Come affrontare i cambi di paradigma, in uno dei settori più in crisi degli ultimi anni, il mercato musicale? La risposta è nel rizoma… MArteLabel è un progetto composto da attività indipendenti e correlate, il senso della rete declinato nella realtà: «Siamo la cellula di un organismo più grande, MArteLive System, che mette in connessione eventi, progetti e iniziative collegate a MArteLive», questa l’idea base del suo fondatore, Giuseppe Casa. «Abbiamo fondato il progetto nel momento di massima crisi dell’industria discografica facendo del live il core business e differenziando le attività, realizzando in house quasi tutto e rivendendo servizi agli artisti e ai concorrenti». È la comunicazione integrata di progetto. Un sistema a costellazione, a 360 gradi: dal booking all’ufficio stampa, dal merchandising alla creazione del sito web.

Nell’Era “aumentata” del Reale/Digitale la chiave è l’ensemble: «Il nostro è un team diffuso – racconta Casa – di base una trentina di persone, a cui si aggiungono circa 200/250 collaboratori». E la rete si estende, poi, in tutta Europa. Ultimo gruppo attivato, in Spagna.

Indipendenti. Multidisciplinari/multiformi. Visionari: «Nel nostro team trovi tecnici, artisti, e non solo musicisti o esperti musicali… è questo che ci dà continui spunti, la contaminazione fa di noi un’etichetta “eclettica”». È la musica 3.0: «MArteLabel nasce dall’esperienza di MArteLive, un festival, che è anche un concorso e un sistema culturale. Questa genesi ci permette di muoverci trasversalmente su più livelli artistici, organizzativi e spazio-temporali (il network di nuclei organizzativi distribuiti sul territorio)».

L’avvento dei social network ha variato la fisica degli oggetti nella musica:  «I social hanno cambiato il rapporto pubblico/artista ma anche quello artista/produzione rendendo sempre più indefiniti i confini… è lo scenario dentro il quale dobbiamo muoverci noi discografici 3.0, mediando tra universi simbolici che spesso si sovrappongono».

Nel prossimo futuro, ci aspettano live a minore distanza fisica e a maggiore tecnologia: «Oggi il rapporto tra pubblico e artista è costante: 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. L’esperienza del concerto non si esaurisce sul palco, continua pochi minuti dopo sulla pagina Facebook, su YouTube, sui social dove, in tempo reale e nei giorni seguenti, il pubblico continua a commentare e condividere momenti del concerto stesso. Moltitudini dislocate in città diverse entrano in contatto tra loro partecipando, indirettamente, a concerti che non hanno avuto la possibilità di seguire dal vivo, e il videostreaming può estendere questa esperienza…» Per il fondatore di MArteLive poi: «Un’altra frontiera sono i dvd dei live, che potrebbero prendere il posto, o integrare, la vendita dei cd ai concerti».

Ritratto minimo del musicista di domani: «È una figura ibrida artistico-tecnica che si aggira tra gli spazi della multidisciplinarietà e del multimediale; capace di essere anche, e in parte, manager di se stesso, in grado di costruire la propria immagine, oltre che del proprio prodotto musicale».

Progetti più interessanti del momento: «I Nobraino, da poco passati con una major (Warner) e il Management del Dolore Post-Operatorio (è appena uscito il secondo album, McMao). Pur essendo molto diversi tra loro, siamo riusciti a farli emergere in poco tempo grazie a un mix di strategie alternative e una rete di contatti capillare».

Fisica molecolare declinata in progetto, una cellula che si modula e usa la rete per uscire dai confini fisici della realtà, superando l’orizzonte guardando “oltre” il muro (per dirla à la Banksy ndr): «Avere una “mente aperta” significa pensare ai pro di un progetto innovativo, correlarli ai contro e soprattutto… non tergiversare ma agire; in Italia spesso il sistema è impostato sulla politica del rinvio, un’ottica miope dentro la quale la cultura è all’ultimo posto. Ma la nostra – chiude Giuseppe Casa – è una realtà artistica “aumentata” dove il tutto è maggiore della somma delle parti». Scegliere. Agire. Ora, al centro del rizoma. Info, martelivesystem.net.