L’Europa va di nuovo alla conquista del Sole, 400 anni dopo le prime osservazioni fatte con il suo rudimentale telescopio da Galileo Galilei nel 1610. Lo fa grazie al progetto, finalmente partito dopo lunga incubazione, di un nuovo telescopio solare che un consorzio di 15 Paesi, fra cui l’Italia, costruirà alle isole Canarie. Specchio principale per raccogliere la luce di 4 metri di diametro, strumenti di analisi che possono lavorare contemporaneamente e tecnologia al massimo livello di sviluppo e innovazione lo porteranno al top mondiale di questa particolare disciplina.

Est, European Solar Telescope, è un progetto, finanziato da fondi Ue, FP7 e altri, che ha disegnato il telescopio e ora procederà alla sua costruzione e impianto nel parco astronomico delle Canarie, dove sono già una dozzina i telescopi di singoli Paesi, fra cui l’Italia con il suo Telescopio Nazionale, che prendono beneficio dalle eccezionali condizioni di stabilità meteo e dell’atmosfera, oltre all’assenza di inquinamento luminoso. Quando sarà realizzato, si pensa entro 5 anni, sarà il migliore in termini di tecnologia e prestazioni. Per avere un’idea il dettaglio massimo che possiamo avere oggi con strumenti europei sulla superficie del sole, che ricordiamo ha un diametro di circa 1.4 milioni di chilometri e ne dista da noi in media 150, è di 200 chilometri. Con Est, grazie anche all’adozione di tecniche di ottica adattiva, in cui il nostro Paese è leader mondiale, avremo un miglioramento di risoluzione di circa 10 volte, potendo vedere dettagli di 30 chilometri.

Da quel lontano 1610 in cui Galileo vide le macchie solari e pensò fossero dovute a una sorta di grandi nubi letteralmente incollate alla superficie solare, la nostra stella è stata studiata praticamente ogni giorno da frotte di astronomi, eppure, anche se può sembrare strano, il Sole, che è anche l’unica stella che possiamo vedere in grande dettaglio, ci pone ancora un’infinità di domande cui non sappiamo rispondere.

Intanto osserviamo che di questa gigantesca palla di gas possiamo vedere solo la superficie e, da quel che vi succede, cercare di capire cosa avviene al suo interno e come funziona la “macchina” di fusione nucleare che produce la spaventosa quantità di energia che da 4 miliardi di anni il Sole emana. Diciamo poi che la sua superficie è ben diversa da quella della palla luminosa e omogenea che possiamo vedere all’alba o al tramonto, ma è uno strato di plasma gassoso in continuo cambiamento. Anche se è una stella, per nostra fortuna, estremamente stabile, comunque osserviamo continuamente macchie solari, con un ciclo ben determinato di circa 11 anni ma non ancora ben compreso, e flares, ossia brillamenti superficiali che possono andare dalle poche centinaia di chilometri ai milioni, enormi colonne di gas proiettate nello spazio, senza andare a fenomeni più specifici che sono materia di specialisti.

Tutto questo peraltro influenza notevolmente anche lo spazio fra noi e il Sole, un ambiente che è tutt’altro che vuoto, ma invece campo libero occupato dalla radiazione che ci illumina e riscalda e anche dal cosiddetto vento solare, un flusso di particelle energetiche particolarmente intenso quando vengono prodotti brillamenti importanti. Anche se il campo magnetico terrestre, che lascia passare luce e calore, funge da scudo contro queste particelle che impedirebbero qualunque forma di vita, le condizioni della zona Terra-Sole sono sempre più studiate, si tratta del cosiddetto space weather, per capire la sua influenza sulla Terra e sulla nostra sempre più tecnologica società. Se infatti le aurore boreali, bellissime, sono l’aspetto più affascinante di questa interazione con i flussi di vento solare, ricordiamo che seri pericoli li corrono, ad ogni sbuffare del Sole, le centinaia di satelliti che governano, facilitano e proteggono la nostra vita quotidianamente.

Della luce solare Est non butterà via nulla e gli strumenti di analisi previsti sono parecchi: quantità, qualità, lunghezza d’onda, polarizzazione della luce solare ci diranno tutto sulle condizioni fisiche di questo eccezionale e gratuito laboratorio di fisica del plasma, che sulla Terra non potremo mai avere per ragioni più che ovvie.  A regime telescopio e strumenti produrranno una quantità veramente rilevante di dati e anche qui è prevista l’innovazione dei sistemi di analisi ora utilizzati, ma questo è comune a tutte le discipline e anche a gran parte del mercato che utilizza il digitale.

Al momento, come dice Francesca Zuccarello dell’Università di Catania, responsabile del progetto per il nostro Paese, siamo solo all’inizio, sono però buone le prospettive anche per le nostre industrie che avranno una fetta si pensa rilevante delle commesse complessive del progetto, attualmente stimato a 200 milioni di euro da qui al 2025, anno del previsto collaudo. Srs di Roma sta già lavorando alla stabilizzazione e raffreddamento dello specchio, il sole scotta come sappiamo tutti, e Ads international  al sofisticato sistema di ottica adattiva. La buona scienza crea sfide e le sfide creano opportunità per chi sa e vuole cimentarvisi.