Ripartire dalle mani. Quelle che tagliano, cuciono, cucinano, tessono, lavorano. Ripartire da quelle mani che fanno la differenza, arginando l’avanzata dei colossi che industrializzano per massimizzare resa e profitti in mercati sempre più competitivi. Che il segreto sia nelle mani – e più in generale nella tradizione artigianale italiana che affonda le radici in secoli di ricerche, sperimentazioni, analisi – lo ha messo nero su bianco qualche mese fa anche il Guardian.

La prestigiosa testata anglosassone ha raccontato numeri e storie dell’artigianato italiano. E di come il made in Italy possa rappresentare una risposta efficace alla crisi del lavoro. “La riscoperta delle competenze artigianali contribuisce al rilancio dell’economia italiana”, ha titolato.  Argomentando come l’Italia sia di fatto una delle economie più lente dell’Unione Europea, con un alto tasso di disoccupazione, ma come al contempo ci siano alcuni segnali di recupero. E per individuarli occorre bussare all’indirizzo di tante piccole e medie realtà artigianali.

Il Guardian ha citato la crescita del +2,3% dello scorso anno avvenuta proprio tra le piccole imprese artigiane, secondo la fotografia scattata dal Centro Studi CNA, la confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola impresa. «Lavorare con le mani sta rappresentando una rinascita, spinta anche dalle aziende che riscoprono il loro spirito imprenditoriale in tutti i settori: dalla sartoria al calzaturiero e fino all’alimentazione», ha dichiarato al Guardian Stefano Micelli, docente di economia e gestione delle imprese all’Università Ca’ Foscari di Venezia e autore di “Fare è innovare”, edito dal Mulino. Per Micelli non si tratta di un’operazione nostalgia: questo fenomeno va inquadrato con lenti che guardano al futuro. «C’è una nuova generazione che sta pensando all’artigianato in modo diverso. Le nuove tecnologie e una spinta da parte dei governi soprattutto a livello locale sono le chiavi per comprendere questa rivoluzione».

Ecco allora le firme artigiane italiane che ripartono dalla rete. In fondo è questa la storia di due giovani ingegneri che hanno ideato il primo e-commerce nostrano di abiti maschili su misura. Con infrastruttura tecnologica e produzione completamente made in Italy. La bellezza del taglio sartoriale e la forza esponenziale della rete: grazie a Simone Maggi e Riccardo Schiavotto su Lanieri.com è possibile configurare il proprio capo su misura e si può decidere di toccare con mano tessuti anche in atelier o temporary shop distribuiti a Milano, Roma, Torino, Bologna, Zurigo, Monaco di Baviera, Bruxelles e Parigi. Tecnologia e produzione completamente made in Italy: «Utilizziamo solo le migliori lane sul mercato messe a disposizione da storici produttori di eccellenza», precisa Schiavotto, trentenne di Vicenza. Come quella del lanificio biellese “Successori Reda”: forte del secolo e mezzo di storia ha scelto di sperimentare le potenzialità delle nuove tecnologie. Ad oggi il servizio è utilizzato in 40 Paesi nel mondo.

Ma questa è anche la storia dei fratelli Paolo e Gabriele Levaggi e del loro lavoro di pura manualità che si declina con le nuove tecnologie. A Chiavari la loro impresa di famiglia produce da generazioni sedie con legni locali, utilizzando soprattutto faggio e ciliegio. E poi c’è il gioiello della sedia chiavarina, nata due secoli fa e ancora oggi venduta ovunque. Oggi il laboratorio e il punto vendita di trecento metri quadrati si moltiplica di fatto anche in rete.

La via italiana all’e-commerce. Lavoro artigiano che passa per i canali di acquisto digitali. Per l’osservatorio “eCommerce B2c Netcomm” del Politecnico di Milano il valore degli acquisti online nel 2017 andrà oltre i 23 miliardi di euro, con un incremento pari a 3,2 miliardi rispetto al 2016. Di fatto le stime parlano di un +16% dovuto soprattutto ai settori alimentare (+37%), arredamento (+27%), informatica (+26%), abbigliamento (+25%). E crescono anche gli acquisti via smartphone del +52% e insieme ai dispositivi mobili arrivano a incidere per quasi un terzo dell’intero mercato e-commerce. Dall’Italia al resto del mondo: secondo i dati di eBay tra i venditori professionali che hanno maggiormente esportato nel 2016 ci sono quelli della Campania (20,6%), Lombardia (11,5%). A seguire tra il 9% e l’8%  Puglia, Lazio e Sicilia.

«Se nel mercato italiano nonostante la crescita siamo ancora nelle retrovie come acquirenti, diventiamo di fatto degli ottimi esportatori, arrivando a vendere nel resto del mondo. I piccoli produttori nostrani sono ancora poco conosciuti in Italia, ma molto apprezzati all’estero, dove si registra una esportazione dell’artigianato e del design. Il solo fatto di pensare e produrre in Italia è un elemento che fa la differenza», afferma Francesca Baldassarri, consulente per la vendita di prodotti di artigianato sui canali digitali e autrice dell’e-book “Vendere handmade”, edito da Zandegù. Baldassarri da tempo studia una piattaforma americana che da diversi anni ha fatto l’ingresso anche nel mercato italiano. E lo fa da volontaria della community sin dal 2011: si tratta di Etsy, marketplace dell’artigianato diffuso.

A scommettere sull’incontro tra artigianato e opportunità del digitale sono anche altri marketplace internazionali. Da alcuni mesi con Amazon l’eccellenza manifatturiera del Piemonte è disponibile per i clienti in Inghilterra, Francia, Germania. Accessori moda e di design, creazioni artistiche e prodotti enogastronomici: l’offerta comprende 3.700 articoli tipici ed è stata sviluppata grazie al supporto della Regione Piemonte.

C’è poi la declinazione italiana per eBay, che ha promosso eBay adotta L’Aquila.  Lanciata nell’aprile del 2016 con Confcommercio, la campagna aiuta le PMI aquilane a rilanciare la propria attività, favorendo la digitalizzazione e aprendo l’enorme bacino d’utenza rappresentato dai 169 milioni di acquirenti globali presenti su eBay. Partendo proprio dal legame con il territorio, eBay e Confcommercio hanno tenuto dei seminari pratici per supportare gli imprenditori aquilani, formandoli su come portare con successo su eBay le proprie attività. L’iniziativa è poi approdata su una pagina eBay dedicata alla città dell’Aquila, dove viene data visibilità ai prodotti delle PMI aquilane e vengono raccontate le storie degli imprenditori locali. In un anno eBay ha registrato una crescita del +31% del numero di venditori aquilani, con un fatturato di circa mezzo milione di dollari generato dai nuovi venditori e un tasso di crescita costantemente a due cifre.

Ma la fotografia presenta anche alcune criticità. «In Italia spesso non si fa sistema, non si fa rete», precisa Baldassarri. Occorre più metodo, provando a sistematizzare processi di relazione. Che possono poi diventare anche di vendita. «Il consiglio è di proporre uno storytelling coinvolgente, partendo dai profili delle persone. Provare a raccontarsi in modo spontaneo, con la propria storia personale in modo coinvolgente e coerente, puntando tutto sull’italianità».

Quindi evviva il made in Italy, anche online. Purché sappia guardare alle opportunità offerte dal mercato globale. Perché internazionalizzare la vendita deve diventare un elemento distintivo. «Per molti piccoli produttori e artigiani c’è la necessità di fare da soli e oggi si può partire certamente così, ma per scalare e innovare occorre fare uno storytelling strutturato, affidandosi anche ai professionisti».