Precari di lunga data, giovani che non studiano né lavorano, emarginati. Sono 122 milioni in Europa – pari a circa un quarto della popolazione – le persone a rischio di povertà e di esclusione sociale, secondo i dati Eurostat. Di fronte a questa situazione un gruppo di scienziati sociali di diversi paesi ha deciso di mettersi insieme. “‘C’è una grande eterogeneità dei sistemi di welfare e delle risposte – spiega Chiara Bassetti, capofila del progetto europeo Commonfare/Pie News (Poverty Income Employment)  – abbiamo pensato a un modo per offrire informazioni, mettere in contatto persone, comunità e iniziative distanti tra loro, scambiare best practice, generare esperienze e sostegno reciproco. Così si possono ottimizzare le risorse, evitare duplicazioni e magari individuare progetti scalabili”. E’ nata così la piattaforma Commonfare, che offre – in quattro lingue – una prima mappatura degli strumenti e delle iniziative di welfare e invita i cittadini utenti a segnalarne altre nelle proprie città.

Assieme a Croazia e Olanda, l’Italia è uno dei tre paesi pilota con indagini sociali sul campo tra Milano e Roma per indagare i diversi contesti e bisogni. Sulla piattaforma ogni cittadino può consultare liberamente  i diversi strumenti in ambito lavoro (assegno di ricollocazione, nuova assicurazione sociale ecc), servizi sociali (assegno di maternità, sostegno di inclusione attiva), mobilità (agevolazioni tariffarie per il trasporto pubblico), istruzione e formazione (programma “Torno subito”), abitare (housing benefit, travel pass gratis), eventi culturali (bonus cultura).  Online si possono trovare già diverse soluzioni di welfare istituzionale sia dal basso. Ma i cittadini sono invitati in un approccio collaborativo, a contribuire alla mappatura – che in futuro sarà anche geolocalizzata – con testi e video (in questo caso è necessaria la registrazione). “E’ previsto inoltre un piano di analisi della piattaforma che diventerà anche una sorta di indagine sociologica online. Verranno resi pubblici – in modo aggregato e anonimo – i dati sugli utenti e le loro interazioni in modo da comprendere meglio temi e bisogni” aggiunge Bassetti, docente di Metodi qualitativi per la ricerca sociale dell’università di Trento. L’ultima release della piattaforma è prevista per il 2019.

Intanto dalla prima analisi qualitativa effettuata sul campo emergono alcune caratteristiche della società italiana.  “L’aspetto più significativo è la parabola trasformativa della condizione del lavoro cosiddetto precario  – spiega Cristina Morini, ricercatrice che fa parte dell’associazione Basic Income Network Italia, partner del Pie Commonfare/Pie, che illustrerà i risultati della ricerca a Milano il 4 ottobre – La prima generazione di precari, quella più anziana, sopra i 35 anni aveva l’aspirazione ad autorealizzarsi al lavoro. Pensiamo, per esempio, ai freelance delle professioni intellettuali. Queste persone hanno raggiunto un certa forma di stabilità, seppure all’interno di una perdurante generalizzazione del fenomeno del precariato. C’è poi la generazione tra i 25 e i 35 anni che ormai è abituata all’occasionalità del lavoro e che non ha più nemmeno l’idea di autorealizzarsi attraverso di esso. C’è una maggiore accettazione della situazione ma anche una maggiore propensione al rischio e alla sfida. La famiglia e le reti sociali vengono viste come una risorsa fondamentale”.

Il progetto Commonfare Pie è finanziato dal programma Horizon 2020 della Commissione Europea. Oltre al soggetto capofila – il dipartimento di Ingegneria e Scienza Informatica dell’Università di Trento – partecipano Bin Italia,  Center for Research and Telecommunication Experimentation for Networked Comminities, (ora parte di Fondazione Bruno Kessler), il  Centro Studi per la Pace (Croazia), Museu du Crise e Dyne.org Olanda), The University Court of the University of Abertay, Dundee (Gran Bretagana) e Madeira Interactive Technologies Institute (Portogallo).

La ricerca sul campo sarà presentata a Milano all’incontro “Dai programmi europei agli interventi metropolitani: riflessioni, pratiche e politiche di innovazione sociale” (Acquario Civico, dalle 9,30).  Nell’occasione saranno presentati anche altri progetti europei come OpenCare, Empatia, OpenAgri, Sharing Cities che si stanno sviluppando sul territorio milanese, per favorire sinergie che da un lato rispondano alle necessità prodotte dalle trasformazioni del territorio metropolitano e dalle nuove problematiche sociali, dall’altro si avvalgano delle potenzialità delle nuove tecnologie.