Spegnere il computer di lavoro ogni sera. Una piccola scocciatura che viene trasmutata in credito di welfare aziendale. Così come accade a chi riduce gli scarti di produzione o  propone idee brillanti alla propria società. “Il lavoratore è coinvolto e gratificato. Il welfare è il terreno che apre a logiche partecipative” spiega Fabio Streliotto, titolare di Innova, società di consulenza. L’imprenditore veneto ha messo a punto un toolkit di welfare aziendale – Welfare Design – che chiama in gioco i lavoratori con i loro bisogni, a vantaggio di tutti. In pratica, uno strumento di co-design che consente a piccole e medie imprese e artigiani di offrire ai collaboratori servizi di welfare, ricavandone in cambio un risparmio di costi o una maggiore motivazione dei dipendenti, che in tempi di scarsi o nulli aumenti salariali può fare la differenza.

Le aziende di medie e grandi dimensioni spesso propongono crediti di welfare standardizzati e senza la partecipazione diretta dei dipendenti che si limitano a usufruirne. “Lavorando molto con le pmi e gli artigiani abbiamo capito che ogni realtà ha bisogni specifici e che vanno coinvolti i lavoratori”, aggiunge Streliotto. Così si chiede la disponibilità a 7-8 persone per azienda (che scendono a 3/4 sotto i 10 dipendenti) per partecipare a un piccolo gruppo di lavoro  che, in 4 ore, arriverà a disegnare il servizio. Lo strumento è il design thinking incentrato sulla persona, che viene facilitato attraverso una gamification con dadi e carte. Questo consente di partecipare anche a persone che non sono abituate a ragionare attorno a una scrivania. Nel toolkit ci sono i Superpoteri sono i valori fondanti dell’azienda che bisogna selezionare  mentre le Carte sono le buone pratiche che dalla prossima settimana verranno rese disponibili online (www.welfaredesign.it) e che verranno costantemente aggiornate con una panoramica nazionale. Così avendo presenti i bisogni, raccolti precedentemente con una indagine interna, e giocandosi le carte (dall’asilo alla salute) si arriva in poco tempo al servizio da proporre al vertice dell’azienda.

Oltre che alle imprese e ai loro collaboratori, Welfare Design si rivolge agli amministratori locali alle prese con la sostenibilità dei servizi locali e alle associazioni di categoria e sindacati interessati a rivedere il proprio ruolo e a rinnovare i propri servizi. “Con questo strumento cerchiamo di cambiare l’approccio al welfare aziendale – aggiunge Streliotto – Non tanto come atteggiamento paternalistico dell’azienda che concede un credito di welfare ma come apertura al lavoratore che si sente parte del progetto di azienda. Dalle iindagini risulta che ciò che chiedono le persone è lavorare meglio e lavorare meglio assieme. E chiedono formazione, che rappresenta un investimento sul futuro”.