Interviste in francese all’uscita dell’Acquario di Genova per conoscere il gradimento dei visitatori: l’esito meno scontato di StartRefugees è toccato a una dozzina di rifugiati di paesi di lingua francofona e ingaggiati per qualche settimana da Costa Edutainment. A dieci mesi dal lancio tramite la piattaforma digitale sono stati svolti 73 lavori occasionali, dalla manovalanza generica all’agricoltura. Online sono presenti 220 profili di rifugiati e richiedenti asilo ospitati da cinque cooperative liguri e il sistema di inserimento lavorativo sta ingranando. “A un anno dalla partenza siamo soddifatti e siamo pronti a scalare a livello nazionale – spiega Mauro Orso, amministratore delegato della startup innovativa a vocazione sociale – Abbiamo già contatti e manifestazione di interesse dalla Lombardia, dalla Valle d’Aosta e dal Piemonte”.

Come funziona

La piattaforma si inserisce in un ambito preciso del sistema dell’immigrazione, ovvero la seconda accoglienza. In Italia questa fase è in gran parte affidata agli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Una volta superate le necessità di vitto, alloggio e cura, il grande problema resta l’integrazione sociale, di cui l’inserimento lavorativo è un pilastro. I rifugiati e richiedenti asilo rischiano di passare anni nell’attesa di un futuro certo. StartRefugees nasce proprio per consentire loro di avere possibilità legale di lavoro occasionali, che si tramutano poi in relazioni sociali e in sprone a imparare o perfezionare la lingua italiana.

Quando una azienda o un privato entra nella piattaforma vengono proposti diversi settori che possono offrire lavoratori occasionali: edilizio, agricolo, artigianato, turistico alberghiero. E il risultato della ricerca è geolocalizzato rispetto al luogo da cui viene compiuta la richiesta. Quando si seleziona il profilo appare solo il nome di battesimo, senza fotografia e non compare nemmeno l’indirizzo di riferimento, a tutela delle persone che fuggono da situazioni di guerra, persecuzione, discriminazione.

Il sistema di feedback

“Abbiamo anche introdotto un sistema di feedback che ha dato riscontri positivi – aggiunge Orso – e che peraltro ci consente di avere una certificazione delle competenze delle persone”. Il feedback non si espreme solo con le stellette ma anche con una valutazione scritta complessiva.

Il profilo dei candidati viene caricato dall’ente gestore (cooperativa, fondazioni ecc) del centro di accoglienza, che pagherà una quota di iscrizione annuale per il servizio, oltre una fee mensile per un totale di circa 23 centesimi al giorno per rifugiato. Per aziende e privati il servizio è gratuito.

Il sistema di pagamento

Dopo l’abolizione dei voucher proprio alla vigilia del lancio di StartRefugees, il problema tutt’altro che secondario è stata la modalità di pagamento. Ma il problema è stato via via superato grazie al contributo di un altro socio della startup Maurizio Astuni, commercialista di Genova, che si occupava della gestione della fiscalità dei centri accoglienza.  Di fatto, oggi il pagamento può avvenire attraverso una ricevuta per prestazione occasionale, il Libretto famiglia o Presto dell’Inps, il job on call. L’altro socio della startup è Agorà, consorzio genovese di cooperative, il cui ruolo attivo è fondamentale per la buona riuscita dei percorsi dei rifugiati.