Capire come mettere a sistema i big data delle pubbliche amministrazioni con i nuovi strumenti dell’intelligenza artificiale, sviluppando nuovi servizi per i cittadini. È questa la missione della neonata taskforce per l’Ai lanciata questa settimana da Agid con una riunione a Palazzo Chigi. Il gruppo, che si è riunito per la prima volta giovedì scorso, è composto da trenta specialisti scelti con competenze fortemente interdisciplinari dal mondo accademico, da organizzazioni internazionali, dal mercato e dal mondo delle startup tra quasi 500 candidature che hanno risposto alla call di aprile. Questo gruppo è affiancato da una community di altri 200 specialisti destinata a crescere ancora nei prossimi mesi attraverso le iscrizioni sul sito.

Il primo obbiettivo della task force è la produzione entro dicembre di un white paper molto snello e accessibile anche ai non addetti ai lavori. La prima bozza, uscita dalla riunione di giovedì, identifica nove sfide dell’Ai (etica, tecnologia, competenze, accesso ai dati, inquadramento legale, trasformazione, equità sociale, misura dell’impatto e sicurezza) e nella sua versione finale proporrà anche una roadmap e una serie di raccomandazioni che la pubblica amministrazione italiana potrà adottare per allinearsi alle migliori prassi internazionali. “L’Ai può ridurre i carichi amministrativi, aiutare a risolvere problemi di allocazione risorse, migliorare la qualità dei servizi e quindi  semplificare il rapporto con la Pa – per il cittadino e naturalmente per le imprese – spiega il direttore di Agid Antonio Samaritani  -. Proprio partendo da questa consapevolezza il ragionamento avviato con la task force diventa fondamentale: oggi lavoriamo su grandi progetti concepiti negli anni passati, mentre le tecnologie evolvono tanto da modificarsi radicalmente e rapidamente. Se non cominciamo a lavorare pensando allo sviluppo dei migliori strumenti di Ai non riusciremo a gestire le sfide cruciali per l’innovazione di questo paese. Per questo ci piacerebbe che dal cantiere della Task force nascessero subito progettualità pilota da inserire nei filoni di cui oggi ci occupiamo”.

La task force, inoltre, valuterà possibili progetti pilota per sperimentare applicazioni e servizi che già utilizzano strumenti di intelligenza artificiale. “Esempi interessanti arrivano in particolare da Inghilterra, Australia e Stati Uniti, ma anche dal Giappone, in particolare in ambito di politiche sociali – osserva Barbara Ubaldi, direttrice dell’unità per il governo digitale e gli open data dell’Ocse e parte della Task force – Ci sono anche esempi interessanti a livello di amministrazioni locali nei paesi Nordici, come Stoccolma in Svezia e Bergen in Norvegia. Il problema è che anche in questi paesi tale iniziative rimangono purtroppo ancora esempi isolati in alcuni dipartimenti o ministeri, e non c’è sufficiente massa critica di casi dai quali poter distillare lezioni in base alle quali formulare linee guida”.

“Dal punto di vista scientifico il passo più importante sarà sviluppare uno spazio concettuale condiviso all’interno della Pubblica Amministrazione italiana per integrare i suoi processi in modo automatico – osserva Guido Vetere, professore di Ai presso l’Università Marconi di Milano e parte del gruppo – in passato è prevalsa una visione di integrazione dei dati molto bottom-up ma questa non basta più. Ci vuole una governance esplicita e, come è stato sottolineato da Giuseppe Attardi, non bastano big-data e machine-learning ma ci vuole un coinvolgimento forte dell’uomo in questi processi”. I frutti del lavoro della task-force si potrebbero vedere già a breve poiché le nuove tecnologie si innestano bene su progetti già avviati come l’anagrafe digitale unica e l’integrazione di tutti i dati del sistema sanitario. “Questa nuova task force è un ponte tra specialisti e pubblica amministrazione che può rivelarsi molto utile per due ragioni – osserva Maria Chiara Carrozza, docente di bioingegneria industriale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Misa e deputata pd che fa parte della task force  –: la prima è che il libro bianco che produrremo potrà servire come base per delle nuove politiche come avviene in Gran Bretagna e in altri paesi. La seconda è che un approccio nazionale che possa coordinare le diverse esperienze locali, tra le quali ve ne sono già di molto avanzate come a Milano e Bologna, in modo da garantire a tutti i cittadini, da Mazara del Vallo a Bolzano, lo stesso livello di servizi. Certamente non mancano le sfide come per esempio il procurement di questi servizi per il quale la PA dovrà attrezzarsi adeguatamente”.

L’acquisto di servizi di Ai da fornitori esterni sarà uno degli snodi cruciali da affrontare. “Stiamo parlando di attività che prevedono la raccolta, l’analisi e la gestione di una mole enorme di dati: oggi i grandi investimenti per queste attività sono portati avanti prevalentemente dalle grandi realtà private – sottolinea Marco Bani, responsabile della segreteria tecnica di Agid – Questa task force nasce proprio con l’intento di individuare quali sono le sfide legali, tecniche e etiche che deve affrontare il settore pubblico per costruire un contesto fertile allo sviluppo di strumenti e tecnologie di intelligenza artificiale, come ad esempio promuovere la diffusione dei dati aperti e la trasparenza nelle decisioni prese da algoritmi”.

A dispetto della talvolta zoppicante informatizzazione dei nostri uffici pubblici, secondo Ubaldi questo sarebbe il momento ideale per lanciare queste iniziative nella Penisola: “Credo che l’Italia sia probabilmente più pronta che mai in questo momento per affrontare questa sfida – sottolinea l’esperta dell’Ocse – perché sembra esserci la volontà politica di abilitare i funzionari pubblici a muoversi in questo senso, il che è un buon punto di partenza. Resta il fatto che per poter approfittare pienamente di queste opportunità c’è bisogno di una cultura amministrativa, e di un contesto all’interno della pubblica amministrazione, che permettano e incentivino dinamismo, sperimentazione e collaborazione tra diversi attori dell’ecosistema del governo digitale. La creazione della Task Force è un ottima iniziativa per potersi preparare ad affrontrare la sfida in modo adeguato e mi auguro che l’Italia si continui in questa direzione”.