Tour enogastronomici fra le cantine del Friuli. Biglietti in anteprima per il festival lirico di Verona. Passeggiate guidate per il centro storico di Lecce, con possibilità di definire le tappe a seconda dei gusti personali. Il tutto, su un motore di ricerca che pubblica offerte da 1.000 località in 70 paesi al mondo. Nata nel 2012 da un’idea di quattro imprenditori milanesi, Musement è una startup che propone un servizio di ricerca e suggerimenti di pacchetti turistici «meno mainstream». Il funzionamento è quello di un browser a tutti gli effetti, dove l’utente si collega, digita la sua meta di destinazione e può sfogliare proposte aggiornate di iniziative che sfuggono agli itinerari più commerciali. Enti e imprese caricano online l’offerta, la startup guadagna trattenendo una quota dall’acquisto effettuato.

In sostanza, dice il Ceo Alessandro Petazzi, «la piattaforma dà visibilità a iniziative e micro-iniziative che altrimenti rischierebbero di restare in secondo piano – dice –. Un conto è se si vanno a visitare i Musei Vaticani. Un conto è se si cercano esperienze più particolari, come un evento di nicchia o un tour a cavallo nell’entroterra. Per quello interveniamo noi».
Dal punto di vista del turista, il portale (disponibile anche come app per iOS e Android) consente di ampliare le possibilità oltre agli itinerari già fissati su brochure e agenzie tradizionali.
Nell’ottica di imprese ed economia del territorio, può rivelarsi un’arma in più nell’attrazione di visitatori italiani e stranieri. Gli accordi sottoscritti con la startup permettono di pubblicizzarsi online, entrando nel radar di una clientela composta per oltre la metà da turisti internazionali. Oltre a hotel ed enti pubblici, l’elenco di clienti ha iniziato a includere anche trasporti e agenzie di viaggio.

Musement ha siglato un accordo con le Ferrovie dello Stato per «migliorare l’esperienza dei clienti», scremando una serie di opportunità per le varie destinazioni scelte dai turisti in viaggio sui binari nazionali. È già più difficile immaginare una sintonia con le agenzie di viaggio, in teoria ostili alle piattaforme di turismo online e alle loro ripercussioni sulla filiera dell’organizzazione di viaggi tradizionale. «E invece collaboriamo, secondo una logica di vantaggio reciproco – dice Petazzi – Il cliente ha accesso a più opportunità, le agenzie possono includere nei propri pacchetti anche “microeventi” che farebbero fatica a trovare sul territorio».

La startup ha raccolto un totale di 15 milioni di euro finanziamenti, registra un fatturato «nell’ordine delle decine di milioni» e ha mantenuto il suo obiettivo di break-even nel 2019, come annunciato anche dopo i suoi ultimi round di investimento. Parte della cassa è servita (e serve) per l’espansione tecnologica della piattaforma, disponibile in otto lingue e mirata ad alcuni aggiornamenti per la sua fruizione. Nel 2016 è stato lanciato «il primo chatbot al mondo nel settore delle attività turistiche», un assistente vocale installato sulla piattaforma e destinato al ruolo di «concierge digitale» per rispondere alle esigenze di viaggio dei clienti.

Sempre nello stesso anno è emerso un servizio integrato di prenotazioni in loco, con la possibilità di ricevere notifiche push sui luoghi più interessanti nella zona, prenotare i biglietti e saltare la coda in ingresso. Soluzioni che sembrano guardare soprattutto al lato consumatori, ma creano benefici anche all’impresa. «È il famoso principio del win-win, perché genera un vantaggio per entrambi – dice Petazzi – In questo senso, “digitalizzare” l’impresa turistica significa dare visibilità online a esperienze che sono sempre rimaste offline».