I sistemi spaziali possono produrre enormi ricadute in termini di qualità dei servizi e di occupazione qualificata. E’ una cosa già verificata e già sostenuta da me su queste pagine. In Europa il settore spaziale vale circa 6 miliardi di euro l’anno e occupa oltre 30.000 persone. Le principali motivazioni che hanno portato alla definizione di una Politica spaziale europea unitaria sono : garantire un accesso dell’Europa allo spazio, assicurare un ruolo di leadership dell’Europa nei grandi progetti spaziali, consentire lo sviluppo di un settore industriale spaziale di qualità, consolidare l’autonomia tecnologica nel settore spaziale e favorire l’accesso di giovani allo spazio.

E’ evidente che lo spazio rappresenta uno degli elementi fondamentali della strategia di Lisbona che si pone l’obiettivo di sviluppare a livello continentale una “economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”.

Per comprendere il mercato spaziale europeo è utile analizzare la posizione europea nel mercato globale, prendendo come riferimento gli Stati Uniti che sono considerati i principali attori dello spazio.  Un modo di valutare le capacità spaziali di un industria è stimare le tonnellate di satelliti messe in orbita distinguendo tra mercato civile e militare. Questa distinzione è rilevante in quanto il mercato militare è caratterizzato da grossi contratti di lunga durata che sono generalmente riservati ai soggetti industriali nazionali per lo sviluppo di satelliti dedicati alla difesa. Inoltre i militari sostengono anche il mercato civile sottoscrivendo contratti pluriannuali per acquisire grossi volumi di immagini. I contratti sottoscritti dai militari risultano fondamentali nel sostegno dell’industria spaziale che deve affrontare ingenti investimenti in ricerca e lunghi processi produttivi.

Eurospace, l’associazione europea delle maggiori imprese spaziali riporta che nel 2011 gli Usa hanno messo in orbita, escludendo le missioni umane verso la stazione spaziale, circa 120 tonnellate di satelliti mentre l’Europa “solo” 65 tonnellate. Nel segmento delle missioni civili c’è un sostanziale equilibrio, 80 tonnellate per gli Usa e 60 per l’Europa, ma il contributo del segmento militare è molto sbilanciato e la differenza diventa 40 a 5 a favore degli americani.  Di conseguenza negli Usa il mercato spaziale è sostanzialmente sostenuto dalla domanda militare mentre in Europa le attività spaziali dipendono dalla domanda commerciale che è molto dinamica e soggetta ai cicli economici globali.

Quindi l’industria spaziale americana e, in modo analogo, quella di altri paesi come la Cina gode di un significativo vantaggio competitivo rispetto all’industria europea proprio grazie alla struttura del mercato in cui opera. Considerata la vocazione pacifica dell’Europa è necessario costruire un’alternativa, coerente con le politiche europee, che possa coprire questo gap. Una soluzione in tal senso è sviluppare una robusta domanda pubblica di servizi spaziali che dia continuità e certezze di lungo periodo agli investimenti.

I programmi europei Galileo e Copernicus sono i primi segnali verso la creazione di una domanda pubblica europea. Cosa si può fare per rendere stabile, diffusa e significativa questa domanda? E in che modo possiamo adattarla alle caratteristiche del sistema industriale europeo? In questo caso “pensare globale e agire locale” è la soluzione da perseguire. La dimensione regionale consente di intervenire sia a livello di offerta, favorendo la cooperazione tra i distretti produttivi di tutta Europa, che verso la domanda pubblica generando una richiesta diffusa di servizi spaziali orientati a soddisfare bisogni reali dei cittadini europei.

Durante la conferenza Space4You sono emerse numerose iniziative, a livello europeo, in cui le industrie spaziali e le amministrazioni locali si aggregano e cooperano con successo. In questi tre giorni si è posta l’attenzione su come coniugare la crescita della domanda con quella dell’offerta a livello locale, mettendo al centro dell’attenzione il cittadino. Il centro della discussione, che si è sviluppata utilizzando buone pratiche di Innovazione orientata all’utenza, i cosiddetti Living Lab, è stato quello di partire dalla consapevolezza dei benefici prodotti dallo sviluppo di una capacità industriale e di competenze di ricerca nel settore, accanto ai benefici in termini di occupazione, ammodernamento dell’istituzione regionale, della sicurezza dei territori che proviene dall’uso diffuso di servizi spaziali. Il nome stesso della conferenza evocava questa centralità dei cittadini, declinata poi sui servizi pubblici, dall’ambiente alle infrastrutture, dall’agricoltura alla protezione civile, come elemento di propulsione dei territori.

Non meno suggestivo il tema di organizzazione della produzione, dallo sviluppo di Pmi in filiera, alla creazione di reti lunghe di cooperazione tra le regioni di Europa. Un approccio seguito con forza dalle Pmi del distretto pugliese , solidamente costruito su una struttura di Pmi, che hanno raddoppiato il fatturato negli ultimi due anni e partecipano, ai principali programmi delle agenzie spaziali anche fuori dai confini E’ l’inizio di un cammino lungo e ambizioso per tutte le regioni d’Europa.