Archiviati i flash della settimana della moda Milano si è resa ancora protagonista, questa volta all’Auditorium del Centro Congressi della Fondazione Cariplo, dove il 24 settembre otto neo imprenditori hanno cercato di attirare e mantenere alta l’attenzione degli investitori presenti. Otto startup selezionate tra le oltre cento che si sono candidate per esporre idee davanti ai colossi italiani dell’alimentare tra i quali Barilla, Danone, Granarolo e Parmalat. Sul fronte degli investitori erano presenti tra gli altri IBAN, 360° Capital Partners, Italian Angels for Growth, Euroventures e AG Capital.

Nessun vincitore né premio in denaro o servizi; tutte le otto imprese hanno avuto modo di presentare i rispetti progetti e di stuzzicare l’interesse dei presenti. Venture Capital e Business Angels, in questo particolare momento italiano, sono anche sinonimo di fiducia per quei progetti imprenditoriali che, in futuro, volessero ricorrere all’equity crowdfunding. La tecnologia è già pronta ad affiancare il mercato degli alimentari e delle bevande a partire dalla coltivazione, dall’allevamento e dalla produzione per poi proseguire nei processi di trasformazione anche con l’apporto di nuovi materiali e con nuove tecniche per il controllo della qualità, fino agli aspetti logistici e allo smaltimento. L’interesse è globale, lo dimostrano gli oltre cento progetti imprenditoriali presentati, provenienti dall’Italia, da diversi Stati europei così come dagli USA, dalla Russia e da Israele.

Il FoodTech Innovation Day è stato utile per fornire un quadro d’insieme degli andamenti dell’industria alimentare e dei consumi: in Italia – e sono dati che aiutano a comprendere quale bisogno ci sia di rilanciare il settore – la spesa media mensile di una famiglia in generi di prima necessità si è ridotta dai 477,08 euro del 2011 ai 460,72 euro del 2013. Un segnale chiaro che rimanda sì al pessimo momento congiunturale ma altrettanto foriero di opportunità e sfide da lanciare.

I progetti presentati
La produzione e la coltivazione sono il core business di Agrivi, startup londinese che porta sul cloud tutte le informazioni relative a coltivazioni, attività da svolgere e previsioni meteo. È italiana Robonica, che punta sulla cultura idroponica grazie alla quale coltivare in casa ciò che metteremo in pentola. Un progetto simile, questa volta polacco, è Spiruu: consente la coltivazione in casa della Spirulina, alga ricca di vitamine, proteine, acidi e minerali. Al controllo della qualità e degli ingredienti pensa invece l’israeliana Consumer Physics Inc., che ha creato “SCiO”, un piccolo spettrometro in grado di restituire la composizione di qualsiasi oggetto analizzato. Sulla bontà dei prodotti si esprime anche il potenziale di iDeaPool, startup ungherese che produce contenitori dotati di indicatori che cambiano colore quando il contenuto perde freschezza. Ancora da Israele arriva Nutrino che si colloca invece nell’alimentazione propriamente detta, suggerendo a chi fa uso delle apposite applicazioni per dispositivi mobili, quali cibi assumere tenendo conto dei parametri impostati dall’utente tra i quali quelli medici e quelli relativi ai gusti e allo stile di vita. EveryCook, dalla Svizzera, è un oggetto a metà tra un robot da cucina e uno strumento per la cottura; collegato alla Rete attinge informazioni da un database condiviso di ricette. La londinese WeOrder è una suite usufruibile tramite device mobile che permette di consultare menù, ordinare cibo e bevande, pagare le consumazioni direttamente dal tavolo del bar o del ristorante.
Anche per l’alimentazione in senso esteso se ancora non del tutto affermate, prendono sempre più piede le soluzioni cloud, mobili e dell’Internet delle Cose. Tutti questi progetti, e di certo gran parte di tutti quelli presentati e non selezionati per l’evento milanese, tendono a risolvere problematiche quotidiane, con impatti positivi sui consumi e sull’ambiente. Questi sembrano in qualche modo essere ingredienti per il successo di un progetto imprenditoriale. E non solo in ambito alimentare o culinario.