Lui la racconta come una favola: «Era domenica e stavo andando al mare. Squilla il telefonino e uno, in italiano un po’ difficile, mi fa: “Salve, sono di Stoccolma, vi ho scoperto su internet e vorrei importare il vostro pesce da queste parti”. Per dieci minuti ho pensato a uno scherzo. Ma era tutto vero, visto che abbiamo cominciato a spedire casse di prodotti in Svezia». Potenza del web. D’altronde quella di Andrea Rossi, 33 anni, fondatore della Odpgroup (là dove l’acronimo Odp sta per Orizzonti del pescatore, nome già di per sé evocativo), ha tutto per essere una bella favola. «Sono nato a Burano, l’isola dei merletti vicino a Venezia» racconta. «Ma la mia è sempre stata una famiglia di pescatori. Io stesso ho cominciato a pescare fin da bambino. L’idea, nel 2014, è stata quella di riscoprire i metodi di lavorazione del pesce e le antiche ricette della laguna, studiare un packaging di alto livello e avvicinarsi al mondo dell’alta gastronomia. Evidentemente l’intreccio fra tradizione e qualità, sotto il grande cappello del brand Venezia, ha funzionato. Al resto ha pensato e, speriamo, continuerà a pensare il tamtam internettiano».

Eccoli, dunque, i segreti di Orizzonti del pescatore. Che poi di segreto non hanno proprio nulla. Materia prima ipergarantita. Lavorazioni fatte interamente a mano nella sede operativa in terraferma, a Ponte della Priula (Treviso). Pochi prodotti genuini e preparati «come quelli di una volta»: alici e branzini marinati con aceto di mele e limone, filetti di tonno e di spada stagionati unicamente con il sale di Cervia. E soprattutto, le moeche, tipici granchi tenerissimi della laguna: «In tutta Venezia siamo rimaste solamente otto famiglie a tirare su le vere moeche». Risultato: in appena un paio d’anni i prodotti targati Orizzonti del pescatore sono sbarcati sugli scaffali dei negozi Eataly e nei menù di molti ristoranti e gastronomie da Nord a Sud della penisola.

In tutto ciò il web ha fatto la parte del leone. Come strumento per farsi conoscere e informare, prima ancora che per vendere. «Su internet» spiega Rossi «noi raccontiamo per filo e per segno chi siamo e che cosa facciamo. Così, nella massima trasparenza. Il punto è che è esattamente quello che oggi chiedono i cittadini-consumatori. Tanto più all’estero. I potenziali clienti vogliono capire e, se possibile, vivere un’esperienza, anche se rimangono seduti davanti al computer. Questo non è semplice marketing, è valore aggiunto». Tradotto, la gente mette mano più volentieri al portafogli, purché i prodotti siano di qualità e, magari, si portino dietro una storia affascinante o addirittura secolare. «La prossima tappa» conclude Rossi «sarà la gestione di un e.commerce diretto, gestito completamente da noi. Al momento ci appoggiamo a portali specializzati in eno-gastronomia. Ma non possiamo accontentarci». Giusto: quando in ballo c’è il nome di Venezia non si può scherzare.