“Non limitatevi a comprare il nuovo videogioco, fatene uno”. Con questo slogan Barack Obama aveva lanciato la campagna nazionale per il coding nelle scuole. Oggi fa seguire anche i finanziamenti, puntando qualcosa come 4 miliardi di dollari per portare l’insegnamento della programmazione informatica in tutte le scuole americane. Ma non è solo negli Stati Uniti: il coding sta facendo breccia ovunque. Non è un mistero che ormai il 90 % dei lavori preveda una competenza informatica di base e che, solo in Europa, entro cinque anni ci sarà una carenza di oltre 800mila posti con competenze digitali. E quasi la metà dei Paesi Ue (l’Italia non figura tra questi) hanno inserito l’informatica tra i curriculum scolastici.

Ma non si tratta solamente di competenze professionali: il pensiero computazionale viene ormai ritenuto uno strumento didattico per aprire a nuovi contesti culturali. “Imparare a programmare serve per programmare a imparare”, sintetizza Luca Perugini citando Mitchel Resnick, del MediaLab del Mit, artefice di Scratch, il sistema di programmazione per bambini: “Non si tratta di creare una massa di programmatori informatici, ma di fornire ai nativi digitali gli strumenti per la piena consapevolezza e la creatività con gli strumenti che hanno in mano, e non solo per il semplice consumo”. “Programmare è fondamentale oggi quanto imparare a leggere e scrivere”, gli fa eco Chiara Russo, cofondatrice di Codemotion, startup attiva tra l’altro nella formazione alla tecnologia a 360 gradi: “Per i ragazzi di tratta di una palestra di logica che si trasforma in una competenza valida per tutta la vita”.

Luca Perugini è il coordinatore scientifico di Codingeneration, l’iniziativa congiunta di Gruppo 24 Ore (editore del Sole 24 Ore-Nòva, ndr) e Tag Innovation School, la scuola dell’innovazione di Talent Garden, che ha dato vita a corsi di coding e robotica. L’obiettivo dei corsi (il primo ciclo inizia il 5 marzo) è quello di accompagnare i ragazzi tra i 7 e i 14 anni in un percorso didattico evolutivo che insegni una metodologia che potranno applicare in futuro in azienda, attraverso strumenti e percorsi appositamente pensati per stimolare creatività e capacità di problem solving, in un’ottica completamente diversa da quella scolastica.

Le attività di coding si vanno sempre più evolvendo in termini di aree di sviluppo, affiancandosi a corsi similari di robotica. Così Codingeneration accanto al corso per sviluppare “Il mio primo videogioco” propone quello per costruire “Il mio primo robot”. L’approccio – come anche le età – è lo stesso: non mirato a formare dei programmatori di robot, ma utilizzare la progettazione della macchina come palestra di logica e di sviluppo. Così dal semplice assemblaggio di automatismi con determinate funzionalità sulla base dei kit LegoWeDo del corso per i più giovani si passa a un progetto basato su Arduino in cui si analizza la complessità dei singoli componenti e delle rispettive funzionalità che vanno a comporre l’insieme dell’organismo. “Nel corso per la fascia dei ragazzi da 11 a 14 anni – spiega Perugini – il bagaglio di conoscenza acquisto nella prima parte viene finalizzato in un lavoro di gruppo conclusivo in cui gli studenti sono chiamati a creare un loro robot, con funzionalità e compiti specifici”.

Il progetto del Miur “Programma il futuro” rimane per il momento fedele al coding, con numeri di tutto rispetto: già 600mila studenti delle scuole italiane si sono avvicinati al pensiero computazionale nel corso di quest’anno scolastico, già il doppio rispetto all’anno precedente. Ma un ampliamento dei corsi anche alla robotica per la scuola secondaria è in fase di studio e non manca molto a vedere piccoli robot invadere le aule di tutta Italia. A giorni sarà lanciato il concorso “Codi-amo” per la programmazione di un programma informatico e del piano didattico di una vera e propria lezione sui temi tecnologici e informatici. Le informazioni saranno disponibili a breve.

Codemotion è la maggior conferenza tecnica per sviluppatori e ingegneri informatici e al suo interno è attiva una divisione specifica per la formazione che da due anni ha sviluppato un percorso fatto di corsi divisi tra programmazione, robotica e making che ha formato finora 800 ragazzi tra gli 8 e i 14 anni. Ora sta lanciando Techlab, un progetto pilota che unisce tutti e tre gli aspetti in un’attività integrata che costituirà la base per un progetto di scuola digitale complessivo che comprenderà coding, robotica e making sull’arco di nove anni, allargando anche ai ragazzi fino a 18 anni. “L’obiettivo non è solo quello della formazione nelle singole competenze specifiche, anche se queste potranno essere utili nella loro vita professionale – spiega Chiara Russo -, ma piuttosto quella di mettere a punto un percorso didattico a lungo termine per la costruzione di competenze trasversali con una didattica diversa da quella tradizionale, basata sul “learning by doing, con un metodo che dalla scoperta passa alla sperimentazione e quindi all’attuazione”. Quando si parla di competenze trasversali si intende logica, lavoro di gruppo, problem solving, apprendimento collaborativo: tutte competenze che la didattica tradizionale spesso lascia in secondo piano.

Quella della programmazione e della robotica è infatti un’altra area di espansione della didattica che punta non solo alla formazione specifica, ma che guarda anche a capacità più generali richieste dal mondo del lavoro: una formazione al passo con l’era della conoscenza richiede infatti di integrare il curriculum scolastico con adeguate discipline scientifiche che permettano di sviluppare abilità attraverso percorsi didattici innovativi di sviluppo delle nuove tecnologie. “Si tratta di creare le competenze necessarie per ragazzi che vivono in una realtà in cui la tecnologia è assolutamente pervasiva – spiega Mauro Troxino, presidente di Coop&Go, ente di formazione -. Ma non solo: i corsi che possiamo indicare come “robotica educativa” puntano anche al lavoro di gruppo, al problem solving, all’insegnamento peer-to-peer tra ragazzi, alla progettazione nel suo complesso e all’idea complessiva che la formazione sia necessariamente continua”.

 

Il robot presentato da RoboFriends per le qualificazioni della First Lego League
Il robot presentato da RoboFriends per le qualificazioni della First Lego League

 

Troxino è l’artefice di un progetto, nato quasi per caso un paio di anni fa a Genova, che lui stesso indica come “corso di meccatronica applicata alla scuola”: “La meccatronica è multidisciplinare: non è solo robotica, ma è mischiata con la meccanica, l’informatica e l’elettronica”. E che ora si è trasformato in un’offerta formativa che ha già raggiunto una decina di plessi scolastici genovesi e in una struttura di formazione specifica per docenti, è stato sposato dall’Unicef come progetto innovativo dell’anno ed è ora integrato con l’attività ludica nell’ambito della First Lego League, in cui il progetto “RoboFriends” è arrivato alle finali nazionali. L’obiettivo? La proposta è quella di far diventare la robotica-meccatronica una materia curricolare per la scuola italiana. Ma per quello ci vorrebbero stanziamenti in linea con quelli di Obama.