«Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri » (Wced,1987)

Molte delle possibilità che abbiamo di controllare lo stato del nostro pianeta vengono dallo spazio. Dalla meteorologia alla navigazione i satelliti sono nella nostra vita, pervadono le nostre tecnologie. In alcuni casi le abilitano, in altri le nobilitano.

Guardiamo ad esempio al cosiddetto Water-Food-Energy Nexus, il macrosistema formato da acqua, cibo ed energia: la possibilità di assicurare la vita umana sul pianeta dipende dall’equilibrio tra queste risorse. L’osservazione satellitare consente di ottimizzare l’utilizzo di acqua per l’irrigazione, di migliorare la produttività agricola, di minimizzare l’uso di pesticidi. Ad esempio la corretta utilizzazione di dati osservazione da satellite consentirebbe di migliorare del 200% la stima dei raccolti, facilitando cosi la previsione di crisi alimentari ed utilizzando in modo consapevole acqua e pesticidi. In definitiva, l’aiuto dallo spazio rende più sostenibili queste attività.

L’immagine popolare di uno Spazio fantascientifico, lontano dalla realtà e dai suoi problemi, sta cedendo il passo a una nuova visione, in cui il filo rosso delle attività spaziali congiunge innovazione, economia e politica. Se le tecnologie spaziali dimostrano la loro grande capacità nel supportare la qualità della vita sul nostro pianeta, hanno praticamente l’esclusiva nel supporto all’esplorazione umana dell’universo. Questa fa da straordinaria spinta all’innovazione e alla ricerca: l’epoca delle grandi esplorazioni ha migliorato le navi, i sistemi di conservazione, i tessuti, la medicina oltre ad alimentare nuove conoscenze di biologia, geologia e astronomia.

Oltre alla suggestiva prospettiva di colonizzare altri pianeti, l’esplorazione spaziale sollecita ricerca nei settori più disparati, dall’edilizia (Sir Norman Foster studia per l’Esa l’architettura di una Base lunare), alla moda (l’italiana Dainese sviluppa tute spaziali per Nasa ed Esa). Insomma, lo spazio assicurerà alle prossime generazioni nuovi mondi, metaforici o reali, e contribuirà a renderli sostenibili.

Lo Spazio stesso si dimostra sostenibile dal punto di vista economico. In uno scenario economico globale non propriamente entusiasmante, la Space Economy dimostra di essere in controtendenza: nel 2015 è cresciuta del 14% a livello mondiale, con un giro di affari pari a 291 miliardi di euro.

Europa e Italia nello Spazio

L’amministrazione pubblica europea investe nello Spazio circa 7 miliardi di euro l’anno; di questi circa 4 miliardi sono spesi dall’Agenzia spaziale europea (Esa), grazie ai fondi messi a disposizione dagli stati membri. Ad oggi l’Italia è il terzo contributore, con un crescente impegno di investimenti privati in aree molto innovative. Il 2016 sarà un anno importante, soprattutto per l’Europa. Le politiche spaziali, condivise fra i membri Ue fin dalla Convenzione di Lisbona, saranno riviste dal Parlamento europeo e rilasciate a fine ottobre. La sostenibilità economica delle attività spaziali e il contributo dello Spazio agli obiettivi globali di Cop-21 avranno un ruolo determinante in questa comunicazione.

Anche un altro importante attore della politica spaziale in Europa, l’Esa, avrà nella Conferenza dei ministri del prossimo dicembre un momento fondamentale per il futuro delle attività spaziali in Europa. Particolarmente importante sarà il contributo della Gran Bretagna, che a prescindere dall’evento Brexit resterà al tavolo Esa, in una fase in cui l’intreccio tra l’Esa e la politica europea dello Spazio si fa sempre più stretto.

E’ indubbio che grandi opportunità si aprono per l’Italia, al terzo posto tra le nazioni europee nell’industria spaziale e nel pieno di uno sforzo di allineamento tra le proprie politiche in questo settore. Non è un caso che, nella Strategia di specializzazione intelligente italiana, lo Spazio sia il primo e più maturo capitolo con l’accattivante titolo di Piano nazionale Space Economy.

Questo piano è il frutto della collaborazione nell’ambito della Cabina di regia Spazio tra Presidenza del Consiglio, ministero dello Sviluppo economico, Agenzia spaziale italiana, ministero della Difesa e ministero dell’Ambiente attraverso Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Il piano ha il pregio di allineare iniziative nazionali  con altre europee (Copernicus, Galileo, H2020), nel quadro dei programmi di coesione, offrendo un quadro di partecipazione anche alla dimensione regionale.

Questi temi saranno al centro della conferenza nazionale dell’Aipas che si terrà a Roma presso il museo Macro il prossimo 27 ottobre. La posizione italiana negli appuntamenti europei verrà discussa in una tavola rotonda, a cui seguirà un evento di divulgazione Space4Sustainability che racconterà lo spazio attraverso l’innovazione, la musica, il clima e l’economia, evidenziando i benefici che la corsa alle stelle può portare a chi rimane a terra.