La rete digitale e i big data hanno spalancato le porte al reclutamento di volontari non specializzati per raccogliere dati su terremoto e altre catastrofi naturali, il propagarsi di epidemie influenzali o la classificazioni di immagini. Ma adesso la sfida è mantenere alto l’impegno dei volontari che stanno diventando la nuova risorsa scarsa della ricerca.

Su questo fronte alcuni hanno cominciato a sperimentare con campagne di marketing prese in prestito dalle esperienze commerciali. Alycia Crall, ricercatrice presso il Virginia Tech, negli Usa, ha recentemente spiegato sulle pagine di Jcom, la rivista specializzata di comunicazione scientifica edita dalla Sissa di Trieste, le quattro lezioni fondamentali per attirare e trattenere i preziosissimi volontari reclutati in Season Spotter, un progetto di citizen-science dedicato alla rilevazione dei cambiamenti nel fogliame delle piante arboree.

Il progetto, che all’avvio vedeva iscritti 7mila volontari impegnati a classificare oltre 100 mila immagini, ha beneficiato di un aumento del 184% dei volontari grazie alla campagna di reclutamento. Il segreto di tanto successo? La prima lezione è di investire in social media anche se le risorse e le capacità interne di un laboratorio scientifico sono spesso molto ridotte su questo fronte, perché lo sforzo vale il ritorno sull’investimento. Grazie alla crescita dell’engagement il Season spotter ha visto passare le classificazioni mensili di immagini da 2mila a 55mila al mese. La seconda lezione è dialogare continuamente con la comunità che hai arruolato attraverso newsletter e post sul proprio blog, anche sollecitando donazioni. La terza è allearsi con altre organizzazioni.

Da solo Season Spotter ha coinvolto direttamente appena il 2% dei volontari che hanno partecipato alla campagna, ma entrare nella community di Zooniverse composta da oltre 1,4 milioni di persone interessate a progetti di citizen science ha fatto decollare la partecipazione.

La quinta e ultima è che spesso ci sono benefici collaterali e imprevisti. Nonostante la campagna di Crall e colleghi puntasse all’aumento di partecipazione nella classificazioni, i ricercatori hanno visto anche un netto aumento nella descrizione delle immagini nonostante non fosse un compito richiesto. La lezione più importante è però che la ricerca, se vuole davvero approfittare dei volontari, deve darsi gli strumenti per comunicare in modo continuativo e non solo nel corso di un progetto. Proprio come un’azienda che non può permettersi di dialogare con i suoi potenziali clienti solo quando lancia un nuovo prodotto.