Da Roma a Milano in appena 19 minuti. È questa la promessa di Pipenet, l’evoluzione della posta pneumatica immaginata da Giulio Verne che potrebbe vedere i primi dieci chilometri già l’anno prossimo in Europa grazie a una tecnologia italiana. Nelle prossime settimane si decide infatti il finanziamento da parte del programma Horizon 2020 della Commissione europea, del progetto coordinato dalla Technische Universität di Berlino e di cui fanno parte altre otto partner tra cui tre italiani: l’Università di Roma Tre, Fondazione proPosta e la Optit Srl, ma soprattutto uno dei giganti della logistica globale come DP World.

“Pipenet è tra i nove consorzi finalisti tra i quali verranno scelti i tre vincitori che si spartiranno 30 milioni di euro”, osserva Franco Cotana, ingegnere presso il Ciriaf, il centro interuniversitario sull’inquinamento e l’ambiente delle Università di Perugia e Roma Tre e padre, insieme a Federico Rossi, del primo prototipo di 100 metri installato in Umbria. Pipenet non è in competizione diretta con progetti come l’Hyperloop americano di Elon Musk o il supertreno a levitazione magnetica da 4mila chilometri all’ora proposto dalla Casic, l’agenzia spaziale cinese, ma è allo stesso tempo più ambizioso e più a portata di mano. “Una volta a regime, le capsule di Pipenet viaggeranno a 1500 km/h, circa il 50% più veloce di Hyperloop – spiega Cotana –, ma la differenza principale è che noi puntiamo sul trasporto merci, che ha molti meno problemi di sicurezza e peso rispetto a una capsula con persone, e su un’infrastruttura molto più leggera”.

I tubi di trasporto di Pipenet non dovrebbero infatti superare il diametro di 1,20 metri, il che è sufficiente per il trasporto di 40-50 chili di merce con un volume fino a 200 litri. Una misura che calza bene alle esigenze della logistica moderna secondo uno studio condotto da Cotana con Poste Italiane perché l’ecommerce sta moltiplicando i colli di piccole dimensioni che richiedono consegne rapidissime. I benefici non si fermano ai tempi di trasporto visto che tutto il sistema è alimentato da motori elettrici con un taglio del 20% delle emissioni di CO2 e del 70% di energia per chilo di merce trasportato e un miglioramento della sicurezza stradale dovuto alla riduzione del trasporto su gomma.

“La taglia e il peso delle nostre capsule permettono anche piccole curve nel tracciato, cosa impossbile per Hyperloop, ma soprattutto il riutilizzo di infrastrutture riconvertendo metanodotti o altre condotte già esistenti – osserva Cotana – e a questo scopo abbiamo anche progettato un piccolo robot in gradi di costruire una condotta per Pipenet all’interno di una già presente, abbattendo i costi di installazione”. I primi 100 metri dimostrativi di Pipenet sono già in funzione vicino a Terni, ma entro la fine di ottobre sapremo se l’Europa avrà un trasporto superveloce. “Non c’è ancora un’indicazione di dove potremmo costruire i primi dieci chilometri di tracciato di Pipenet e dovremo scegliere tra gli snodi intermodali di tutta Europa, ma a me piacerebbe moltissimo che fosse sul tracciato della Napoli-Portici, che fu la prima ferrovia italiana”.