Il web è maturo. Arrivato a 312 milioni di domini registrati a livello globale nel secondo trimestre 2017, il suo tasso di crescita tende allo zero. I dati del Centr, il consiglio europeo dei domini nazionali, mostrano però un’Asia che corre forte, con il .cn che continua a macinare record (+7,8% su base annua nel trimestre). A poca distanza il .ru con un + 5%, mentre l’Africa si conferma la prima regione per crescita con un +19,4% seguita a distanza dal Nord America (+11%). Nonostante la crescita modesta (appena 1,5%) l’Europa resta la prima regione in assoluto con 70 milioni di domini. La forza europea sembra proprio la stabilità visto che, nell’83% dei casi, un dominio in scadenza viene rinnovato.

Dal canto suo il .it continua a crescere. Negli ultimi tre anni è cresciuto del 4,5% arrivando a superare i tre milioni di domini. Non male visto che nel resto dell’Unione le principale “targhe” nazionali, a stento salgono sopra all’1% annuo o, addirittura, scivolano nel quadrante negativo. Non è quindi un caso se oggi il .it è al nono posto tra i domini nazionali a livello mondiale e il quinto nella Ue per domini registrati. Ma la crescita non è l’unico dato confortante: la probabilità di rinnovo di un dominio .it si attesta all’87%, tre punti in più rispetto alla media del Vecchio Continente. Una peculiarità italiana è il quasi pareggio tra il .it e i domini generici – .com, . net e i nuovi il .top, .xyz, .club che a livello mondiale segnano un +10% -, rispettivamente 47% e 45%. Una posizione di metà classifica, mentre in Spagna e Francia il .es e il .fr rappresentano circa il 35% di tutti i domini e in Europa i domini nazionali arrivano al 60 per cento.

In rete però non mancano le controversie. Se sul fronte dei domini legati a brand .bmw e .sky hanno visto un’impennata negli ultimi anni il .amazon è al centro di una battaglia perché Perù e Bolivia hanno posto il veto alla possibilità di concedere il dominio in uso esclusivo al colosso di Jeff Bezos. Dal canto suo Amazon rivendica il diritto di proteggere il proprio brand. La questione è ancor più intricata perché non vi sono, a livello internazionale, leggi o regolamenti che impediscano l’uso di .amazon, ma il lobbying di boliviani e peruviani sull’Icann, l’organizzazione internazionale che sovrintende all’assegnazione dei domini, si basa proprio sull’interpretazione di cosa sia nel migliore interesse pubblico. In questo caso quello degli abitanti della regione amazzonica.