Un dataset per ogni associazione, scuola, università, ordine professionale che voglia partecipare: la costruzione del secondo palazzo di giustizia a Messina si sta configurando come progetto pilota per un modello distribuito di monitoraggio civico sugli appalti pubblici.

Partiamo dai dati: in Italia, come sottolineato dal rapporto della Commissione Europea sulla corruzione nel 2014, la media di un chilometro di ferrovia ad alta velocità costa 61 milioni di euro, contro i 10 in Francia, Spagna o Giappone. Sei volte di più, in un Paese dove la spesa per gli appalti copre il 10% del Pil.  Cosa fa lievitare i costi? La corruzione? L’inefficienza? Un modo per contrastare l’opacità nelle procedure è renderne aperti e accessibili in uno standard digitale i dati sulle diverse fasi, così da renderli omogenei e comparabili nonché poter analizzare, anche nello storico, la media su tempi, realizzazione e costi delle diverse gare.

Uno standard è stato elaborato da Open Contracting Partnership, la sezione dedicata agli appalti pubblici dell’iniziativa internazionale Open Government, a cui l’Italia ha aderito nel 2011: tool per accedere ai dati in tempo reale, indicizzare le migliori pratiche, analizzare ed indicare i fattori di rischio corruzione. «In Italia il 31% delle gare d’appalto riceve una sola offerta – sottolinea Karolis Granickas – Non è solo un problema di trasparenza ma diventa di libero mercato: vogliamo utilizzare i dati per migliorare la competitività delle imprese e la qualità del servizio per i cittadini».

Per Open Contracting esistono tre modi di implementare gli open data standard: direttamente dalla piattaforma della Pubblica amministrazione; attraverso una condivisione via api; o raccogliendo e rimappando i dati senza alcuna condivisione con la Pa. «In Georgia è emersa una coincidenza di nomi tra i proprietari delle imprese aggiudicatarie del maggior numero di contratti e i finanziatori dei partiti – racconta Granickas – In Colombia invece l’analisi dei dati sulla consegna degli 800mila pasti nelle mense scolastiche di Bogotà ha portato alla luce un sistema di prezzi bloccati su frutta e verdura con un trust che mirava al rincaro del 45%; ha quindi  aumentato il numero dei fornitori da 14 a 46 con una migliore qualità del cibo».

E a Messina? Il Comune ha creato un albo degli organismi indipendenti di monitoraggio civico e nel 2017 ha approvato una delibera per destinare lo 0,45% del quadro economico di spesa del costruendo secondo palazzo di giustizia per finanziare il patto di integrità, ovvero un documento che l’istituzione appaltante richiede ai partecipanti alla gara e prevede un controllo incrociato ed un monitoraggio da parte di un organismo terzo e indipendente (come Agenzia Nazionale Anticorruzione o Trasparency International). Uno strumento che il Comune di Milano applica dal 2001 e che la Commissione europea sta utilizzando nel programma pilota “Integrity Pacts- Civil Control Mechanism for Safeguarding EU-funds” per 17 opere pubbliche in 11 paesi, 4 delle quali in Italia.

«A Messina vorremmo fare un passo in più» spiega Francesco Sajia, cofondatore dell’associazione Parliament Watch Italia «Ovvero integrare la filosofia dell’open contracting con i patti di integrità, avvalerci del supporto come advisor degli organismi internazionali ma provare a decentrare il monitoraggio, con un’associazione locale che faccia da multiplier ed riassegni i dati alle scuole, alle università, agli ordini professionali, ad altre associazioni e ong che li analizzeranno a seconda delle loro specificità». Entro luglio i dettagli del modello, come previsto dal piano d’azione tra il Comune, Open Contracting, Parliament Watch Italia e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo firmato a metà maggio. La sfida del monitoraggio per una scuola civica strutturata e permanente è solo all’inizio.