Ci è andato davvero vicino e quel momento ha cambiato tutto. «Ero a Firenze.Stavo guidando in un viale. Sulla corsia di destra  un furgone si è fermato e impediva la vista –  ricorda Stefano Tarchi, 40 anni – Io ero nella corsia accanto. Mi ero distratto, per fortuna il pedone  si è fermato lungo le strisce» . Dopo lo spavento Tarchi immaginò una soluzione che potesse proteggere le persone più esposte a rischio, pedoni, ciclisti, lavoratori in strada e disabili. Da lì Security Man Application, che usa lo smartphone come trasmettitore e ricevitore. Automobilisti e camionisti ricevono in tempo reale segnalazioni audio e visive quando si avvicinano a pedoni, ciclisti o altre situazioni di pericolo. L’app, che ha superato i 70mila download, ha trovato un modello di sostenibilità economica: dai gommisti ai carrozzieri, dai centri di revisione ai servizi di infortunistica, SmanApp ha raggiunto 5.800 aziende partner che hanno sottoscritto un abbonamento, mentre gli utenti potranno godere dei servizi (che appaiono sulla mappa) a prezzi scontati. «Vista l’alta quota di rinnovi – aggiunge Tarchi – contiamo di arrivare nel 2018 a raddoppiare il fatturato, a un milione di euro». SmanApp è comunque una startup a vocazione sociale e vuole estendere il progetto per raggiungere più persone possibili, scalando all’estero e con l’aiuto degli utenti che a breve potranno segnalare passaggi pedonali e punti critici come scuole ospedali ecc.  Di fatto una community solidale che vuole scongiurare gli incidenti.
SmanApp è una delle tante iniziative di innovazione sociale dal basso che vuole contribuire alla sicurezza stradale. Perché nonostante i passi avanti degli ultimi vent’anni, l’Italia registra 54,2 morti per milione di abitanti nel 2016, contro una media Ue di 50,6, secondo l’European Transport Safety Council. E in prospettiva le cose migliorano troppo lentamente. Sulla base delle politiche europee, infatti, l’Italia si era data obiettivi di riduzione dei morti al 2020, nel Piano nazionale di sicurezza stradale. Ebbene, come emerge dall’aggiornamento dei dati fornito dal Mit (vedi infografica a lato) quasi tutti i target sono ben lontani dall’essere centrati. I bambini morti – che dovrebbero essere zero nel 2020 – nel 2016 erano ancora 49. Male anche il trend dei pedoni, sarà molto difficile in tre anni ridurre i morti a 246 se al 2016 erano 570. Ancora peggio il trend tra i ciclisti: i morti addirittura aumentano a 275, contro i 256 del 2016.
« La ripresa economica e la distrazione da smartphone  contribuiscono al recente trend negativo – commenta Luca Studer, responsabile del Laboratorio Mobilità e Trasporti del Politecnico di Milano – Ricordiamoci anche che l’Italia ha un  tasso di motorizzazione tra i più alti al mondo. Con l’auto a guida autonoma e gli Intelligent transport systems  ridurremo drasticamente il rischio legato al fattore umano». Ma cosa si può fare nel frattempo per gli utenti vulnerabili che rappresentano quasi la metà delle vittime? «La sensoristica di bordo che avvisa in anticipo del pericolo è certamente un’alleata  – aggiunge Studer  – Poi bisogna analizzare i dati: circa tre quarti degli incidenti avvengono in ambito urbano. Per questo bisognerebbe migliorare la progettazione degli incroci e introdurre soluzioni, come ginkane e rotatorie, che possano calmierare la velocità in ambito urbano. E infine bisogna valutare da zona  a zona se far convivere o separare i diversi mezzi di trasporti come auto, bici e moto». Iniziative delegate, di fatto, ai singoli comuni con risultati molto disomogenei nelle città.
Tra le prime cause di incidente stradale oltre la velocità c’è la distrazione da smartphone. La tecnologia da soluzione diventa problema.  Dipende, però, da come la si usa. Ne è testimone la storia di  Smartphoners. «Ero in autostrada da sola. Sento il beep beep, lo sguardo si abbassa al telefonino. E mi ritrovo  a ridosso di un camion. È stato un attimo, l’esperienza mi ha sconvolto» racconta Olimpia Bolla,  che due anni e mezzo fa ha deciso di fare qualcosa. E con un   un team di sviluppatori ha creato Smartphoners. «Abbiamo ribaltato la logica classicamente punitiva scegliendo di premiare comportamenti virtuosi», aggiunge l’imprenditrice. Per ogni chilometro percorso senza chiamare al cellulare né chattare si guadagnano punti. E altri ancora se si rispettano i limiti di velocità. I punti si spendono in buoni benzina o di car sharing (in accordo con Enjoy) o di motosharing  (Cooltra). Così la community di oltre 30.500 utenti ha percorso 3 milioni e 240mila chilometri senza usare il cellulare, «statisticamente evitando 14 incidenti gravi», dice l’imprenditrice, che da marzo  estenderà l’app  al resto di Europa. Inoltre ha appena firmato un accordo con Unasca per diffondere l’app nelle scuole guida. Prospettive interessanti poi si delineano con le assicurazioni.

«Noi abbiamo il database del conducente con tutti i suoi comportamenti alla guida- aggiunge – Questo è un fattore importante perché le compagnie si stanno spostando dall’assicurazione dell’auto all’assicurazione della patente. Quindi sarà sempre più importante il rating del conducente». Insomma fino a che non viaggeremo con l’auto a guida autonoma sarà il conducente a fare la differenza. «Ci sono state ondate positive negli anni. Penso all’introduzione della patente a punti, prima e ai controlli antialcol, in seguito.  Ma poi si sono trovate scappatoie per i punti e via via si stanno criminalizzando gli etilometri. Per non parlare dell’emergenza smartphone – spiega Giordano Biserni, presidente dell’Associazione sostenitori e amici  della Polizia Stradale – Non c’è nulla da fare: ci vogliono più controlli ed è necessaria una certezza delle sanzioni. Invece in nove anni abbiamo perso oltre 43mila pattuglie ed è una pioggia ininterrotta di ricorsi. Per non parlare del fatto che la sicurezza stradale è competenza di diversi ministeri e istituzioni mentre servirebbe un’authority unica».

Intanto, a seguito di una call della Polizia stradale,  arriva un software che è stato elaborato dal Cnr sulla base di un enorme database:  un anno di transiti anonimizzati su 300 chilometri di autostrada messo a disposizione dalla Polizia stessa.  Il sistema – che si basa sull’elaborazione dei dati relativi alla velocità e ai comportamenti degli automobilisti in autostrada – consentirà alla Polizia di avere informazioni in tempo reale, intervenire in modo più tempestivo dove magari ci sono meno risorse e gestire in maniera ottimale i flussi del traffico.