Durante la Seconda guerra erano i “victory gardens”, ma adesso l’agricoltura urbana, con l’aggiunta di tecnologie di precisione e di connessioni al cloud, è diventata uno degli strumenti per far fronte ai “food deserts” quelle aree sempre più diffuse nelle metropoli statunitensi dove per oltre 13 milioni di americani a basso reddito è praticamente impossibile l’accesso a prodotti freschi.

È la tesi di Nilofer Ahsan, direttrice della Precision urban agriculture initiative dell’ Institute for Transformative Technologies, che lunedì a Seeds &Chips spiegherà perché anche in città come Boston, in Massachussets e a Oakland, in quella California che è il polmone agricolo degli Usa, l’agricoltura urbana è un perfetto esempio di quel circolo ristretto e virtuoso tra produzione e consumo locale che è uno dei presupposti dello sviluppo di reti intelligenti di consumo, fatte non solo di innovazioni tecnologiche ma anche sociali.

L’agricoltura di precisione è un presupposto della coltivazione urbana visto che permette di produrre piante orticole con meno del 3% dell’acqua, dell’1% della terra delle colture tradizionali e utilizzando un quinto della terra. L’approccio già sperimenta su entrambe le coste, può portare anche alti benefici in termini di salute e di occupazione in un paese dove obesità e diabete pesano per il 20% dei costi della sanità e quasi 90 milioni di americani fanno uso di buoni alimentari o ricorrono a banche del cibo.

Proprio la diffusione di queste reti di supporto alimentare offre l’opportunità, secondo Ahsan, di lanciare una strategia su più decenni per sviluppare non solo le tecnologie – quelle ci sono già quasi tutte – ma piattaforme di produzione e scambio locale. Alcuni pezzi di regolamentazione già ci sono, come per esempio l’Article 89, il provvedimento dell’amministrazione di Boston che garantisce un quadro legale agli orti urbani e la Harvard Food Law and Policy Clinic sta sviluppando una guida per accelerare i permessi a coltivare appezzamenti urbani inferiori al mezzo ettaro. C’è da sperare che, anche sotto Trump, l’agricoltura urbana si espanda oltre l’orto della Casa Bianca voluto da Michelle Obama.