Possiamo pensare alla scuola come un sistema che genera più output di risorse rispetto agli input. Le risorse in input sono: studio, capitali e lavoro. Nell’output c’è la sintesi dell’accrescimento dei talenti umani che in seguito il mercato valorizza.

Nel ‘900 eravamo dipendenti delle macchine, che erano solo in certi luoghi e molto costose, per esempio un tornio o una pressa. Ma ciò ha dato la possibilità a milioni di lavoratori, inizialmente con poche conoscenze, di aumentare la produttività a dismisura. Tutto grazie alla produzione di massa e, a dire il vero, anche con qualche sofferenza degli artigiani o di chi aveva un’alta preparazione, comunque sopraffatti dalle grandi imprese di produzione su scala globale. In ogni caso, il lavoratore era interscambiabile, quindi contava più la macchina che le competenze della persona.

Ora tutto si è invertito: la macchina è sostituibile, la conoscenza delle persone con maggiori difficoltà. Ma che tipo di conoscenze abbiamo bisogno? Di certo non scuole e aziende progettate per come si costruivano i prodotti nel Novecento, con misurabile ripetitività e precisione dei manufatti: chi non riusciva a stare nello standard usciva dal ciclo produttivo.

Abbiamo tutti gli strumenti possibili a disposizione, ma ci servono metodi per poter interpretare il mondo odierno composto dai dati, che nascondono informazioni, e dal software, che nasconde il bias di coloro che l’hanno scritto. Dobbiamo far di tutto per formare le persone che saranno espulse dal mondo del lavoro per via dell’intelligenza artificiale: solo così avranno un’ambizione, un proposito.

Con questa finalità è nata Impactscool, organizzazione non profit che progetta attività di formazione e divulgazione su tematiche legate al futuro, all’innovazione e alla comprensione delle tecnologie emergenti e dei loro impatti sulla società: dalla robotica alla genetica, passando per blockchain, stampa 3D e intelligenza artificiale. Con più di 90 workshop organizzati nelle scuole e nelle università, oltre 3600 studenti formati e 40 ambassador operativi in Italia e in Europa, è riuscita in pochi mesi a diventare un punto di riferimento per la divulgazione e il dibattito su questi temi.

Il Ceo Cristina Pozzi, dopo aver siglato un protocollo d’intesa con il Miur, disegna il suo scenario: “Con Impactscool il futuro entra nelle scuole e nelle università come nuova materia di studio. Questo accordo ci dà grande fiducia sulla possibilità di lavorare non solo con gli studenti, ma anche con i professori, permettendoci di portare nuovi contenuti e, soprattutto, esercizi di pensiero al futuro essenziali per sviluppare le nuove competenze di domani.”

I mestieri scompaiono. Per alcuni improvvisamente, ma non per chi è informato. A questo serve l’istruzione: per capire prima cosa sta per accadere e per aver tempo e capacità di assumere nuove competenze. Lavoro e conoscenza sono di nuovo slegate, come quando eravamo attaccati alla catena di montaggio. Prevedere quale sia la migliore area di sviluppo è difficile, quasi impossibile: è meglio che il sistema sia mirato alla flessibilità per i futuri apprendimenti.

È questo il valore aggiunto del sistema scuola. Grazie all’iniziativa di Cristina Pozzi, un’italiana che ha tutti i titoli e l’ambizione di poter esportare di nuovo il modello Montessori – questa volta in salsa 2.0 -, sarà possibile aiutare una nuova generazione di giovani a far avanzare il mondo verso il futuro.