Chi è lo “studente competente”? E’ quello “avviato a essere un futuro cittadino riflessivo e responsabile, aperto al nuovo e all’imprevisto, capace di confrontarsi con gli altri, consapevole del proprio sapere, della propria professionalità e delle proprie scelte di vita, errori compresi”. Così lo dipinge Dianora Bardi, pioniera dell’introduzione del digitale a scuola e presidente di ImparaDigitale nel suo ebook “La classe scomposta”. E prosegue: “E’ consapevole di quello che sa e di quello che dovrà imparare, della sua responsabilità personale nel cammino di apprendimento; un cammino anche faticoso, ma facilitato dal fatto che esiste una “gioia” nell’imparare, soprattutto se si ha uno spazio di autonomia nel fare esperienze formative, nel conquistare e poter usare conoscenze che daranno un senso alle cose che accadono: esperienze, conoscenze e abilità che forniranno supporto nelle scelte della vita. Si tratta di un atteggiamento di “ricerca curiosa” che dovrà alimentare l’auspicato “lifelong learning”, l’apprendimento per tutto l’arco della vita”.

Un obiettivo complesso e poliedrico che poco sembra avere a che spartire con la scuola tradizionale divisa per discipline e mirata sulla conoscenza, strizzando invece l’occhio a un approccio trasversale e multidisciplinare alla conoscenza, che rivoluziona la didattica e che si apre anche al mondo esterno. Cercando di integrare esperienze diverse, scolastiche e non. Una concezione innovativa della scuola, basata sulle competenze che punta nella stessa direzione indicata dall’Ocse nei suoi più recenti rapporti sui sistemi scolastici e sulla formazione, che si sta modellizzando in diverse sperimentazioni avviate anche in Italia che rivoluzionano la didattica.

Accanto a queste si stanno diffondendo iniziative che esulano dall’aspetto didattico vero e proprio e che, in un mondo o nell’altro, accompagnano studenti e docenti alla ricerca di metodi innovativi per l’insegnamento e l’apprendimento di materie tradizionali, spesso sfruttando gli strumenti social messi a disposizione dalla rete.

E’ così per TwLetteratura, la piattaforma di scrittura e riscrittura collettiva dei libri attraverso i 140 caratteri di Twitter che è stata scelta all’ultimo Salone del Libro di Torino come una delle aziende più innovative del settore. L’idea del social reading, nata dalla passione per la lettura di Paolo Costa, Edoardo Montenegro e Pierluigi Vaccaneo e utilizzata anche in chiave aziendale e turistica, è entrata anche a scuola, dove è stata utilizzata per instillare la stessa passione e coinvolgere gli studenti su soggetti di solito ostici come I promessi sposi o classici come Pinocchio. In tre anni sono stati oltre 3mila gli studenti di una sessantina di scuole in tutta Italia che hanno letto e commentato libri in questa maniera, entrata anche come pratica creativa anche nella primaria (si veda anche l’esperienza raccontata nell’articolo correlato), aggiungendo anche suggestioni e giochi nati proprio in una logica trasversale che connette le persone e le conoscenze disciplinari facendo nascere nuovi percorsi personali di scoperta.

 

 

Se la lettura per i ragazzi è un ostacolo, anche la matematica non è certo tra le loro passioni. Redooc ha fatto la scommessa di poter far concorrenza alle classiche ripetizioni private con videolezioni che spiegano la matematica attraverso il gioco: “Abbiamo puntato su una didattica informale, che è poi quella più vicina al linguaggio e all’esperienza dei ragazzi: un linguaggio semplice, senza formalismi, ma anche una matematica applicata alla vita di tutti i giorni”, spiega il cofondatore Nicolò Ammendola. Così il concetto di equazione può essere introdotto attraverso il dilemma sulla scelta del cosa fare il sabato sera, il piano cartesiano viene spiegato facendo ricorso alla battaglia navale e per capire monomi e polinomi si usano viaggi e biglietti aerei. La logica della gamification coinvolge la didattica ma anche la struttura stessa del percorso, fatta di livelli diversi e di remunerazione basata sulla sfida.

“La matematica non consiste solo nel  trovare una soluzione al problema, ma anche nell’imparare a impostare il problema stesso – prosegue Ammendola -. La competenza è conoscenza applicata, la differenza tra il sapere e il saper fare”. Il sito vero e proprio è nato da poco dopo sei mesi di versione beta e il sistema è stato adottato da una ventina di scuole superiori, mentre Redooc sta già pensando di espandersi anche alla scuola media con video a cartoni animati. Lo strumento creativo implica anche un cambio della prospettiva didattica: “Il nostro modello non segue il percorso tradizionale dell’insegnamento della matematica fatto di teoria-dimostrazione esercizi, ma, mutuando il modello della flipped classroom, parte dall’esercizio, con un approccio innovativo che parte dal presupposto che non può esserci un supporto uguale per tutti, ma un metodo che mette il singolo ragazzo al centro”, sostiene l’ad della startup.

Se Redooc parte dalla presunzione che la competenza logico-matematica sia fondamentale per il mondo del lavoro di domani, l’avvio al pensiero computazionale è alla base del coding, l’alfabetizzazione informatica introdotta anche nel disegno di legge della Buona Scuola fin dalla scuola primaria. L’idea del programmare giocando – sperimentata dal Miur in collaborazione con il Cini nel progetto “Programma il futuro” che nel primo anno ha coinvolto 300mila studenti da oltre 6mila classi – sfrutta il meccanismo della programmazione per aiutare i bambini fin da piccoli al meccanismo del problem solving, non a caso una delle competenze cruciali per la formazione del XXI secolo.

Ma non è solo questo. Anche diverse realtà legate alle nuove forme del lavoro si sono lanciate sulla formazione al digitale. Un acceleratore di imprese come H-Farm ha avviato ormai dal 2011 la sua scuola di digitale, la Digital Accademia che ha un settore dedicato ai giovanissimi, con corsi frequentati finora da oltre 500 bambini tra 6 e 14 anni. All’interno di Talent Garden, rete internazionali di spazi per il coworking, è nata la Tag Innovation School che propone moduli di coding legati a specifiche professioni particolarmente richieste, mentre LVenture, specializzata in seed capital per le nuove aziende, ha lanciato il progetto di formazione DoLab Educational Tech, scuola di formazione digitale che organizza corsi anche per aziende e scuole e che in un anno ha formato più di 600 persone.

Specificamente pensato per gli insegnanti che decidono di sporcarsi le mani con le tecnologie digitali è l’idea nata attorno a Teacherdojoroma, uno spazio informale dove i docenti stessi possono interagire, condividere idee, chiedere e offrire aiuto. In una parola, imparare assieme. Perché questo è richiesto nella nuova era della conoscenza, anche a chi un lavoro ce l’ha, ma deve continuare a reinventarsi e rimettersi in gioco.