La riconversione in senso digitale è oggi una delle più grandi opportunità economiche dei paesi occidentali e per l’Italia in particolare. Non riguarda solo un intervento infrastrutturale ma anche e soprattutto le competenze delle persone. Trattare la questione come un semplice divario tecnologico sarebbe riduttivo, perché quella che abbiamo davanti è una vera e propria sfida culturale, un’occasione senza precedenti per valorizzare l’industria tradizionale attraverso l’innovazione.
Fino a qualche anno fa si tendeva a considerare internet come un settore economico separato dal resto, spesso perfino lontano dalla propria attività. Al contrario, nel tempo la rete ha abilitato una trasformazione epocale, diventando la più grande infrastruttura orizzontale creata dall’uomo, su cui qualsiasi modello di business o strategia produttiva può innestarsi per rispondere alle necessità dei consumatori.

Il Made in Italy è riconosciuto a livello mondiale e, sui dispositivi mobili, le ricerche afferenti a beni e servizi d’eccellenza, caratteristici del nostro tessuto imprenditoriale, crescono in alcuni paesi a tripla cifra anno su anno. Eppure, il numero di aziende italiane con un sito internet è ancora esiguo e di gran lunga inferiore a quello di altri paesi europei. L’ecommerce è poco sviluppato e in molti casi rivolto al solo mercato nazionale.

L’Italia è la seconda potenza manifatturiera europea, ma secondo un noto tema di politica industriale la dimensione delle sue imprese resta mediamente piccola. L’economia digitale, però, rende la dimensione un fattore competitivo molto meno importante di un tempo. Grazie al web, una micro impresa può diventare senza grandi investimenti strutturali una micro multinazionale ed essere visibile in ogni luogo del pianeta. Questo è applicabile a ogni settore: oggi qualunque business può diventare un business digitale. Realtà di questo tipo crescono fino a 4 volte più velocemente, creano il doppio dei posti di lavoro e sono naturalmente predisposte all’export.

Ancora nel 2013, il 40% dei piccoli imprenditori italiani pensava che internet non fosse rilevante per il proprio futuro. Allo stesso tempo, quando decidevano di avviare la digitalizzazione, nel 24% dei casi non trovavano personale qualificato. L’Unione Europea stima che entro tre anni l’85% dei mestieri avrà al proprio cuore un corpus di competenze digitali per poter essere svolto correttamente. La conseguenza è che almeno un milione di posizioni lavorative rischiano di non essere assorbite per mancanza di un’educazione al digitale.

Google è impegnata a formare in Europa 2 milioni di cittadini, con l’obiettivo di fornire loro le competenze e gli strumenti per un utilizzo proficuo della rete. I nostri progetti Eccellenze in digitale, dedicato alle piccole imprese, e Crescere in digitale, rivolto ai giovani in cerca di occupazione e promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e attuato da Unioncamere, sono solo alcune delle attività che portiamo avanti ormai da diversi anni in Italia. Siamo convinti che il volano dell’innovazione serva non solo a rilanciare l’economia, ma anche a creare posti di lavoro.

Questa rivoluzione digitale, veloce ma tutt’altro che dirompente, permette alle imprese di investire sulle proprie capacità specifiche e nelle eccellenze locali perché, anche quando si rivolgono a una nicchia, si tratta di una nicchia di centinaia di migliaia di persone online in tutto il mondo. Gli strumenti sono a portata di mano e i tempi maturi per un’adozione ampia e strategica di internet. Nel 2020 la popolazione digitale avrà superato i 6 miliardi di persone, prepararsi ad accoglierli è il modo migliore per rilanciare la nostra economia.