“Chi dominerà le tecnologie dell’intelligenza artificiale dominerà il mondo” ha dichiarato, senza troppi giri di parole Vladimir Putin in un confronto con un gruppo di studenti lo scorso settembre. La corsa allo sviluppo di sistemi di Ia è una sorta di nuova corsa allo spazio, dove i fattori di successo sono ancora una volta i fondi e i cervelli, con la differenza che questa volta nella competizione vi sono sia nazioni che aziende e investitori privati.

Il venture capitalist Mark Minevich, fondatore di Going Global Ventures, ha recentemente osservato che ci sono almeno sette paesi a contendersi la leadership con approcci diversi. Quello russo è strettamente governativo e il Cremlino ha annunciato di voler robotizzare il 30% dei suoi armamenti entro il 2025. Agli antipodi gli Usa, che con 10 miliardi di dollari di venture capital dedicati all’Ia e più di 850mila specialisti, stacca tutti per scala di fondi e cervelli. Gli Usa hanno inoltre una posizione dominante per quantità di aziende “AI-driven” come Google, Amazon, Apple, Ibm e Microsoft.

Pechino è relativamente nuova nella partita ma compensa con l’ambizione di diventare leader globale del settore entro il 2030 e un aumento di brevetti del 190% negli ultimi anni. La via cinese è focalizzata sulla crescita economica attraverso l’automazione del manifatturiero che potrebbe regalare al paese del Sol Levante un aumento di 1,6% del Pil annuo. Sempre in Asia il Giappone è uno dei leader storici della robotica e oggi vanta un’automazione industriale già al 71%, dieci punti in più rispetto agli Usa.

L’Ia non è però solo un gioco per superpotenze. La piccola Estonia si è affermata negli ultimo anni come hub per le startup del settore e la sua fortissima digitalizzazione nei processi politici e amministrativi (il 98% dei cittadini ha una identità digitale) la pone all’avanguardia nella sperimentazione di soluzioni ai problemi legali ed etici associati a queste nuove tecnologie. In Medio Oriente Israele, già fortissima su digitale e cybersecurity, ha visto triplicare il numero di startup dedicate all’Ia e promette di generare ottime exit nei prossimi anni.

Sul fronte governativo-civile spiccano anche il Canada, dove Trudeau ha deciso di investire 127 milioni di dollari in un centro di ricerca dedicato all’Ia e Facebook e altri fanno costantemente shopping di cervelli, mentre dallo scorso autunno gli Emirati Arabi sono il primo paese ad aver un Ministro per l’Ia, il  27enne Omar Bin Sultan Al Olama. E l’Italia? La nostra penisola può contare su un’ottima ricerca scientifica e Agid, l’Agenzia italiana per il digitale ha appena presentato i primi risultati della survey lanciata il 27 dicembre scorso e tuttora aperta che ha censito oltre 100 soggetti attivi sul tema (33 fra Università, centri di ricerca e pubbliche amministrazione e 75 fra aziende e startup) con Lombardia ed Emilia Romagna come aree trainanti.

La mappatura – spiega il direttore dell’Agenzia Antonio Samaritani – oltre ad aiutarci a reperire informazioni utili per la redazione del White Paper che pubblicheremo nei prossimi mesi, è uno strumento pensato per facilitare la costruzione di relazioni, la condivisione di conoscenza e di esperienze ma soprattutto la consapevolezza della crescita dell’ecosistema dell’Intelligenza artificiale in Italia, dunque di come questo si può inserire nel panorama internazionale. La Pa italiana, lasciandosi contaminare dai soggetti che stanno emergendo dalla mappatura, potrà sicuramente beneficiarne in capacità di visione e disegno di soluzioni che portino efficienza, semplificazione e anticipazione delle sfide di una società in evoluzione”.