C’è chi aspetta un anno e mezzo per avere una protezione da parte dello Stato italiano e chi gode dello status di rifugiato fino a 5 anni, in attesa di un eventuale rinnovo. In questo limbo di tempo richiedenti asilo e rifugiati raramente hanno un’occupazione. Oppure trovano un qualche lavoretto occasionale, tramite il passaparola. Talvolta con condizioni non regolari.

Ora la piattaforma StartRefugees vuole contribuire a risolvere il problema, mettendo in contatto le aziende e i privati con i richiedenti asilo o rifugiati ospitati nei centri di accoglienza. “Vogliamo fare la nostra parte mettendo a disposizione una tecnologia che abiliti un sistema di integrazione sociale reale, a partire dal lavoro. E’ un aspetto fondamentale per prevenire i rischi di marginalità sociale e ghettizzazione. E anche fenomeni di sfruttamento, penso alla raccolta dei pomodori che inizia in questo periodo” spiega Mauro Orso, amministratore delegato della startup innovativa a vocazione sociale.

Come è nata l’idea
L’iniziativa nasce dall’incontro fortuito prima con Maurizio Astuni, commercialista di Genova che era interessato a comprare la piattaforma tecnologica iSpoon – messa a punto da Orso 3 anni fa – per utilizzarla nella gestione della fiscalità dei centri accoglienza. E poi con l’ex ministro Cécile Kyenge. “Ero a Bruxelles a presentare il social network iSpoon rivolto ai giovani, quando l’ex ministro mi ha chiesto: perché non declinarla per i richiedenti asilo?”, racconta il giovane imprenditore di Benevento.

Come funziona
E’ nata così l’idea di realizzare StartRefugees, con una quota di autofinanziamento e un fondo di 150mila euro da parte di Banca Etica. La piattaforma è in fase finale di test e sarà accessibile online da fine giugno. Poi seguiranno, in un secondo momento, le versioni accessibili da mobile (iOs e Android).
Quando entra nella piattaforma vengono proposti diversi settori che possono offrire lavori occasionali: edilizio, agricolo, artigianato, turistico alberghiero. E il risultato della ricerca è geolocalizzato rispetto al luogo da cui viene compiuta. “Quando si seleziona il profilo appare solo il nome di battesimo, senza fotografia e non compare nemmeno l’indirizzo di riferimento, a tutela delle persone che fuggono da situazioni di guerra, persecuzione, discriminazione”. Il profilo viene caricato dall’ente gestore (cooperativa, fondazioni ecc) del centro di accoglienza, che pagherà una quota di iscrizione annuale per il servizio, oltre una fee mensile per un totale di circa 23 centesimi al giorno per rifugiato. Per aziende e privati il servizio è gratuito. Il pagamento della prestazione del richiedente asilo avviene in anticipo rispetto allo svolgimento dell’attività e segue una procedura con ricevuta personalizzata (ed eventuale bollo, se il compenso concordato supera i 77,91 euro). Al termine della prestazione, il lavoratore farà firmare al datore di lavoro la ricevuta in duplice copia, così che rimanga un’evidenza ad entrambi.

I profili
“Tra i nostri 700 ospiti abbiamo selezionato con attenzione una cinquantina di profili – spiega Simona Binello, responsabile dell’area stranieri di Agorà, consorzio genovese di cooperative e socio della startup – E’ importante valorizzare le conoscenze pregresse dei rifugiati, incrociandole coi bisogni del territorio di riferimento. Per queste persone il rapporto diretto con il datore di lavoro diventa uno strumento di autonomia”. Sulla piattaforma ogni profilo ha una descrizione personalizzata delle qualità e competenze delle persone.
Inoltre ci sono meccanismi di rating e recensioni a doppio senso, mutuati da iSpoon, che andranno via via a rafforzare la reputazione delle persone. “Abbiamo già avuto manifestazione di interesse da parte di diverse cooperative liguri e a breve fare incontri anche con Confindustria”, aggiunge Orso.

Società benefit
Quando il progetto sarà a regime Orso e i soci hanno in mente di adottare lo status delle benefit corporation, che prevede accanto al perseguimento del profitto il rispetto di standard ambientali e sociali. “Essendo una startup
innovativa a vocazione sociale, una volta che realizzeremo utili – aggiunge Orso – destineremo una quota tra il 10 e il 20% ad associazioni e iniziative che si occupano di rifugiati”.