Anche se Trump si è ritirato dall’accordo di Parigi, gli Stati Uniti alla fine potrebbero arrivare lo stesso a centrare gli obiettivi. Senza volerlo. Ma grazie al precipitare dei costi delle rinnovabili. A credere all’ipotesi è Morgan Stanley che ha fatto parlare di sé negli ultimi giorni con una sua ricerca sull’energia, che indica come le rinnovabili sia destinati a diventare in meno di tre anni la fonti più conveniente per la produzione di energia. “Stimiamo che entro il 2020 le rinnovabili saranno la fonte più a buon mercato per la generazione di nuova energia in tutto il mondo”, ad eccezione di pochi paesi nel Sud-Est asiatico.

Nel complesso il rapporto evidenzia che il prezzo dei pannelli solari è crollato del 50% tra il 2016 e il 2017. E per di più c’è una complessiva sovracapacità che spinge al ribasso i prezzi. Nei paesi con condizioni particolarmente favorevoli i costi associati all’eolico “possono scendere alla metà fino a un terzo rispetto agli impianti tradizionali a carbone o a gas naturale”, sostengono gli analisti di Morgan Stanley. L’innovazione nei materiali e nel design delle turbine permette inoltre di avere pale sempre più lunghe, aumentando l’efficienza degli impianti.

“Secondo le nostre previsioni, nella gran parte dei casi a funzionare da driver principale del cambiamento nel settore dell’energia saranno le condizioni economiche favorevoli per le rinnovabili piuttosto che le politiche governative”, si afferma nel rapporto. Che prosegue: “Per esempio, nonostante la dichiarata intenzione del presidente Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima, noi ci aspettiamo che gli Usa possano superare gli impegni di Parigi di una riduzione del 26-28% rispetto alle emissioni del 2005 entro il 2020″.

Per le società energetiche c’è un doppio vantaggio nell’investimento sulle rinnovabili: da una parte la capacità di ridurre la bolletta per gli utenti può risultare in “un miglioramento nell’ambiente regolatorio e fornire opportunità supplementari di investimento nella modernizzazione delle reti”; dall’altra parte le utilities con attività consolidate e competitive nelle rinnovabili, “l’investimento in progetti di energia da rinnovabili può generare ritorni attraenti risk-adjusted”.

E questo ha un impatto anche finanziario, visto che la stessa Morgan Stanley ha abbassato il rating delle utilities, a partire dall’India. Citando proprio la minaccia delle rinnovabili che renderà ridondanti e non competitive gli impianti tradizionali termici. Non è un fenomeno che avverrà di colpo: a salvare gli impianti tradizionali e la loro efficienza è il fatto che i costi associati alle tecnologie di storage, necessario per le rinnovabili, non sono ancora riusciti ad arrivare alla grid parity. Quindi gli impianti che hanno accordi di acquisto di energia in atto non hanno nulla di cui preoccuparsi. Ma quelli in costruzione o ancora da commissionare rischiano di essere completati in una situazione che rischia di essere fuori mercato. I progetti in corso rischiano quindi di pesare finanziariamente sulle utilities, che farebbero meglio a preparare dei piani per far fronte alla nuova situazione