La blockchain ha un nuovo concorrente. Il sistema a blocchi crittografati che ha dato origine alle critpomonete deve oggi confrontarsi una nuova tecnologia di “libro mastro distribuito” chiamata hashgraph. E’ questo il senso di un dibattito nato a seguito della diffusione di alcuni articoli su diversi siti di informatica e finanza che hanno presentato il nuovo metodo per condividere informazioni sicure all’interno di una rete di utenti. Metodo presentato come capace addirittura di soppiantare la blockchain.

L’idea è dell’americano Leemon Baird che, dopo aver lavorato per diversi anni a questa sua intuizione, ha fondato a Dallas una società chiamata Swirlds – acronimo di shared worlds, mondi condivisi – per diffonderla e promuoverla.

La blockchain classica si basa sul principio della condivisione totale delle informazioni. Il ledger – il libro mastro – è a disposizione di tutti gli utenti che conoscono le transazioni effettuate e l’ordine con il quale sono state eseguite. Questa condivisione costituisce la garanzia che un utente disonesto non possa ad esempio spendere contemporaneamente i suoi bitcoin in due negozi differenti.

La sincronizzazione dei nodi è un processo complesso, reso ancora più costoso dal punto di vista computazionale dal sistema a “blocchi” che richiede la risoluzione di problemi matematici legati alla crittografia. Il risultato è che tutti i sistemi di transazioni basati sulle blockchain non possono generalmente eseguire più di sette transazioni al secondo.

La tecnologia hashgraph, invece, non richiede la sincronizzazione simultanea di tutti i nodi, ma si basa su interrogazioni casuali fra i diversi utenti che si scambiano reciprocamente le informazioni sulle transazioni in corso. Questo processo, chiamato “gossip”, garantisce lo scambio dei dati, ed è strutturato in modo da mantenere la coerenza dell’ordine delle transazioni: una garanzia essenziale per evitare che ad esempio una persona possa spendere le sue monete virtuali quando oramai non le possiede più.

Baird sostiene che il suo sistema è sicuro e a prova di falsari, e che sarebbe in grado di gestire anche più di 300mila transazioni al secondo. L’applicazione è leggera ed anche uno smartphone può diventare un nodo della rete hashgraph. Inoltre, il sistema resiste agli attacchi DDoS e nessuno dovrebbe riuscire a mutare la cronologia delle transazioni.

Chiunque può sperimentare l’efficacia di questa tecnologia scaricando il software dal sito dell’azienda Swirlds, dove sono anche a disposizione paper scientifici che ne illustrano in maniera più dettagliata il funzionamento. Ad oggi, in realtà, questo sistema non è mai stato usato per costruire una moneta virtuale, anche se lo stesso Baird afferma che ci stanno lavorando e che ciò sarà realizzato molto presto.

Una delle critiche più comuni a questa tecnologia è legata tuttavia proprio alla presenza dell’azienda. La tecnologia hashgraph non è infatti open source ed è protetta da più brevetti, al contrario di altri sistemi crittografici dove proprio la pubblicità del codice costituisce una garanzia di sicurezza.

Nonostante tali limiti, già diverse realtà commerciali hanno iniziato a guardare con attenzione verso questo sistema. Il fondo statunitense di venture capital New Enterprise Associates ha raccolto ad esempio 3 milioni di dollari per Swirlds, e lo scorso 27 ottobre CULedger – un consorzio di istituti di credito tra cui Credit Union National Association e Mountain West Credit Union Association – ha firmato un accordo con la società di Dallas per l’utilizzo dell’hashgraph.

E’ difficile prevedere se questa tecnologia sarà davvero in grado di diventare un vero concorrente della blockchain. Probabilmente chi afferma che quest’ultima abbia i giorni contati esagera, e questo anche proprio per la mancata diffusione del codice. Tuttavia, è certo che l’esistenza dell’hasgraph dimostra che possono esistere più modalità per realizzare libri mastri distribuiti, e che quindi l’idea alla base della blockchain e delle monete virtuali può trovare più forme per concretizzarsi. Una pluralità che non potrà che arricchire il panorama delle criptomonete e delle transazioni decentralizzate.