Ieri c’era Google News, più volte nel mirino degli editori che chiedevano di essere ricompensati per i contenuti usati dall’aggregatore di notizie online. Da oggi lo sostituirà Google News Showcase, «un nuovo prodotto che andrà a vantaggio sia degli editori che dei lettori: presenta la cura editoriale di premiate redazioni per offrire ai lettori una visione più approfondita delle storie che contano e, nel processo, aiuta gli editori a sviluppare relazioni più profonde con il loro pubblico». Ad annunciarlo è il Ceo Sundar Pichai, sul blogpost della società.

Google News Showcase è già operativo in Brasile e in Germania, grazie a partnership con diverse realtà editoriali tra cui Der Spiegel e Die Zeit, per poi espandersi in altri Paesi. Gli accordi già siglati sono circa 200 in Germania, Brasile, Argentina, Canada Regno Unito e Australia.

Il nuovo servizio si concentra sulla visualizzazione delle notizie per un formato mobile, proponendo una vetrina (da qui il nome showcase) composta da pannelli a scorrimento laterale che compariranno, inizialmente, nei prossimi aggiornamenti di Google News dedicato ai dispositivi Android. Nella pratica la selezione editoriale non la farà un algoritmo, come accade per G News, ma si baserà sulle scelte editoriali dei singoli editori: saranno loro a decidere quali storie riportare e come presentare al pubblico.

Per Google si tratta di un cambio di rotta, sottolinea Pichai, dal momento che si distingue dagli altri prodotti legati alle notizie di Google perché si basa largamente sulle scelte editoriali dei singoli publisher con i quali Google ha stretto accordi. Da qui la necessità di incentivare gli editori a cedere (a pagamento) la licenza di utilizzo di contenuti di qualità, inizialmente con l’investimento citato in apertura, ma destinato a crescere nei prossimi anni.

In molti si sono chiesti perché Google dovrebbe pagare per avere delle notizie che potrebbe avere gratis, come fatto fino ad ora con Google news.

I più maliziosi hanno commentato la notizia con diffidenza. Tra questi Joshua Benton, direttore dell’istituto di ricerca Nieman Journalism Lab dell’università di Harvard, che in un editoriale ha sollevato dubbi sull’iniziativa. «Cosa potrebbe indurre un’azienda a voler regalare lo 0,15% dei suoi ricavi? La minaccia che qualcun altro ne prenda il 10%». Un tentativo – secondo il giornalista – di ingraziarsi stampa e opinione pubblica per abbassare il fuoco sulle richieste di regolamentazione o tassazione che alcuni governi hanno minacciato in passato (in primavera è stata la Francia a muoversi per prima imponendo e Google il pagamento degli editori, sottolineando l’abuso di posizione dominante).

Anche la scelta di partire dal mercato tedesco non sarebbe, secondo alcuni commentatori, del tutto casuale. In Germania è stata particolarmente aspra la lotta tra editori e Google sul tema del come il più popolare motore di ricerca utilizza le notizie. Da un lato gli editori che volevano essere pagati dagli aggregatori (Google ma anche gli altri social), dall’altro Google che riteneva un vantaggio la presenza delle loro notizie sul motore di ricerca, che incrementano il traffico sulle pagine degli editori.