Ci sono dieci milioni di sterline (11,4 milioni di euro) per chi saprà mettere a punto un test a basso costo, accurato, rapido e facile da usare per identificare le infezioni batteriche. È questa la sfida del Longitude prize, nato nel 1714 con un atto del Parlamento inglese, il Longitude Act che stanziava 20mila sterline per chi fosse stato in grado di misurare la longitudine di una nave con una precisione di almeno mezzo grado.
La deadline per le sottomissioni è alla fine di settembre, ma la scelta del tema è frutto di un lavoro di valutazione cominciato più di quattro anni fa con un team, guidato dall’ex-astronomo e presidente della Royal Society Martin Rees, che ha valutato sfide in campi diversissimi, dall’energia all’ambiente, alla robotica e allo sviluppo globale. «Vogliamo stimolare la nascita di un nuovo mercato di dispositivi medici – spiega Daniel Berman, che all’interno di Nesta, il fondo per l’innovazione lanciato dal governo britannico e dal 2017 presente anche in Europa continentale con la sede di Torino – perché la resistenza batterica agli antibiotici è in continua crescita e le aziende private non sono interessate a investire».
Tra il 2003 e il 2013 appena il 5% dell’impegno complessivo dei fondi di venture capital è stato indirizzato a combattere la resistenza agli antibiotici, ma il costo sociale ed economico è in pericolosa crescita. La Review on Antimicrobial Resistance, commissionata dal governo britannico nel 2014, ha inoltre mostrato che se nei prossimi dieci anni non svilupperemo soluzioni efficaci per contrastare lo sviluppo dei “superbatteri” resistenti ai farmaci, potremmo dover fare i conti con scenari apocalittici. Già oggi le forme di staffilococco aureo – l’infezione batterica più comune negli ospedali – resistenti alla meticillina sono oltre due volte più costose da trattare rispetto ai ceppi normali (35mila contro 16mila dollari a paziente) e con una mortalità altrettanto superiore (24,5% contro 11,5%). Ogni anno si stima che almeno 50mila persone siano vittime di infezioni resistenti agli antibiotici in Europa e Stati Uniti e il conto globale super le 700mila vittime annue.

«All’aumento della resistenza agli antibiotici contribuiscono diversi fattori, in primis la sovraprescrizione ma anche la riduzione dell’uso dei vaccini – spiega Berman – Il problema principale è però che oggi la diagnosi di un’infezione da parte dei medici di base avviene ancora in base ai sintomi e spesso vengono prescritti farmaci ad ampio spettro perché non si conosce bene la natura dell’infezione. Se i medici in ogni parte del mondo potessero capire in modo rapido ed economico con che tipo di batterio hanno a che fare e se esso è già resistente a un farmaco, l’uso degli antibiotici diventerebbe immediatamente più mirato ed efficace, dando risultati migliori e senza aumentare la resistenza dei microrganismi».

I criteri sulla base dei quali verranno valutati gli oltre 20 candidati sono otto: necessità (il test deve migliorare l’uso mirato degli antibiotici); accuratezza; costo (circa 20 dollari a esame che potrebbero scendere con l’industralizzazione); rapidità; facilità di utilizzo; scalabilità; sicurezza; connettività (sono preferiti si sistemi che già prevedono una registrazione dei dati). «Ciò che premieremo – spiega Berman – sarà un prototipo con un design stabile e ottimizzato che possa essere valutato per le sue performance in visto delle approvazioni sanitarie come quelle dell’Emea europea e della Fda statunitense».

Non è richiesto che il sistema sia open source o che venga ceduta la proprietà intellettuale, ma le clausole del Longitude prevedono che chi dovesse accettare i dieci milioni di sterline, per poi farsi una bella vacanza e non proseguire nella scalabilità e diffusione del prototipo, non potrà rivalersi se Nesta o altri attori indicati dal governo inglese svilupperanno il sistema a livello commerciale.
Le soluzioni candidate sono diverse e includono anche sofisticati sistemi robotici ma quelle che sembrano in pole position sono i sistemi di microfluidica, i cosiddetti biochip o lab on a chip, delle sorte di cartucce nelle quali è sufficiente introdurre una goccia di sangue o saliva per ottenere in pochi minuti un risultato molto preciso. «Questi sistemi sono molto interessanti – osserva Berman – perché anche di facile lettura poiché spesso le molecole che utilizzano possiedono dei marcatori fluorescenti e il risultato può essere letto direttamente dall’app di uno smartphone. Ovviamente questo tipo di soluzioni avrebbe un prezzo regolato e incentivato, ma i benefici sarebbero enormi, non solo in Gran Bretagna e negli altri paesi sviluppati, ma in tutto il mondo e a lungo termine perché garantirebbe accesso a cure migliori per tutti ed efficientamento della spesa sanitaria».