Da Muccia al Brasile passando per Berkeley. Con una missione: ridurre il numero di vittime di malaria nel mondo. Biovecblok, spinoff dell’Università di Camerino, lancia entro aprile un equity crowdfunding per finanziare la copertura mondiale di due brevetti, depositarne uno nuovo e sostenere le linee di ricerca nelle Marche. “L’anno scorso abbiamo vinto premi per 120mila euro – spiega Aurelio Serrao, co-fondatore di Biological Strategies for Insects Vector Control – purtroppo la metà abbiamo dovuto spenderli per ripristinare il centro di ricerca danneggiato dal terremoto”.

L’anno scorso  Biovecblok ha vinto la finale italiana della Global Social Venture Competition, tra le competizioni più importanti al mondo per le startup con forte impatto sociale. E oltre al premio Romano Rancilio Award (pari a 10mila euro donati dalla famiglia Rancilio) hanno avuto la possibilità di volare a Berkeley per il round finale, dove sono arrivati terzi con il progetto Atlas. Si tratta di un batterio simbionte delle zanzare, innocuo per l’uomo, che esprime una molecola che altera negativamente la fisiologia delle zanzare. Per questo prodotto chiederanno presto il brevetto che va a sommarsi al larvicida (molecole naturali a impatto ambientale zero, che bloccano il metabolismo di larve e pupe) e al repellente completamente naturale. I prodotti di Biovecblok hanno il vantaggio competitivo di non essere tossici (a differenza di molti sul mercato) e di non sviluppare la resistenza da parte delle zanzare, portatrici della malattia.

“Nell’ultimo anno abbiamo ricevuto finanziamenti da Next Venture di Civitanova e da un business angel – aggiunge Serrao – ma non sono sufficienti. Abbiamo difficoltà. Per questo lanciamo con la piattaforma Next Venture un equitiy crowdfunding per un milione di euro pari al 25% della società”. Una scelta obbligata. “Abbiamo difficoltà a reperire fondi in Italia dove la malaria non viene recepita come una minaccia – spiega Serrao – Per cui andremo anche in Brasile dove sono sensibili al tema e ci sono fondi pubblici e privati. Poi abbiamo avviato contatti internazionali tra cui Intellectual Ventures di Seattle (che ha partnership con la Gates Foundation ndr.)”.

La maggior parte dei fondi vanno alla copertura delle spese brevettuali mentre l’obiettivo della società è poi trovare accordi commerciali (licenze e royalties) per produrre le soluzioni antimalaria nei singoli paesi.