Da che cosa partire per dare forma alla nuova vocational education in Italia? In primis dalla valorizzazione di tutto ciò che di buono già c’è. Non si tratta tanto di replicare meccanicamente la formazione duale tedesca o quella danese: i sistemi formativi sono spesso legati intimamente alla storia, alla cultura e alle istituzioni dei luoghi in cui si sono affermati e una loro “esportazione” potrebbe non dare i risultati sperati. Si tratta al contrario di isolare alcuni ingredienti delle ricette di maggior successo e di combinarle in modo originale in un progetto “italiano” di nuova scuola tecnico-professionale.

Uno studio di prossima pubblicazione a cura della Fondazione NordEst prova a dare un contributo alla progettazione della nuova generazione di scuole politecniche italiane, portando a sintesi gli elementi distintivi di tre sistemi europei: Finlandia, Germania e Danimarca (che sono passati in rassegna in questo articolo e negli altri resi disponibili in pagina tramite l’app Nòva Aj).

Il sistema finlandese è un punto di riferimento internazionale per la scuola tout court. Da anni i quindicenni finlandesi sono sul podio dei test Pisa. Fino agli anni ’70 la scuola finlandese versava in uno stato drammatico: preparava male gli studenti ed era popolata da docenti demotivati. Le performance di oggi sono il risultato di un percorso orientato a raggiungere la normalità: le riforme non hanno mirato all’eccellenza, quanto alla creazione di un sistema formativo “normale” che offrisse la medesima qualità a tutti gli studenti della nazione.

Il primo ambito di intervento è stato quello della riqualificazione della classe docente: dagli anni ’80 in avanti l’accesso alle professioni di maestro e professore è molto selettivo. Quella del docente è una delle professioni più prestigiose del Paese, e vi si accede solo dopo aver frequentato master molto impegnativi.

Quanto alla didattica, l’apprendimento nelle scuole finlandesi è l’opposto dell’esperienza passiva di ascolto del docente e di lettura acritica di libri e articoli. Gli studenti, sin dalle elementari, studiano in gruppi e sono invitati a supportarsi reciprocamente, sviluppando in prima persona i materiali didattici (manuali, schede, supporti). L’apprendimento non avviene secondo logiche rigidamente disciplinari: piuttosto che seguire una molteplicità di corsi poco collegati – ad esempio lingua, matematica, scienze – la scuola finlandese pone gli studenti di fronte a problemi concreti e invita i giovani a esplorare i campi del sapere più idonei a formulare delle soluzioni.

Da ultimo, la creazione di un percorso di studi coerente con le proprie capacità e attitudini è delegata allo studente, che organizza autonomamente un proprio piano di studi con l’assistenza dei docenti.