Gestione intelligente dell’energia, dell’agricoltura, delle fabbriche, delle case. Grazie all’internet delle cose e al machine-to-machine. Ma anche sfruttamento di big data, per motivi pubblicitari o ottimizzazione di processi, fino ad arrivare a tentare un salto in mercati adiacenti, come quello bancario finanziario. Sono questi gli sbocchi innovativi che gli operatori, in Europa, Nord America e Asia, stanno sperimentando per svecchiare il proprio modello di business. Possiamo considerare questi sviluppi come un’evoluzione di un approccio che va avanti ormai da anni: puntare su servizi per le aziende, Ict, soprattutto cloud e sicurezza, con il ruolo di accompagnatori della trasformazione digitale.

Si veda un recente studio di Analysis Mason, noto osservatorio inglese specializzato in telecomunicazioni. Risulta che solo gli operatori Singtel (Singapore) e Proximus Group (Belgio) hanno riportato una crescita dei ricavi enterprise tra il 2015 e il 2016, del 3,7 e dell’1,9 per cento rispettivamente, tra i Paesi sviluppati (contro una media di mercato di meno 2,1 per cento). E come hanno fatto? «Grazie a un robusto portfolio Ict, il che ha ridotto anche il calo di Orange, AT&T e Deutsche Telekom (-0,1, -0,2 e -0,3 per cento, rispettivamente)», dice Tom Rebbeck, analista dell’osservatorio.

Nel dettaglio, «gli operatori hanno potenziato il proprio portfolio grazie ai forti investimenti degli anni scorsi, acquisendo società specializzate. Singtel è l’esempio principe: con 800 milioni di dollari ha comprato società di cybersecurity e di qui ha sviluppato servizi sul mercato non solo locale, ma a livello internazionale», aggiunge. «Orange ha invece comprato una banca, in Francia, e intende lanciare servizi finanziari entro fine mese sfruttando le proprie prerogative. Ossia sarà la prima banca mobile online».

Un altro esempio di successo è Turkcell, in Turchia: crescita dell’11,9 per cento dei ricavi tra il 2015 e il 2016 grazie a un ecosistema di servizi digitali, anche finanziari (ha conquistato 1,5 milioni di utenti che non avevano un conto corrente bancario). Verizon, pur riportando un calo totale dei ricavi, sta facendo bene sui servizi “internet of things”, dove nel 2016 ha riportato il primo boom: «Ha speso 3 miliardi di dollari nell’acquisto di società di telematics e gestione flotte aziendali, come Hughes Telematics, Fleetmatics, Telogics», aggiunge Rebbeck.

Altri spunti promettenti, che però ancora non hanno portato a veri e propri impatti sui ricavi, sono i servizi di consulenza per aziende e automotive nell’ambito dell’internet delle cose. «Kpn e Deutsche Telekom hanno sviluppato open labs per creare ecosistemi di partner sull’internet delle cose nelle aziende. Le automobili connesse sono uno degli ambiti futuri più promettenti, perché consumano molto traffico dati: 2 GB al secondo, per una Tesla, e altre auto connesse si attesteranno su questi livelli nel giro di due-tre anni – continua Rebbeck -. In questo ambito uno degli attori meglio posizionato è Vodafone».

C’è anche il settore salute, con servizi di digitalizzazione documenti, teleassistenza, monitoraggio pazienti. Tra i casi di successo, Telus in Canada e Telstra in Australia (quest’ultima ha comprato una decina di aziende del settore).

«Nell’ambito internet delle cose, è meno chiaro il business case degli operatori per la smart home e smart meter, dove non c’è grande consumo di dati», dice Rebbeck. In Italia stanno sperimentando Tim e Vodafone, con Huawei, e la tecnologia Nb-Iot (basata su reti mobili 4G). «Negli Usa Comcast è riuscita a rendere proficui il business della smart home con sistemi di allarme. Ci stanno provando DT in Germania e O2 nel Regno Unito».

Diverso è il caso dei servizi di gestioni energia e risorse idriche per conto di pubbliche amministrazioni, smart city. Qui è di qualche giorno fa la notizia della prima applicazione italiana di Nb-Iot: Olivetti e Smat (Società Metropolitana Acque Torino) hanno cominciato a testarla per la misura dei consumi idrici e la gestione ottimizzata della distribuzione dell’acqua.

Ultimo ambito di servizi innovativi per le telco «riguarda l’uso dei loro big data per scopi pubblicitari, ottimizzazione di processi, risk management, per esempio in logistica e assicurazioni», aggiunge Jack Kent, analista di Ihs.

«Verizon è il principale caso di operatore che punta sull’online advertising, mentre Telefonica lavora con le assicurazioni in Spagna e Regno Unito», continua. La normativa privacy europea è più stringente, a riguardo, mentre negli Usa le possibilità si amplieranno ulteriormente se passerà una proposta di legge dell’amministrazione Trump a favore delle telco.