C’è un enorme spazio per migliorare il modo in cui interagiamo con gli oggetti che usiamo tutti i giorni. Per ottenere risposte più pertinenti. Per averle ancora prima di fare le domande. E liberare il tempo per fare altro. È il momento dell’intelligenza artificiale. Come spesso accade quando dai laboratori di ricerca si passa alle fiere commerciali, come l’Ifa di Berlino che si è appena svolto, il rischio che si esageri con il marketing a dispetto della sostanza c’è, anche perché intelligenza artificiale e machine learning possono avere molto da dire anche in ambito medico e ambientale. Ma al di là delle definizioni, alcuni scenari iniziano ad essere realistici perché semplificano e non complicano la nostra quotidianità e riducono la frammentazione.

Ci sono due grandi nomi che appaiono tra gli stand, anche se si vedono a fatica, come adesivi su un frigorifero o un termostato. Google Assistant e Amazon Alexa. L’assistente virtuale di Google fino a ieri era soltanto disponibile con il cilindrotto domestico Google Home, oppure telefoni Android, da poco iPhone, Allo e Android Wear. Ora si è aperto: a breve sarà integrato in nuovi smart speaker come Zolo Mojo di Anker, Link 10 e 20 e 300 di Jbl, TicHome Mini di Mobvoi, G3 di Onyko, GA10 di Panasonic e LF-S50G di Sony. Vero, ancora non è disponibile in italiano ma è stato sul palco di LG, durante la presentazione del nuovo smartphone V30 che è stato confermato l’arrivo nella nostra lingua entro fine anno. Scenario simile per Amazon Alexa. Alcuni produttori lavorano contemporaneamente con entrambi gli assistenti vocali. Tra l’altro Amazon insieme a Microsoft proprio in questi giorni ha annunciato un accordo che farà parlare Alexa con Cortana per unire le forze: uno più allenato nelle risposte alle domande quotidiane l’altro più integrato, ad esempio, con Outlook per leggere le mail.

Oltre agli smart speaker per avere le ultime news, il meteo, sentire la musica, regolare illuminazione, riscaldamento, gli assistenti virtuali arrivano direttamente sulle lavatrici oppure sui termostati.

Candy ha presentato una lavatrice, Bianca, che si può governare con la voce grazie alla collaborazione tra i software dell’azienda italiana e Google Assistant. Funziona: si chiede com’è meglio lavare le camice prima della stiratura e la risposta arriva a voce e via chat sull’app dello smartphone. Ancora più importante: la nuova lavatrice consente di fare un lavaggio in 59 minuti. Anche Samsung con la nuova lavatrice QuickDrive riduce i tempi di lavaggio del 50%. Non solo, regola anche la giusta quantità di detersivo utilizzato sulla base del peso del carico e il tipo di indumenti. La Signature di Lg ha due serbatoi interni di detersivo e ammorbidente che a seconda del tipo di lavaggio e del carico fa il dosaggio da sola. Sempre l’azienda coreana, su lavatrici e frigoriferi, ha una tecnologia che è in grado di segnalare al centro assistenza se c’è un malfunzionamento e di quale malfunzionamento si tratta sulla base del suono emesso.

È nelle mura di casa e nella soluzione di problemi quotidiani che arrivano e arriveranno le soluzioni più interessanti nella misura in cui rispondono a necessità reali. Panasonic illustra alcuni concept: il sustainable mantainer è una specie di armadio e lavatrice insieme. Si deposita l’indumento sporco, viene lavato e asciugato in modo che sia già stirato o quasi e un sistema di rulli lo deposita al suo posto nell’armadio. Lo stesso in cucina: oltre a esserci monitor che ti spiegano ricette e quantità e piani a induzioni con rilevatori che controllano che le indicazioni siano rispettate, altrimenti interviene un sistema automatico che spegne il “fornello”, c’è anche un carrellino-robot che viene a raccogliere i piatti e un altro sistema di rulli per caricare da solo la lavastoviglie.
Stando più sul classico, gli smartphone l’aggettivo “intelligente” ce l’hanno già nel nome. Evidente dall’avvento di Siri alle tecnologie di Apple e Google per riconoscere le foto, migliorarne la classificazione e ricerca nonché la resa. Huawei ora ha deciso di mettere sui suoi smartphone un chip dedicato all’intelligenza artificiale. Si chiama Kirin 970 e e viene definita neural procession unit (Npu) fatta da 5,5 milioni di transistor in un cm quadrato. L’idea è che il telefono abbia un luogo dedicato alle informazioni legate al comportamento dell’utente, mentre via cloud arriva la risposta più efficiente. Il nuovo chip in questo modo promette di risparmiare il 50% della batteria e migliorare del 20% la velocità. È capace di elaborare 2mila immagini in meno di un minuto. I chip sono a disposizione degli sviluppatori per una nuova generazione di servizi. E per Huawei significa sviluppare un nuovo ecosistema più mirato sulle abitudini del singolo utente che potrebbe avere diverse applicazioni, dalla gestione delle immagini agli assistenti virtuali.

Nella valutazione delle immagini il machine learning può avere applicazioni anche di vasta portata. Ad esempio Google sta sperimentando le sue tecnologie in campo medico e ambientale. Come nel caso del Radboud University Medical Center, che ha fornito migliaia di immagini diagnostiche di casi di tumore al seno con metastasi ai linfonodi adiacenti. Con le reti neurali si possono sviluppare modelli che consentono di raggiungere una migliore precisione e in tempi molto brevi, aiutando il lavoro del patologo. Un sistema simile è stato utilizzato per analizzare la gran mole di foto scattate da un drone sull’oceano per monitorare le migrazioni dei leoni marini a rischio estinzione. L’algoritmo è in grado di trovare gli animali più in fretta, molto più in fretta.