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La Nasa cerca cacciatori di asteroidi. Crescono i progetti di Citizen Science che puntano a coinvolgere le persone, con le loro competenze e il loro tempo

di Leopoldo Benacchio 14 Marzo, 2014
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Per chi vuole dare una mano a salvare la Terra dall’urto devastante con un asteroide ora c’è una concreta possibilità. Nasa e Planetary Resources, una compagnia privata che si ripromette di estrarre minerali dagli asteroidi, hanno lanciato un’iniziativa di Citizen Science, scienza partecipata dai cittadini. Si chiama Asteroid Hunter, cacciatore di asteroidi, consiste nel trovare migliori algoritmi software per scovare asteroidi nella migliaia e migliaia di immagini del cielo a disposizione negli archivi dell’Agenzia spaziale e non solo. Certo non è per tutti, ma è una buona occasione per segnalarsi e c’è anche qualche migliaio di dollari per premio, affrettarsi per l’iscrizione.

E’ solo l’ultima di una serie oramai lunghissima di iniziative che vogliono portare i comuni cittadini a dare una mano agli scienziati, coinvolgendoli direttamente nel lavoro di ricerca. Non più solo conferenze, notti della ricerca e libri quindi ma partecipazione attiva e veramente utile.
Si può fare veramente di tutto, dall’osservare particolari tipi di uccelli al misurare la pioggia caduta nel proprio giardino o cortile, si possono contare le stelle che si vedono dalla propria città, oramai poche decine altro che milioni, o raccogliere campioni di acqua e aria o segnalare la presenza di animali a rischio, come api e rane. Si può anche fare qualcosa di più sofisticato, come analizzare le immagini di Hubble Space Telescope e classificare le migliaia di galassie che vi sono contenute, un umano lo fa ancora più rapidamente e meglio di qualunque software esistente.
Se infine proprio si è pigri, si può almeno donare un po’ del tempo del proprio computer, ad esempio quando dormiamo o facciamo altro, alla ricerca dei preziosissimi numeri primi di Mersenne usati nella crittografia, o per trovare segnali di extraterrestri nei radiosegnali extragalattici, grazie al programma Seti@Home che però in 50 anni di vita, va detto, non ha trovato ancora nulla. Ma si sa, per aspera ad astra.

In effetti la Citizen Science, molto diffusa nel “pratico” mondo anglosassone, dove conta milioni di adepti, e purtroppo poco in Europa, ha radici piuttosto lontane dovute a un famoso prete anglicano, insigne studioso e professore famoso che, addirittura, nel 1833 fu il primo a introdurre la parola scienziato, che a noi magari può sembrare sia esistita da sempre. Il suo studio sulle maree, effettuato al prestigioso Trinity College di Cambridge, usufruì infatti di molti aiutanti civili nel 1835 per collezionare dati da tutta l’Inghilterra.

Da allora le cose sono cambiare parecchio e specialmente negli ultimi 60 anni oltre all’aumento della popolazione, quasi triplicata, c’è stato un aumento della scolarizzazione alta, almeno fine liceo, di 20-25 volte nei paesi industrializzati. Ovvio che, accanto a un desiderio di molte istituzioni di farsi un po’ di buon nome per far capire al contribuente come si spendono i soldi pubblici, in testa storicamente gli astrofisici, ci sia anche il desiderio di avere veramente un aiuto nella ricerca, a vari livelli. Un cittadino può infatti fungere semplicemente da osservatore e sensore, mandando i dati di quel che vede, o anche, con una buona dose di allenamento e istruzione superiore, partecipare anche all’operazione di analisi dati. Molti progetti si fondano su quei formidabili strumenti che sono l’occhio e la mente umana, mentre altri sfruttano appieno anche la disponibilità di reti, pc veloci e smartphone viene pesantemente sfruttata, ed esiste una serie di app che servono a tutto, dalla misura dell’inquinamento luminoso presente la notte all’analisi dei suoni delle varie popolazioni di pipistrelli, non troppo amata quest’ultima ma molto utile. Pare.

Leopoldo Benacchio

Leopoldo Benacchio

Astronomo e science writer, scrive sopratutto di stelle, satelliti e razzi http://lblog.it

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