“Il 7% dei rifugiati accolti attraverso il sistema Sprar ha un diploma universitario. Noi vogliamo partire da qui” racconta Stefano Rovelli, che lancia come Singa Italia un servizio di mentoring professionale, con un programma pilota che sta per partire. “Stiamo selezionando un gruppo di rifugiati con alte competenze e motivazioni forti e una serie di professionisti italiani disposti a fare da mentor probono” racconta Rovelli che dopo una laurea in Economia Internazionale alla Bocconi, ha ottenuto un master a Londra per poi lavorare con una ong e una fondazione filantropica privata. Da qualche mese ha deciso di portare in Italia Singa, il network di otto organizzazioni attivo in Belgio, Germania,
Quebec, Francia, Gran Bretagna e Svizzera.

“L’Italia ha carattersitiche particolari – spiega Rovelli – Innazitutto una parte dei migranti è di passaggio, verso altri paesi europei. E poi siamo forti nella prima accoglienza ma mancano i servizi di ingrazione per la fase successiva”

Il settore prevalente nel programma pilota sarà quello dei servizi. L’idea è venuta da un contatto con un ragazzo del Ghana, che aveva conseguito la laurea in marketing ad Accra. A seguito di un percorso informale di mentorship, ora il giovane africano si attiverà nella comunità francofona di Roma per proporre i servizi commerciali di una utility energetica. Un altro ambito individuato per il progetto pilota è quello delle multinazionali dove potrebbero essere valorizzate le loro competenze linguistiche. Come anche negli sportelli di relazione con il pubblico dei piccoli Comuni.

“Ci siamo resi conto che una delle barriere maggiori in Italia per l’ingresso del mondo del lavoro è il network di relazioni, conoscere qualcuno che ti segnali opportunità – spiega Rovelli – Per questo siamo partiti dal mentoring. Per poi valutare in futuro di mutuare, da altri paesi, programmi di imprenditorialità e incubazione”. Singa Italia è una associazione ma punta a diventare una impresa sociale con una sua sostenibilità economica.