Che sia l’accesso dei disabili nei negozi o la produzione di insulina per i diabetici, a tutto c’è una soluzione. OpenCare è un progetto collaborativo europeo che accoglie i bisogni di cura, coprogetta le possibili soluzioni con i cittadini-utenti e realizza prototipi open, condividendoli con le comunità. Nella consapevolezza che nei nuovi sistemi di welfare le soluzioni si possono trovare dal basso, con la collaborazione di tanti e magari in modo autoprodotto nella logica maker del do-it-yourself (Diy).

“A Milano due anni fa è stato approvato il nuovo regolamento edilizio che prevedeva l’adeguamento alle normativa di accessibilità da parte degli esercizi commerciali – spiega Costantino Bongiorno, co-founder di WeMake, il fablab partner di progetto di OpenCare – Ma solo il 20% dei negozi si è adeguato. Ora stiamo studiando soluzioni assieme a commercianti e disabili”. In particolare stanno lavorando con OpenRampette sul sistema pulsante–chiamata–rampa per capire come rendere facile ed efficace il servizio. Non solo. OpenCare non risolve solo problemi dal punto di vista tecnico. Ma si cerca di guardare a tutta la complessità delle situazioni. In questo caso, c’è un aspetto normativo che può essere scoraggiante. Così OpenRampette sta cercando di proporre soluzioni che semplifichino la procedura di dichiarazione al Comune di Milano. Che peraltro è uno dei partner del progetto.

Sul versante scientifico il progetto OpenInsuline. Il problema è che negli Stati Uniti il farmaco è costoso, non esiste il generico e una parte della popolazione non ha accesso alla cura. Come, del resto, nei paesi in via di sviluppo. Così si sono messi al lavoro i biohacker dei Counter Culture Labs nella Baia di San Francisco. Hanno modificato il batterio E.Coli per produrre precursori dell’insulina umana. Il passaggio successivo sarà la produzione dell’ormone vero e proprio che potrà essere utilizzato dalle persone. Al progetto partecipano, oltre al gruppo di Oakland, anche un gruppo di Sydney e di Ghent in Belgio. La collaborazione avviene attraverso Edgeryders, piattaforma internazionale a cui partecipano 4milano innovatori di ogni ambito. “La piattaforma è di fatto uno strumento di discussione, di confronto e funge da ambiente di co-design online” spiega Bongiorno che racconta di come la community di Edgeryders esplori le frontiere dell’innovazione.

In genere i progetti arrivano a un artefatto digitale come per esempio un wearable utile per la disabilità. Ma si spingono fino all’ambito dei servizi. Come per esempio gruppi di mutuo aiuto sui temi della salute mentale o per gli operatori attivi  nell’ambito di esperienze difficili come quella dei migranti a Calais.

Al progetto Opencare, che fa parte di Horizon 2020, partecipano anche la Fondazione ScimPulse, l’Università di Bordeaux e quella di Stoccolma.

A ottobre i partecipanti al progetto tireranno le fila a Bruxelles all’interno di OpenVillage. Il tema comune sarà come il welfare do-it-yourself può supplire alle carenze dei sistemi tradizionali.