Le organizzazioni del Terzo settore italiane hanno familiarità con i social network: li usano per cercare visibilità e per sensibilizzare alla propria causa, ma nel tempo sono anche diventati  spazi attraverso cui raccogliere donazioni o fondi attraverso il fundraising o il crowdfunding.

“Programmare le attività decidendo di poggiare sulle risorse digitali può voler dire tante cose diverse – precisa Niccolò Contucci, direttore generale dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) – Per la relazione coi sostenitori, i sistemi digitali sono un eccellente complemento alle altre attività, che può essere l’incontro diretto e personale con gli appuntamenti pubblici di piazza, o nelle nostre sedi, ma anche l’attività epistolare, che oggi è tornata sostenibile dopo un estenuante rimodulazione delle tariffe postali. C’è infatti un tema generazionale di cui tener conto: la soglia di attenzione che un individuo matura verso il bisogno di sostenere la ricerca sul cancro è una soglia abbastanza alta, che va dai 40 anni in poi. Anche una non profit deve  quindi conoscere il proprio target. Ad esempio, Amnesty international ed Emergency hanno un bacino molto più giovane di donatori rispetto al nostro e quindi un uso molto più spinto delle tecnologie digitali che impattano subito sul target, con l’immediatezza e il linguaggio social”.

“Quando nel 2010 – continua Contucci – ci fu un’impennata della tariffa postale noi decidemmo di sostenere questi maggiori costi per non perdere la relazione con chi aveva una relazione epistolare, mentre chi ha fatto la virata netta al digitale si è ritrovata dopo un anno e mezzo con un elenco di sostenitori decisamente più basso e un income più basso”.

Airc ha fatto grandi investimenti sulle tecnologie digitali e non soltanto nella comunicazione pubblica e nelle relazioni/ingaggio dei sostenitori, ma anche soprattutto sulle attività strumentali alla sua missione: finanziare la ricerca scientifica sul cancro. In tema di valutazione dei progetti scientifici da parte di esperti internazionali e quindi residenti all’estero l’invio e il ricevimento dei lavori per via digitale ha cambiato la vita, sotto forma di efficienza, garanzia, tracciabilità, rigore.

“Sul fronte ingaggio – riprende Contucci – noi abbiamo 8 milioni e 200 mila visitatori unici: da quando abbiamo ottimizzato il sito per il mobile due anni fa il numero è raddoppiato. Poi esiste l’attività di fundraising vera e propria. Abbiamo tante modalità, dalle bomboniere solidali che si possono prenotare e ricevere attraverso una piattaforma digitale, al personal fundraiser, per esempio un atleta che in occasione di un evento sportivo (maratona o gara ciclistica, ndr) sollecita il proprio network. In questo caso abbiamo utilizzato la Rete del dono, una piattaforma esterna specializzata”.

Nell’ultima maratona di Milano, Airc ha battuto ogni record precedente grazie alla modalità di coinvolgimento delle imprese su un doppio fronte: una donazione diretta (non attraverso la piattaforma) e la proposta di iscrivere un team di dipendenti alla maratona. Gli iscritti, formati e informati da Airc, hanno così avuto l’occasione di informare e dire al loro network “io sto correndo per una nobile causa”.

“Lo hanno fatto quasi tutti via facebook – commenta Contucci – qualcuno via whatsapp, invitando gli amici a fare una donazione personale che si aggiungeva a quella della loro impresa, ciò a prodotto una raccolta che ha sfiorato i 100 mila euro”. Un risultato, per quanto riguarda l’esperienza di fundrising, abbastanza importante, normalmente si viaggia intorno alle poche migliaia di euro per le singole iniziative di crowdfunding. Esempi di come la tecnologia può essere produttiva a costi bassissimi.