore, il tempo, la memoria, la creatività?