Un nuovo bug affligge Immuni e stavolta tocca agli utenti iPhone, dopo quello che settimane fa aveva colpito alcuni modelli Android. Quel bug è stato corretto, questo è invece ancora attivo e sembra ancora più grave, perché blocca del tutto il funzionamento dell’app.
A quanto risulta, il team governativo di Immuni ha segnalato il bug ad Apple, che è la sola in grado di risolvere il problema. Non è ancora chiaro quanti iPhone siano colpiti. La prima segnalazione è arrivata su Facebook da Pino Bruno, giornalista esperto in tecnologia: «Da più di due settimane non funziona Immuni sul mio iPhone – spiega al Sole24Ore -.Tutto è cominciato a metà settembre con l’ultimo aggiornamento iOS 14. Dopo il riavvio Immuni ha segnalato di non essere attiva. E che bisognava attivare le notifiche di esposizione».
La nuova versione di iOS infatti obbliga l’utente ad attivare manualmente le notifiche, che quindi sono disattive di default. E qui cade il problema: «Ho seguito le indicazioni, ma la pagina delle impostazioni dove le notifiche sono attivabili è vuota». Non è possibile attivarle, di conseguenza l’app non può svolgere il proprio compito di avvisare l’utente in caso di contatto a rischio.
«La cosa più grave è che in due settimane ho fatto tre chiamate al numero verde Immuni, che mi ha tenuto per 15 minuti ogni volta con lunghi test. Hanno sempre promesso che i tecnici avrebbero richiamato ma non nessuno l’ha fatto», dice Bruno, che ha provato anche a resettare l’iPhone per provare a risolvere.
Ma il bug è anche oltre le possibilità del team italiano, che su iPhone non ha nemmeno gli strumenti di debug. Tutto dipende da Apple, insomma, ma l’azienda non ha per il momento fornito commenti a riguardo.
«Siamo nelle mani di Apple-Google che hanno sviluppato il framework utilizzato da queste app in Europa – prosegue Bruno -. Questa dipendenza solleva chiaramente anche una questione di sovranità digitale, dato che parliamo di un servizio sanitario pubblico, come ribadito di recente anche dal presidente del Consiglio.È frustrante, perché da cittadino responsabile voglio contribuire personalmente al tracciamento covid-19, ma mi viene impedito di farlo. È una interruzione di pubblico servizio. E, Apple a parte, l’assistenza avrebbe potuto avvisarmi del problema, invece di abbandonarmi per 16 giorni. Almeno questo è senza dubbio un disservizio pubblico».
L’app intanto ha superato i 7 milioni di download (più delle app gemelle di Francia e Spagna, ma meno di Germania e Regno Unito) e ha bloccato ad oggi 13 potenziali focolai.

